Iran, Crosetto fa dietrofront e ammette: "Dall'Italia partiti 518 voli da basi Usa verso Teheran, ma solo per logistica"
PoliticaNessun volo partito dalle basi statunitensi in Italia è stato impiegato per operazioni offensive contro l’Iran. Lo ha ribadito il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo in Parlamento per chiarire le polemiche nate dopo le dichiarazioni del segretario della Nato, Mark Rutte, sul traffico aereo militare registrato durante il recente conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Crosetto ha ammesso, però, che tra il 28 febbraio e il 23 giugno 2026 sono stati effettuati 518 voli dalle installazioni americane presenti sul territorio italiano. Un numero vicino a quello indicato da Rutte, ma che, ha precisato il ministro, riguarda esclusivamente missioni di carattere tecnico, logistico e di rifornimento, senza alcun coinvolgimento diretto in azioni belliche. "Nessuno di quei voli corrispondeva ad attività cinetiche", ha spiegato il titolare della Difesa, utilizzando il termine tecnico che identifica le operazioni offensive. Il governo, ha aggiunto, ha rispettato rigorosamente gli accordi bilaterali con Washington, autorizzando soltanto le missioni compatibili con gli impegni internazionali dell’Italia. Crosetto ha inoltre rivelato che l’esecutivo ha negato l’autorizzazione a diversi voli richiesti dagli Stati Uniti perché destinati ad attività che esulavano dal quadro degli accordi vigenti. "Quando gli Stati Uniti hanno previsto operazioni diverse, lo hanno chiaramente comunicato e questo governo non ha concesso il via libera", ha affermato, sottolineando come tale decisione abbia provocato "un forte disappunto" da parte dell’amministrazione americana. Le dichiarazioni sono arrivate in risposta a un’interrogazione del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, che aveva chiesto chiarimenti sulla natura dei voli transitati dalle basi italiane durante la crisi mediorientale, sollevando dubbi sulla completezza delle informazioni fornite dagli Stati Uniti nei piani di volo. Il ministro ha respinto con decisione questa ipotesi, sostenendo che Washington comunica preventivamente le missioni non riconducibili agli accordi esistenti e che il governo italiano esercita un controllo puntuale sulle autorizzazioni. "Non c’è alcun problema di trasparenza", ha dichiarato, ribadendo che le richieste incompatibili con la linea dell’esecutivo sono state respinte. Nel suo intervento Crosetto ha anche rilanciato il confronto con il passato, ricordando che nello stesso periodo del 2019 partirono 722 voli dalle basi americane in Italia, durante il primo governo Conte. Secondo il ministro, all’epoca non vi fu alcuna comunicazione specifica al Parlamento sull’utilizzo delle infrastrutture italiane nel contesto delle operazioni statunitensi contro le ultime roccaforti dell’Isis in Siria. Da qui l’affondo politico nei confronti delle opposizioni, in particolare del Movimento 5 Stelle. "Non c’è nulla di cui il governo debba vergognarsi. Semmai dovrebbe vergognarsi chi oggi strumentalizza i 518 voli ed è alleato con chi ne autorizzò molti di più negli anni passati", ha affermato.

