Urso all’Europa: “Entro l’anno le riforme per l’industria”. Le Regioni: una Zes per l’auto
/lastampa/economiaUna Zes, una Zona economica speciale ad hoc per sostenere l'industria dell’auto. La proposta è stata lanciata ieri dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio al tavolo nazionale dell’automotive convocato a Roma dal Mimit, proposta subito raccolta dalle altre Regioni dove è presente Stellantis coi suoi stabilimenti. «Come Regioni del Nord, ne abbiamo parlato anche stamattina - ha spiegato Cirio - siamo al lavoro e ringrazio il governo per l’attenzione, per l’istituzione di una Zes, una Zona economica speciale proprio per sostenere lo sviluppo dei nostri territori e gli investimenti. Come presidente della Regione Piemonte ritengo che potrebbe anche essere una Zes mirata, ad esempio a sostenere l’industria dell’auto in questo momento particolarmente delicato e nel contesto emergenziale europeo in cui ci troviamo». Identica richiesta di una Zes «di filiera» è arrivata dalla vicepresidente del Lazio, Roberta Angelilli, a cui stanno a cuore i destini di Cassino, e dall’assessore allo Sviluppo della Basilicata, Francesco Cupparo, che punta invece a consolidare il ruolo dello stabilimento di Melfi e della sua importante rete di fornitori. «La Zes del Nord? Il dibattito che si è aperto tra i governatori e Confindustria sulle misure per la competitività dimostra che il tema è ormai maturo e non più rinviabile» ha dichiarato ieri il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che a sua volta chiede al governo di estendere il perimetro delle Zone Logistiche Semplificate (Zls) già presenti in Veneto per difendere meglio dalla concorrenza le imprese delle aree di confine. Da Nord a Sud è però l’industria delle quattro ruote quella che soffre di più. «A Mirafiori un tempo si facevano 400 mila macchine all’anno, nel 2025 se ne sono fatte 30 mila, ora aspettiamo il mantenimento degli impegni di Stellantis sul 2026. È evidente – ha argomentato Cirio - che gli stabilimenti Stellantis e tutta la filiera sono tarati per volumi importanti e quindi torno a chiedere all’azienda di valutare l’arrivo di un nuovo modello per accompagnare questa fase di transizione, in attesa della nuova 500 dal 2030». Sullo sfondo, la fragilità dell’indotto e un’Europa giudicata troppo severa: «Oggi noi esportiamo il 70% della componentistica all’estero e in particolare in Germania, e quindi le nostre aziende sono particolarmente colpite dalla crisi dell’industria dell’auto tedesca». Di qui l’appello a Bruxelles del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: «L’Europa è l’epicentro della crisi dell’auto. L’Italia sta indicando la via della rinascita industriale nel Vecchio Continente. Ora però bisogna intervenire subito per proteggere le filiere». Durante l’incontro Urso ha poi confermato 1,35 miliardi di investimenti per l’auto introdotti con un apposito Dpcm per il 2026-2030 e ha citato uno studio del Boston Consulting Group secondo cui in Europa c’è una sovracapacità di oltre 5 milioni di veicoli, pari a più di 35 stabilimenti su circa 90 ed indicato in Bruxelles «l’epicentro della crisi, con le follie del Green Deal che hanno messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera del continente». Da qui l’urgenza di vedere nel 2026 deve essere «l’anno delle riforme» a partire da una rapida attuazione dell’Industrial Accelerator Act. «Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione». Urso ha però ha elogiato Stellantis, che si sarebbe mossa in vantaggio sui tedeschi. «Gli altri sono ancora in mezzo al guado - ha detto - ma Stellantis ha già cambiato radicalmente rotta rispetto alla gestione fallimentare di Tavares». Questi stessi risultati sono stati rivendicati dal responsabile delle attività europee di Stellantis, Emanuele Cappellano, che ha ricordato come nel secondo trimestre il gruppo ha registrato 1,6 milioni di consegne globali (+10%) e in Italia, nei primi sei mesi, le immatricolazioni sono cresciute di quasi il 7%, quota che sfiora il 16% con Leapmotor. Restano però «profonde criticità strutturali», ha poi ammesso, ricordando che dal 2019 il mercato europeo ha perso circa 3 milioni di veicoli, per oltre metà auto piccole e commerciali, insidiati dalla concorrenza cinese oltre il 10% del mercato. Per il 2027 ha annunciato l’aggiornamento della 500 elettrica a Mirafiori con nuove batterie e un nuovo dettaglio sull’Alfa Romeo a Melfi, rilanciando poi l’idea di un Made in Europe che non premi solo l’assemblaggio ma anche design, ricerca, ingegneria e componentistica. Le fragilità del comparto auto preoccupa non poco anche i sindacati. «Occorre trasformare le parole ai tavoli in reali accordi con Governo, Regioni e aziende per rilanciare l’industria della mobilità e garantire l’occupazione» ha chiesto ieri la Fiom sollecitando un intervento straordinario della Commissione europea e del governo che dovrebbe investire 10 miliardi di euro in 5 anni in un fondo straordinario destinato a innovare prodotto e processo in modo da rilanciare le nostre produzioni.

