Gli incredibili personaggi della corte dei miracoli trash di Vannacci: da "Lady champagne" al "picchiatore", ecco chi sogna il Parlamento
Politicadi Claudio Bozza Nel «manipolo» del generale ognuno recita la sua parte. L'ex leghista Sabrina Bocchino in un'intercettazione: il Dom Perignon lo uso per il bidet. E poi c'è Sergio Novani, l'avvocato di Viareggio (come il leader) che difende Roggero Il generale Vannacci. E da in alto a sinistra, in senso orario: Sabrina Bocchino, Joe Formaggio, Sergio Novani e Giuseppe Barboni La coppa del trash va a «Lady champagne». Inarrivabile. Tale Sabrina Bocchino, ex consigliera regionale leghista in Abruzzo ora tesserata con Roberto Vannacci, nell’intercettazione di un’inchiesta in cui è a processo per corruzione sostiene di farsi il bidet con il Dom Perignon. C’è poi Giuseppe Barboni («Il picchiatore») salito alla ribalta per aver cazzottato un immigrato iracheno a San Benedetto del Tronto, con tanto di video virale (di cui si vanta). E non poteva mancare «Il giustiziere», ruolo in cui spadroneggia Sergio Novani, capo del team legale di Mario Roggero (il gioielliere-sparatore), ma anche dell’ufficio legislativo di Futuro nazionale. Nel «manipolo» del generale Roberto Vannacci ognuno ha la sua parte in commedia. E siccome i sondaggi prevedono che il partito del generale potrebbe arrivare al 10% alle urne, in tanti sognano di sbarcare in Parlamento. Ma il capitale umano, a meno di gradite sorprese, è quello che è. E passare dall’indomito «manipolo» alla «corte dei miracoli» è un attimo. Attorno al generale, negli ultimi mesi, si è formato un universo parallelo, popolato anche da tanti personaggi sgangherati. Militanti, consiglieri comunali, candidati, influencer e fedelissimi che, un post dopo l’altro, sono protagonisti di scivoloni epici o finiscono dritti contro un muro. Ma loro si rialzano e se ne fregano. Sergio Novani, avvocato che predilige farsi chiamare «professore», è un viareggino doc, come Vannacci. Iodio e spaghetti alla trabaccolara: radici, identità. Già difensore di Massimo Bossetti, l’omicida di Yara Gambirasio, Novani è oggi uno dei più accesi difensori del gioielliere che ha ucciso due rapinatori in fuga. E mentre quest’ultimo entrava in carcere a Bollate, l’avvocato parlava come frontman del partito di Vannacci: «Mario andrà in carcere a causa della mancata riforma sulla legittima difesa che questo governo poteva già fare». Più controversa la parabola di Barboni, esponente marchigiano dell’ultradestra. Prima il video nel quale aggredisce un immigrato per una lite nel traffico. La sequenza è diventata virale, regalando notorietà a un illustre sconosciuto. Poi l’incoronazione del «picchiatore» in un filmato realizzato con l’AI, ribattezzato «Vannaccius», dove compaiono i volti di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Gli avversari del generale sono destinatari di una immaginaria condanna a morte, ordinata da Vannacci (il cui partito disconosce la paternità del video) ed eseguita appunto da Barboni. APPROFONDISCI CON IL PODCAST E come dimenticare Joe Formaggio, trombato alle ultime Regionali, ma personaggio di culto della destra più becera. Già con FdI e noto per le sue foto con mitragliatore Uzi in mano, Formaggio sospira per il suo ritorno alle radici (fasciste): «Finalmente posso dire senza problemi “camerata”, sono tornato a casa», le parole mentre prendeva la tessera di Futuro nazionale. Nel catalogo trash non può mancare Stefano Valdegamberi, che, come bere un bicchier d’acqua, spiega: «Se una lesbica ammazza per motivi passionali una lesbica non è femminicidio. Ergo: la donna lesbica ammazzata “vale” meno della donna non-lesbica», dice il consigliere regionale veneto. È una compagnia eterogenea, quella che gravita attorno a Vannacci, sognando un posto in Parlamento. Il tratto comune è un altro: la provocazione permanente. Ogni polemica diventa un’occasione per conquistare visualizzazioni, ogni eccesso un modo per rafforzare l’identità del gruppo. È la politica dell’algoritmo: più si alza il volume, più si esiste. E Vannacci, almeno finora, ha dimostrato di saper trasformare quel rumore in visibilità e consenso.
