
Il film Spider-Man: Brand New Day, diretto da Destin Daniel Cretton e prodotto da Columbia Pictures, Pascal Pictures e Marvel Studios, ha registrato risultati storici al botteghino. Negli Stati Uniti e in Canada, il titolo ha ottenuto un esordio di 168 milioni di dollari nel primo giorno, stabilendo il record per il miglior debutto assoluto per un'uscita nelle sale in Nord America. A livello globale, il film ha incassato complessivamente 927 milioni di dollari nel weekend d'apertura, posizionandosi come il secondo miglior debutto mondiale di sempre, superato solo da Avengers: Endgame. Il risultato rappresenta inoltre il miglior primissimo giorno nella storia di Sony Pictures.
In Italia, il film ha dominato la classifica del box office durante il weekend lungo. I dati riportati evidenziano i seguenti punti:
Il debutto dell'Uomo Ragno ha superato i 14,2 milioni di euro raccolti da Il diavolo veste Prada 2 nello stesso arco temporale. Nonostante la forte presenza del film Marvel, il titolo Odissea (The Odyssey) di Christopher Nolan è rimasto presente nelle classifiche, pur venendo superato dal successo di Spider-Man.
Il successo commerciale ha sollevato riflessioni sulla persistenza del genere dei supereroi in un contesto culturale caratterizzato da una critica verso tali figure. Parallelamente ai dati di incasso, l'attenzione si è spostata sulle dinamiche economiche legate al protagonista Tom Holland. Il film rappresenta il quarto capitolo della saga con l'attore e il nono complessivo della serie; i report analizzano come il successo del film influenzi la remunerazione dell'interprete rispetto ai capitoli precedenti.

«Spider-Man: Brand New Day», monopoli e crisi di identità
Visioni
Quanto guadagna Tom Holland grazie al successo in Spider-Man
CinemaSpider-Man: Brand New Day, quarto capitolo della saga con Tom Holland protagonista e nono complessivo se si considerano anche i film con Tobey Maguire e Andrew Garfield, ha infranto ogni record. Nel weekend d’apertura, il film ha incassato complessivamente 927 milioni di dollari, diventando il secondo miglior debutto mondiale di sempre, dietro solamente ad Avengers: Endgame, nonché il miglior risultato in assoluto nella storia di Sony Pictures. Spostando però l’attenzione dal film al suo protagonista, come è cambiato il guadagno di Tom Holland nel corso dei quattro capitoli della saga? La sua prima apparizione nei panni di Spider-Man risale a Captain America: Civil War, quando i Marvel Studios svelarono il ritorno dell’Uomo Ragno, affidandone il ruolo a Tom Holland. All’epoca l’attore aveva appena vent’anni ed era conosciuto dal grande pubblico soprattutto per la sua partecipazione a Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick, film diretto da Ron Howard nel 2015. Da allora, la carriera di Tom Holland è cresciuta notevolmente, tanto da portarlo a recitare in un altro film campione d’incassi del 2026, L’Odissea di Christopher Nolan, accumulando diversi successi e, inevitabilmente, guadagni sempre più elevati. Ma quanto è cresciuto il patrimonio di Tom Holland grazie a Spider-Man? Scopriamolo, fermo restando che il set gli ha permesso anche di trovare l’amore, visto il legame con Zendaya, la sua MJ sul grande schermo, culminato in un matrimonio che, tuttavia, non è mai stato ufficialmente confermato dalle parti. Chi è Tom Holland, da ragazzo insicuro al nuovo Spider-Man A differenza di quello che si potrebbe credere, Tom Holland fin da piccolo ha combattuto con la propria insicurezza, che non gli ha impedito di raggiungere in pochissimo il successo mondiale. Nato il 1 giugno 1996 a Londra, nel quartiere Kingston upon Thames, Thomas Stanley Holland, è fin da subito uno studente modello, frequenta la Wimbledon College, dove inizia a ballare hip hop, in seguito si iscrive alla BRIT School for Performing Arts and Digital. È proprio qui che durante un’esibizione scolastica, viene notato dalla coreografa Lynne Page, che, dopo diversi audizioni permette ad Holland di debuttare a teatro nel 2008 in Billy Elliot The Musical nei panni di Michael, il migliore amico del protagonista. Fin da subito viene notato e lodato dalla critica sia per la danza che per la recitazione. Al ritorno dal tour però Holland decide di aprirsi un’altra strada: quella cinematografica. Ottiene il ruolo come Lucas Bennett in The Impossible (2012), film drammatico ispirato allo tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano, dove ottiene il ruolo di coprotagonista. Elogiato ancora una volta dalla critica Tom si vede riconosciuto il premio del’Empire Award come Miglior attore emergente. L’avventura nel mondo del cinema continua per il giovane attore brittanico che nel 2015 ottiene un nuovo ruolo da coprotagonista in Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick di Ron Howard, nel quale interpreta il marinaio Thomas Nickerson, anche qui Holland si distingue, ricevendo una nomina agli Young Artist Award nel 2016. È proprio in quest’anno che Tom viene scelto per interpretare il nuovo Spider-Man nella Marvel Cinematic Universe. Debutta per la prima volta in Captain America: Civil War, l’anno seguente esce Spider-Man: Homecoming (2017), primo capitolo della trilogia. Da Spider-Man, Holland riceve numerosi riconoscimenti e da qui la sua fama non ha fatto altro che a crescere, come le offerte e gli stipendi che ha ricevuto. Quanto ha guadagnato Tom Holland grazie al successo di Spider-Man Come prima cosa, è bene chiarire che non esistono cifre ufficiali su quanto ha guadagnato Tom Holland grazie a Spider-Man, visto che i contratti restano strettamente riservati. Gli addetti ai lavori hanno comunque provato a fare qualche conto e possiamo presumere che le stime circolate sulla stampa non siano particolarmente distanti dalla realtà. Iniziamo dalla prima partecipazione di Tom Holland in Captain America: Civil War: un debutto di pochi minuti che gli avrebbe fruttato circa 250 mila dollari. Il primo vero salto arriva però nel 2017 con Spider-Man: Homecoming, per il quale l’attore avrebbe ricevuto un compenso base di 500 mila dollari, salito fino a circa 1,5 milioni grazie ai bonus legati al successo del film. La crescita è stata poi molto rapida. Per Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame, nei quali è tornato a indossare i panni dell’Uomo Ragno, Tom Holland avrebbe guadagnato circa 3 milioni di dollari per ciascun film. Il cachet sarebbe poi aumentato fino a 4 milioni per Spider-Man: Far From Home, distribuito nel 2019. Ancora più elevato il compenso ricevuto per Spider-Man: No Way Home. Secondo le stime maggiormente diffuse, Holland avrebbe guadagnato circa 10 milioni di dollari, per quanto alcune ricostruzioni indichino cifre differenti, leggeremente più basse. Arriviamo così a Spider-Man: Brand New Day, il film che dovrebbe aver garantito a Tom Holland il compenso più alto della sua esperienza nel Marvel Cinematic Universe. Le stime parlano di un cachet compreso tra 15 e 20 milioni di dollari, mentre altre ricostruzioni si spingono fino a 25 milioni, senza considerare gli eventuali bonus collegati agli incassi. Sommando tutte le sue apparizioni nei panni di Spider-Man, comprese quelle nei film degli Avengers, Tom Holland potrebbe quindi aver guadagnato complessivamente tra i 37 e i 42 milioni di dollari. Una cifra che potrebbe essere persino più alta qualora fossero previsti ulteriori premi legati ai risultati al botteghino e alla quale vanno aggiunti i compensi percepiti per gli altri film. Nel complesso, quindi, Tom Holland potrebbe aver incassato durante la sua carriera più di 50 milioni di dollari lordi (basti pensare, ad esempio, che per L’Odissea di Christopher Nolan avrebbe guadagnato circa 3 milioni di dollari). Una valutazione che, ribadiamo, è meramente approssimativa.

I RECORD DI “SPIDERMAN - BRAND NEW DAY”
culturaSpiderman - Brand New Day vanta già il record di incassi. Il debutto supera, addirittura, Avengers. L’Uomo Ragno interpretato da Tom Holland e Zendaya spodesta Odissea (The Odyssey) di Christopher Nolan dal trono del box office. Il film diretto da Destin Daniel Cretton sta andando ben oltre le migliori aspettative, con un venerdì d’esordio da 168 milioni di dollari ai botteghini nordamericani. Un trionfo per Marvel Cinematic Universe e per Sony Pictures: il risultato senza precedenti rappresenta il miglior primo giorno di sempre per un’uscita nelle sale degli Stati Uniti e del Canada. Il precedente record apparteneva ad Avengers: Endgame che nel 2019 aveva incassato 157 milioni di dollari nel primo giorno di programmazione. Sony prevede ora che Spider-Man: Brand New Day, forte di un voto “A” al CinemaScore (l’indice del gradimento del pubblico) e degli applausi della critica, raggiungerà 325 milioni di dollari a fine settimana concluso. Ma ci sono anche stime più ottimistiche, con altri analisti secondo cui il film potrebbe arrivare addirittura a 358 milioni: se questa previsione dovesse concretizzarsi, Brand New Day metterebbe a segno il più grande debutto nella storia del box office nordamericano finora stabilito da Avengers a quota 357 milioni. L’attenzione ricevuta dall’Uomo Ragno è arrivata a scapito dell’Odissea che aveva conquistato per due fine settimana di seguito la vetta del box office. Il kolossal di Christopher Nolan in cui Holland ha la parte di Telemaco e Zendaya quella di Atena è arrivato al secondo posto con 51 milioni di dollari (meno 43 per cento rispetto al risultato del debutto il 7 luglio) portando così il totale nordamericano a 395 milioni. Inevitabilmente questo fine settimana altri film si sono tirati indietro decidendo di non fare uscire altre proposte per non venire danneggiati dalla spropositata concorrenza. Al terzo posto si è piazzato Toy Story 5 con circa 6-7 milioni, sufficienti per risalire sul podio dopo aver superato Hadestown: The Musical. Brand New Day è il 38° film dell’universo dell’Uomo Ragno e il quarto con Holland, il più longevo e amato del franchise nel ruolo del protagonista Peter Parker. Per via di un incantesimo del Dottor Strange, il mondo intero dimentica che lui è Spider-Man e Parker si trova a difendere la città di New York senza il sostegno delle persone più vicine tra cui la sua ragazza MJ Watson (Zendaya) e il miglior amico Ned (Jacob Batalon). Nel cast recitano anche Sadie Sink, Jon Bernthal, Mark Ruffalo, Liza Colón-Zayas e Tramell Tillman. Per la Marvel è una opportunità unica di riportare il franchise ai livelli pre-Covid: dopo la pandemia ben pochi film di supereroi sono riusciti a superare il miliardo di dollari di incassi worldwide, un traguardo che prima del 2020 veniva raggiunto così spesso tanto da essere considerato quasi uno standard. Hanno superato il miliardo negli ultimi sei anni soltanto Spider-Man: No Way Home nel 2021(1,93 miliardi di dollari) e Deadpool & Wolverine (1,34), due anni fa. Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 15:15

Ulisse e Spider-man uniti nella lotta per rifarsi una vita e dominare gli incassi
newsQuesta estate due film stanno trascinando il box office verso un record impossibile da preventivare. Spider-Man: Brand New Day è l’autentico dominatore della classifica con 11.782.780 euro nel weekend lungo (15.923.545 euro complessivi in cinque giorni; media di 22.148 euro a copia del film), ottenuti in 532 cinema. È non soltanto il miglior debutto dell’anno, davanti ai 14,2 milioni raccolti nei primi cinque giorni da Il diavolo veste Prada 2, ma anche il film con la migliore media per schermo. L’arrivo dell’Uomo Ragno non ha però fermato il ritorno a Itaca di Ulisse. Al terzo weekend, il kolossal di Christopher Nolan incassa altri 5.825.705 euro (37.079.598 euro totali), con una flessione normale ma una programmazione ancora estesa, in 555 cinema. Nel complesso siamo vicini ai risultati della prima settimana dell’anno, tradizionalmente mattatrice del box office. Da una parte l’antieroe Ulisse (Matt Damon) che torna a Itaca dopo anni di guerra e di viaggi. Dall’altra l’antieroe Peter Parker che torna a essere Spider-Man dopo che il mondo ha smesso di riconoscerlo. A interpretare il figlio del primo, Telemaco, e il secondo è lo stesso attore: Tom Holland. Tutto in famiglia. Infatti Holland si è appena sposato con la co-protagonista di entrambi i film: Zendaya. Ma la vera somiglianza non è nel cast. È nella storia. Il viaggio dell’eroe, di solito, funziona così: parte, affronta prove, riparte cambiato. Qui l’accento cade sul ritorno, non sulla partenza. Ulisse rientra a casa ma non lo riconosce nessuno: la moglie Penelope ha dovuto imparare a vivere in solitudine, il figlio non l’ha mai visto. I pretendenti alla mano di Penelope si sono seduti alla tavola di Ulisse e lo trattano come uno straccione che passa per caso. Il vero problema è dimostrare, una volta tornati, di essere ancora sé stessi. Nolan racconta tutto questo con le armi di un kolossal, tempeste, mostri, battaglie: non è un film meno spettacolare di Spider-Man, è solo meno pacchiano. Destin Daniel Cretton, il regista dell’Uomo ragno racconta la stessa crisi di identità. A causa di un incantesimo del Dr. Strange, dopo essersi perso, nelle puntate precedenti, in universi paralleli, nessuno ricorda la vera identità di Spider-Man. Sorpresa: Peter Parker non è più abituato all’anonimato. I suoi amici non hanno memoria del passato. L’Uomo ragno soffre di solitudine e deve riconquistare il suo nome. Ulisse e Spider-Man si pongono, senza saperlo, la stessa domanda: cosa resta della propria identità quando il mondo, nel frattempo, ha imparato a fare a meno di te. Nolan gira il suo Mediterraneo vero, non ricreato in studio, e il fascino nasce da lì. Il cinecomic costruisce tutto in digitale e lo espone senza pudore. Due gradi diversi dello stesso spettacolo, per raccontare lo stesso bisogno. Perché oggi questa storia colpisce così tanto? Perché il ritorno a casa, per noi, è quasi impossibile. Non serve più il mare a separarci da casa: basta il tempo. Si può restare fermi nello stesso paese, nello stesso quartiere, e ritrovarsi comunque estranei. Bastano pochi mesi perché le regole cambino, perché quello che ieri era normale oggi vada spiegato, perché una frase detta ieri con leggerezza in passato costi oggi una reputazione intera. È un esilio senza bisogno di spostarsi. Ulisse doveva attraversare il mare per diventare irriconoscibile. A noi basta restare immobili. C’è un secondo motivo, più semplice ancora. La nostra identità pubblica oggi dipende da un insieme di dati: un profilo online, una ricerca fatta anni fa, un archivio che ci descrive meglio di quanto sapremmo fare noi stessi. Ulisse temeva di tornare e non essere creduto. Noi temiamo il contrario: essere creduti troppo, chiusi per sempre in una versione di noi che in realtà nemmeno controlliamo. Forse per questo il pubblico ha riempito le sale per vedere due volte la stessa storia. Sono due ore in cui è ancora permesso credere che tornare a casa, ed essere riconosciuti per quello che si è davvero, sia possibile.

Spider-Man Brand New Day: la crisi del supereroe
Cinema e ideologiaPuò sembrare difficilmente comprensibile, se non addirittura paradossale, che in una fase storica come la nostra, in cui l’Occidente è più che mai impegnato nella demolizione del concetto di eroe (specialmente se l’eroe è di sesso maschile), a trascinare nei cinema decine di migliaia di spettatori sia un film che ha per protagonista non semplicemente un eroe, ma un supereroe. Record al box office: il debutto di Spider-Man Già, perché nella sola Italia Spider-Man: Brand New Day – diretto dallo statunitense Destin Daniel Cretton e prodotto da Columbia Pictures, Pascal Pictures e Marvel Studios (cioè la Disney) – ha debuttato mercoledì scorso con un astronomico incasso di 4.020.007 euro, pari a 516.884 spettatori, in appena ventiquattr’ore. Eccezion fatta per Buen camino di Checco Zalone, si tratta del miglior esordio italiano dal 2020 a oggi (e tra i film internazionali soltanto Avengers: Endgame aveva aperto meglio, nell’aprile del 2019), il quinto di sempre nella storia del box office di casa nostra e il migliore in assoluto per quanto riguarda le pellicole incentrate sull’Uomo Ragno. Come si spiega quest’apparente contraddizione? Forse proprio con il fatto che la contraddizione non c’è. In misura ancora maggiore rispetto agli altri suoi colleghi in calzamaglia, che appartengano alla scuderia della Marvel (come l’Arrampicamuri) o a quella della DC, Spider-Man sta infatti diventando, sempre di più, un eroe di nome ma non di fatto. È certamente vero che il personaggio, creato nel 1962 dallo sceneggiatore Stan Lee e dal disegnatore Steve Ditko, si è fin dall’inizio caratterizzato come un soggetto tormentato e talvolta persino perdente, ma attualmente, perlomeno al cinema, sembra essergli venuto a mancare (ed è ovviamente una precisa scelta di chi Spider-Man: Brand New Day lo ha realizzato) il requisito fondamentale di un eroe, ossia la capacità di risolvere le situazioni e di togliersi dai guai facendo assegnamento in primo luogo, se non esclusivamente, su sé stesso. Soffermandosi sulla trama di Spider-Man: Brand New Day, in cui l’Uomo Ragno (Tom Holland), anche a costo di diventare un estraneo per l’amico Ned Leeds (Jacob Batalon) e l’amata Mary Jane (Zendaya), chiede al Doctor Strange di ricorrere alla magia affinché il mondo riprenda a ignorare che Spider-Man e Peter Parker sono la stessa persona, ci si rende conto di come gli autori abbiano ritenuto necessario affiancare al Tessiragnatele altri supereroi, dal Punitore a Hulk, il cui supporto si rivelerà decisivo. Come se, appunto, non considerassero più concepibile che un individuo possa, da solo, farsi carico dello status di eroe. La messa in discussione del supereroe, beninteso, non è un fenomeno recente. Già nel 1992, nella prefazione del saggio a più voci Il crepuscolo degli eroi, da lui curato, lo scrittore e fumettista Daniele Brolli osservava: «Nessuna meta finale e neppure la definitiva distinzione tra bene e male rimangono a dare senso alla lotta degli eroi. Così, tramontata la loro funzione nell’immaginario, non rimane loro che una scelta personale. Il Batman di The Dark Knight Returns di Frank Miller si distingue proprio per questa sua esistenza da scheggia impazzita, frutto di una psicopatologia sociale. D’altra parte, la rivoluzione grafica e narrativa degli ultimi dieci anni ha immesso nell’orizzonte popolare dei comic book modalità di racconto più sofisticate, tale da dare ai personaggi l’opportunità di rivelarsi pedine consapevoli nei mondi virtuali del fumetto. I protagonisti di The One di Rick Veitch, come quelli di Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons o l’Animal Man e la Doom Patrol di Grant Morrison, sanno di raccontare la fine del mito, la sua polverizzazione, e, con modalità differenti, ne parlano con i loro lettori». La crisi dell’eroe moderno tra cinema e fumetto Il processo descritto da Brolli quasi trentacinque anni fa, tuttavia, si è nel frattempo spinto molto oltre. Ciò che l’industria dell’intrattenimento (quindi il cosiddetto mainstream) propone non è più una figura che, pur in un contesto che non la ricerca né la apprezza come in passato, seguita ostinatamente a pensarsi eroe e ad agire come tale (sulla base, per riprendere Brolli, di una non sindacabile «scelta personale», come il dolente e malandato Batman di Miller), bensì qualcuno che al proprio eroismo ha smesso lui per primo di credere. E al pubblico, a quanto pare, sta bene così. È questo genere di proposta che l’utente medio di un film supereroistico oggi si aspetta e che, forse, desidera. Supereroi con super problemi: cosa resta del mito Non c’è dubbio che si tratti di un successo per il pensiero dominante, ottenuto attraverso una capillare opera di rimodellamento dell’immaginario collettivo condotta ormai, in ogni possibile ambito, da almeno un paio di decenni. La formula vincente che a partire dai primi anni Sessanta del secolo scorso impose ovunque i personaggi della Marvel (dall’Uomo Ragno a Devil, da Iron Man a Hulk) facendoli amare da milioni di lettori era quella del «supereroe con super problemi». Adesso, però, di super sono rimasti solo i problemi. Dell’eroe si sono perdute le tracce.
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