Svendere per poi pagare il doppio. Chi ha occupato davvero i beni comuni
PoliticaIl rogo che nella notte tra il 29 e il 30 luglio ha reso inagibile il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, lasciando in strada circa quattrocento persone, riporta l’attenzione su un immobile che dal 12 ottobre 2013, data di inizio dell’occupazione da parte di circa trecento persone, ospita Spin Time Labs e compare tuttora, secondo gli stessi atti giudiziari, nell’elenco delle occupazioni arbitrarie censite nella Capitale. Prima di discutere la vicenda in termini di ordine pubblico, si può ricostruirne l’origine con un procedimento elementare. Primo dato. Il 16 dicembre 2004 la Banca d’Italia approva il regolamento del Fip, il Fondo immobili pubblici gestito da InvestiRE Sgr: 396 immobili strumentali di enti previdenziali, tra cui l’Inpdap, vengono trasferiti al Fondo in otto giorni, a pochi mesi dalle elezioni regionali del 2005 e a un anno dalle elezioni politiche del 2006, per un valore di 3.322 milioni di euro (già scontato del 10% rispetto alla stima di mercato indipendente, certificata dalla perizia Reag). Il 70% del finanziamento, 1.395,5 milioni, arriva da un prestito di Cassa depositi e prestiti; il resto da banche arranger (che organizzano operazioni, ndr) che incassano una commissione di circa 99 milioni: il capitale privato a rischio è minoritario, quello pubblico a credito maggioritario. Gli atti pubblici non disaggregano questo valore per singolo immobile e ciò rappresenta una criticità già segnalata dalla Corte dei Conti: nessuno può verificare se lo Stato abbia incassato un prezzo equo per il cespite di via Santa Croce, perché quel prezzo non è mai stato reso pubblico separatamente. Secondo dato. Da allora lo Stato prende in locazione gli stessi immobili, con canone indicizzato al 75% dell’inflazione. Il totale versato tra il 2005 e il 2026 è compreso tra 6,06 e 6,71 miliardi di euro. Più del doppio di quanto incassato con la cessione. Dal rapporto tra questi due dati certificati — canoni cumulati su valore di cessione — discende il rendimento implicito dell’intera operazione nel tempo. Terzo dato. Applicando la stessa proporzione al caso di Santa Croce si ottiene un terzo dato, anch’esso derivato solo da cifre certificate: il contratto Agenzia del Demanio-Inps del 29 dicembre 2004 fissava un canone annuo di 2.890.000 euro; rivalutato con lo stesso meccanismo del 75% fino al 2026, senza l’interruzione dovuta all’occupazione, avrebbe totalizzato circa 73 milioni di euro. Impostando la proporzione, il valore implicito di acquisto dell’immobile può essere stimato in un intervallo compreso tra 36,1 e 40 milioni di euro — una quota tra l’1,09% e l’1,21% del totale dei canoni incassati dal Fondo sull’intero portafoglio in ventidue anni, applicata al valore di cessione del 2004. Sommando il canone realmente versato dal 2005 al 2013 (circa 27,7 milioni) e quanto il Tribunale di Roma ha riconosciuto con la sentenza del 18 dicembre 2025 (RG 53641/2022) a carico del solo ministero dell’Interno per il periodo successivo (21,1 milioni tra sorte capitale e importi liquidati fino al 2025, oltre 206.932,53 euro al mese da gennaio 2026 fino alla liberazione) lo Stato ha già corrisposto, per questo solo immobile, oltre 48 milioni di euro. Il confronto non richiede interpretazione: usando la stessa logica con cui si è costruito il Fondo immobili pubblici, lo Stato ha già pagato per Santa Croce più di quanto l’immobile, secondo quella logica, varrebbe. E ciò non è stato determinato dal movimento Spin Time, ma dal governo che nel 2004 ha impostato un’operazione di cessione del patrimonio fondata sull’ottenere liquidità di breve periodo, con una perdita secca di valore pubblico nel medio-lungo termine. Allora la domanda va rovesciata: chi ha consentito, per davvero, l’occupazione della res publica? E che cos’è, effettivamente, occupazione? Una politica che vende il patrimonio dello Stato, costruito con le tasse dei cittadini, per poi ripagarlo quasi il doppio del valore di cessione, perdendone nel frattempo la proprietà, come la definiremmo? Sono fatti che oggi vengono capovolti da un cortocircuito narrativo, secondo cui sarebbe il movimento sociale di Spin Time a provocare un costo allo Stato. Che questa accusa arrivi da chi sosteneva il governo che nel dicembre 2004, in otto giorni, dispose la cessione (il secondo governo Berlusconi, con Giulio Tremonti al ministero dell’Economia) è la misura di quanto abbiamo smarrito la bussola, e di quanto il controllo dell’agenda comunicativa abbia preso il sopravvento sui dati di fatto. I numeri, però, restano testardi: è a questa testardaggine che vale la pena affidarsi, per tornare ad ancorare il dibattito pubblico alle evidenze. * Professore associato di Economia aziendale, Università di Milano-Bicocca – da il manifesto 3 Agosto 2026 - © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

