Il Midas e la svolta riformista
Opinioni e commentiIl 16 luglio 1976 è una data particolarmente cara ai Socialisti. Essa rappresenta la svolta riformista del PSI e la promessa (mantenuta) della modernizzazione dell’Italia. Dopo le elezioni del giugno 1976, che segnarono il trionfo della DC (38,7%) e del PCI (34,4%) a danno del PSI, che racimolò a stento il 9,6%, il PSI fu costretto a cambiare rotta. In questo contesto storico si inquadra l’avvento di Bettino Craxi alla segreteria del Partito e la sua “incredibile” (all’epoca!) ed irresistibile ascesa. La svolta impressa, sin dagli inizi, al PSI da Craxi, cambiò i destini della storia dell’Italia e la stessa struttura genetica del PSI, contro le previsioni dei capicorrente, che ritenevano manovrabile il giovane segretario. La prima fase della segreteria craxiana fu segnata da un forte impulso culturale, volto ad elaborare una piattaforma politica innovativa in grado di superare le contraddizioni del marxismo-leninismo, di cui era imbevuto il PCI; dalla coraggiosa scelta verso una socialdemocrazia di tipo europeo, pragmatica, efficiente, finalmente libera dagli anacronistici e pericolosi dogmi ottocenteschi. Per questo radicale cambiamento Craxi si avvalse deĺle pagine di Mondoperaio, dove gli intellettuali mettevano a nudo i contrasti tra marxismo e libertà. Il neo segretario lavorò ad una piena emancipazione del PSI ed all’approdo al Riformismo, affiancato da una schiera di quarantenni dinamici ed altrettanto visionari. Il PSI si configurò come il partito della modernizzazione, in grado di dialogare con i ceti medi e con le imprese; capace di gettare le basi per una “Grande Riforma” delle Istituzioni. Una riforma che ebbe come pilastri la governabilità e la stabilità degli esecutivi, nel rispetto delle regole della democrazia. I meriti del PSI craxiano furono molteplici e riguardarono, non solo la tematizzazione delle riforme istituzionali, ma anche il benessere dell’Italia da nord a sud. Da Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, pragmatico e lungimirante, si pose degli obiettivi precisi perfettamente raggiunti: la difesa della libertà e della giustizia, il welfare, le politiche del lavoro, la salvaguardia dell’ambiente, la lotta alle disuguaglianze ed alla fame nel mondo, la crescita e l’internazionalizzazione dell’Italia, il sostegno leale all’Europa ed alla Alleanza Atlantica, senza mai mettere a rischio la sovranità dell’Italia. La sua fu una “rivoluzione generazionale”, secondo cui il PSI doveva uscire dalla “irrilevanza politica” a cui era stato “destinato”, per approdare ai propri spazi di autonomia e di prestigio. La sua figura ha segnato una fase indimenticabile della politica nazionale ed internazionale. È stato sicuramente precursore di quel “liberalsocialismo riformista”, non ancora radicato, di cui l’Italia, l’Europa e il mondo hanno bisogno per ritrovare i propri giusti equilibri socio – economici. Sono passati 50 anni dal Comitato Centrale del PSI, che si concluse il 16 luglio del 1976. L’uomo di apparato, che non contava nulla e che doveva durare pochissimo, restò in carica 16 anni, diventò Presidente del Consiglio, portò il Partito ad essere il centro del sistema politico italiano; portò l’Italia tra i “Grandi” del mondo. La sua figura e la sua visione “riformista” hanno praticamente coinciso con la vita “da grande” del PSI. FRANCESCA FRISANO Direzione Nazionale PSI
