Il Melonellum viaggia verso il Senato con l’incognita della Consulta
PoliticaPassato, non indenne, lo scoglio della Camera al Melonellum ora tocca la navigazione a Palazzo Madama, dove l’assenza di turbolenze non è in ogni caso assicurata. Molto dipenderà dalle mosse di Fratelli d’Italia e della premier, tuttora indecisi se ripresentare o meno l’emendamento sulle preferenze impallinato a Montecitorio dai franchi tiratori. Il tutto con la spada di Damocle della Consulta che pende sulla legge. IL PROVVEDIMENTO sarà incardinato la prossima settimana in commissione Affari costituzionali al Senato, presieduta dal meloniano Andrea De Priamo. La cosa dovrebbe avvenire a metà della settimana, quando la commissione avrà terminato l’esame del decreto con cui l’esecutivo intende recepire le nuove norme Ue sul Patto migrazione e asilo e che va approvato anche alla Camera. Dopodiché andrà fissato il termine degli emendamenti, e con tutta probabilità le opposizioni chiederanno un ciclo di audizioni: a conti fatti, stante la pausa estiva del Parlamento che dovrebbe iniziare l’8 agosto, il Melonellum potrà affrontare appena l’esame preliminare. Il grosso, eventuali emendamenti e voto in Aula, sarà rimandato a settembre, al termine della «riflessione» invocata da Meloni dopo l’alto tradimento. LO SCOGLIO è proprio l’insistenza sulle preferenze. Ieri il ministro Lollobrigida ha rinviato con un «vedrà il Senato», mentre Maurizio Lupi di Noi Moderati, sostenitore del meccanismo insieme a Meloni, ha detto che ripresenterà l’emendamento, probabilmente corretta la parte che eliminava l’alternanza di genere che ha sollevato la rivolta delle deputate di maggioranza. Il partito di Lupi in commissione è rappresentato da Maria Stella Gelmini: presentare o meno le preferenze dipenderà dal clima politico in maggioranza, dato che al Senato non è previsto il voto segreto e le spaccature dovrebbero manifestarsi alla luce del sole. Nella stessa commissione, poi, è già in corso un braccio di ferro tra FdI e Fi su una norma sulle intercettazioni, inserita dai meloniani tra gli emendamenti al decreto sul Patto Ue e osteggiata dagli azzuri che minacciano di non votarla, ma potrebbe diventare uno strumento di mediazione. UN’ALTRA PROPOSTA di modifica potrebbe venire dal gruppo delle autonomie: il deputato valdostano Franco Manes ha lamentato la bocciatura di un suo emendamento alla Camera riguardante l’esclusione della regione dal computo del premio di maggioranza, e ha chiesto che questo entri nel passaggio al Senato. Eventuali modifiche allungherebbero i tempi, dato che sarebbe necessaria una terza lettura a Montecitorio. Qui un voto di fiducia non lascerebbe liberi da insidie: non preclude a un voto segreto sul provvedimento, che a quel punto potrebbe riportare sulla scena il pericolo dei franchi tiratori. L’ALLUNGAMENTO dei tempi però, riflettono a Chigi, non sarebbe per forza un male. Qui si vive con preoccupazione un eventuale pronunciamento della Consulta, dove sicuramente i comitati faranno ricorso il giorno dopo l’approvazione finale. Approvando tra settembre e ottobre, il rischio di una sentenza prima delle elezioni potrebbe essere alto; spostandosi di qualche mese, magari con un voto sotto Natale, il giudizio potrebbe invece arrivare a urne chiuse, e un’eventuale bocciatura rimanderebbe l’onere della correzione al prossimo Parlamento. I PUNTI attenzionati del Melonellum sono diversi: l’indicazione del candidato premier sul programma, la conoscibilità dei candidati, l’uso delle liste bloccate, il premio di maggioranza che potrebbe portare a una sovrarappresentazione del partito di maggioranza relativa e da ultimo anche l’emendamento sulle liste minori. Sono state escluse dal computo dei voti per il premio le liste sotto al 3% della coalizione, a esclusione della migliore, per minare il centro del campo largo: così però potrebbe accadere che la coalizione con più voti risulti perdente. Su alcuni punti il centrodestra ha cercato di intervenire, come nel caso dell’indicazione del premier dove ha aggiunto le «prerogative del presidente della Repubblica», o della conoscibilità dei candidati, con un emendamento che ha imposto che i componenti del listone siano candidati anche nei collegi plurinominali. Anche le preferenze sarebbero servite a superare lo scoglio delle liste bloccate, oltre che a soddisfare le impuntature di Meloni. Correzioni deboli e già contestate dalle opposizioni in aula. mi.ga.

