L’Odissea di Musk: la disfatta del broligarca contro Nolan
Post15 min lettura Il tuo browser non supporta l’audio. Nel 2011 Elon Musk ha annunciato che SpaceX avrebbe portato un essere umano su Marte entro il 2021. Nel 2015 ha promesso l'auto completamente autonoma "fra circa tre anni", nel gennaio 2016 ha corretto in "entro due anni", a giugno dello stesso anno ha dichiarato che la guida autonoma era ormai "un problema sostanzialmente risolto". Nel 2019 ha garantito un milione di robotaxi in circolazione entro il 2020. Marte è ancora lì, le auto hanno ancora il volante e nel 2023 lui stesso si è definito l'innovatore che gridava alla guida autonoma. Nel marzo dell'anno scorso, davanti ai dipendenti di Tesla, ha detto - mantenendo una faccia seria tutto il tempo - che le sue previsioni hanno un ottimo curriculum. Teniamolo presente, perché il 22 luglio Musk ha promesso che entro dicembre l'Odissea sarà rifatta da capo con il generatore di video della sua azienda, in versione "storicamente accurata e fedele all'arte di Omero". Conosciamo il genere letterario, sia quello dell’epica, che non è proprio storia, sia quello delle promesse di Musk. Quello che serve sapere è perché ne aveva bisogno. Musk ha passato sei mesi a fare campagna contro l'Odissea di Christopher Nolan, accusandolo di aver profanato Omero, di essere un razzista anti-bianchi e di aver truccato il cast per compiacere l'Academy. Il film è uscito il 17 luglio, ha incassato più di ogni altro esordio nella carriera del regista, ha il 97% di gradimento del pubblico e viaggia verso il miliardo di dollari. La guerra culturale l'ha persa in due weekend, e la reazione è stata annunciare due film che non esistono e poi passare una settimana a insultare una giornalista, uno chef e un'attrice. Ma andiamo per gradi. Gennaio: corregge Omero citando un tizio a caso Il 31 gennaio un utente scrive che il casting di Lupita Nyong'o nel ruolo di Elena di Troia offende l'autore, perché nel poema Elena sarebbe bionda e dalla pelle chiara. Musk rilancia: "Chris Nolan ha perso la sua integrità". Il ruolo di Nyong'o, a quella data, non era stato confermato da nessuno. E la fonte da cui l'uomo più ricco del mondo ricava cosa dice esattamente Omero è il post che sta condividendo. Il problema è che Omero non lo dice. Daniel Mendelsohn, che insegna al Bard College e ha tradotto l'Odissea, ha fatto notare sul New York Times che Elena nasce dall'uovo di un cigno, e che del suo aspetto il testo non dice quasi niente perché se la cava con formule generiche. Denise McCoskey, docente di studi classici alla Miami University, ha spiegato a Slate che nella letteratura antica le descrizioni fisiche sono rare, che la razza non faceva parte del modo in cui i greci si raccontavano, e che semmai un greco antico si scandalizzerebbe molto di più per un'Odissea recitata in inglese. Inoltre l'epiteto omerico su cui gli ex esperti di vaccini ora classicisti si sono concentrati maggiormente, ovvero "dalle bianche braccia" (in greco leukolenos, composto da leukos, "bianco/luminoso", e olene, "avambraccio/braccio") appartiene a una serie di espressioni che stanno a indicare più lo status sociale che la componente razziale, anche perché il concetto di razza come lo intendiamo noi per i greci era grossomodo sconosciuto. Maggio: sbaglia anche il regolamento degli Oscar A metà maggio la cosa diventa quotidiana. Musk risponde "True" a chi accusa il film di razzismo verso i greci, e a chi sostiene che l'Odissea faccia parte di un piano della sinistra per distruggere la civiltà occidentale. Il 15 maggio: "Vergogna a Chris Nolan per aver profanato Omero. Non se ne libererà mai". Poco dopo, il regista diventa "un razzista anti-bianchi". Il movente, nella sua ricostruzione, non è nemmeno ideologico: Nolan avrebbe cambiato il colore della pelle dei personaggi per rientrare nelle quote imposte dall'Academy e vincere una statuetta. Peccato che le quote non funzionino così. Per concorrere come miglior film bisogna soddisfare due dei quattro standard di rappresentazione, e tre dei quattro si possono soddisfare per strade alternative, compresi i programmi di tirocinio o la composizione dei reparti di marketing. Il post che Musk stava rilanciando spacciava per obbligo unico una delle tante caselle disponibili. Nello stesso periodo l'ala MAGA di X si indignava perché Elliot Page avrebbe interpretato Achille. Nel film interpreta Sinone. Nessuno aveva controllato il cast, che è pubblico da mesi. Giugno: il suo gusto cinematografico, di cui ho già parlato La crociata si prende una pausa e per una settimana Musk smette di fare il critico e fa il distributore. Il 25 giugno carica sul profilo, gratis e per 48 ore, Citizen Vigilante di Uwe Boll, film in cui un possidente americano interpretato da Armie Hammer ammazza criminali migranti, poliziotti e giudici in una città europea. Lo mette davanti ai suoi 240 milioni di follower. Questo è l'unico atto di curatela cinematografica documentato del custode dell'arte di Omero: aver regalato una distribuzione globale a un film di Uwe Boll, il peggior regista mai esistito di cui questo è forse il peggior film. Il regalo, tra l'altro, ha reso poco: dopo il picco di attenzione Boll ha stimato in circa 600mila dollari gli incassi in streaming, a fronte di un budget di due milioni. 6 e 7 luglio: sbaglia pure il Tom Holland Il giorno prima della premiere londinese, sotto un post che festeggia i dislike accumulati dal trailer, Musk scrive: "Chris Nolan ha profanato Omero e si è messo in ginocchio a strisciare solo per soddisfare le regole woke necessarie a vincere un Oscar. Che verme". Il post fa 1,8 milioni di visualizzazioni. Il giorno dopo scrive "Tom Holland is such a cuck" (letteralmente “Tom Holland ha le corna” o, nel gergo di internet “è un maschio remissivo”). Secondo IBTimes UK non ce l'aveva con l'attore che nel film interpreta Telemaco, ma con lo storico e divulgatore omonimo, che aveva appena elogiato il film dopo averlo visto. Solo che nessuno ha capito se Musk se ne sia reso realmente conto. 17 luglio: la parte in cui perde La previsione, dall'inizio, era il flop. Il movimento che contestava il film aveva costruito tutto sull'idea che il pubblico lo avrebbe rifiutato in massa, e i dislike sotto il trailer erano la prova esibita e il “go woke go broke” (“se vai woke fallisci”), lo slogan sempreverde dei conservatori yankee permanentemente online. L'Odissea apre a 123,5 milioni di dollari negli Stati Uniti e 263,7 nel mondo: miglior esordio globale nella carriera di Nolan, su un budget di 250 milioni. Rotten Tomatoes segna il 95% della critica e il 97% del pubblico, il CinemaScore è A, ed è il film più veloce di sempre a superare il milione di visualizzazioni registrate su Letterboxd. Poi arriva il dato che conta, quello che misura il passaparola invece della curiosità. Il lunedì successivo incassa 18,67 milioni, miglior lunedì del 2026 e più del doppio di Oppenheimer nello stesso giorno. Nel secondo fine settimana incassa 90 milioni in Nord America e cala del 27%: è il miglior secondo weekend dell'anno e il secondo di sempre per un film vietato ai minori, dietro solo a Deadpool & Wolverine. Fuori dagli Stati Uniti va anche meglio, con un calo del 3% nei mercati già aperti. In dodici giorni il film arriva a 727,9 milioni nel mondo, quarto incasso del 2026, e Variety lo dà nel club del miliardo entro la settimana. In Cina non è ancora uscito: arriverà il 14 agosto su quasi 800 schermi IMAX. Le proiezioni in pellicola 70 millimetri sono esaurite fino a settembre. Sarebbe un miliardo per un film vietato ai minori di 17 anni, lungo quasi tre ore, tratto da un poema epico. Il fronte conservatore prende atto e si sfalda. Ben Shapiro lo definisce un capolavoro e accusa i suoi di essersi fatti buttare fumo negli occhi, Lara Trump lo elogia in diretta su Fox, Matt Walsh, quello che qualcuno qui in Italia aveva scambiato per un troll in stile Borat e invece è un fondamentalista religioso vero, tiene duro sulla linea del film woke e pure mal costruito. Ma parliamo di uno che in passato si è opposto alle donne in palestra “per non tentare gli uomini”. 22 luglio: due film che non esistono Il lunedì Nolan aveva vinto il botteghino per la seconda volta. Il mercoledì mattina Musk annuncia due produzioni concorrenti nel giro di poche ore. La prima gli è costata due parole. Sotto il post di uno sconosciuto che proponeva di dare 100 milioni di dollari a Mel Gibson per un'Odissea recitata in greco omerico, ha scritto "I'm down". A oggi non risulta annunciata nessuna produzione, e i 100 milioni sono comunque meno della metà del budget del film che dovrebbero correggere. Sulla scelta del garante dell'accuratezza storica, Forbes ha registrato l'obiezione più immediata arrivata dagli utenti: Gibson è l'autore di Braveheart e Apocalypto, film che gli storici citano da anni come esempio di libertà con le fonti. Ma probabilmente a Musk piace per le sue tendenze antisemite. La seconda è quella che conta, perché stavolta c'è qualcosa da vendere. Musk rilancia una clip di tre minuti generata da un utente con Grok Imagine, il generatore video della sua xAI, promette il lungometraggio entro dicembre e fissa il post in cima al profilo. L'accuratezza storica, ricordiamolo, riguarda un poema “non storico” con dentro un ciclope, un mostro a sei teste e una maga che trasforma i marinai in maiali. La clip provvede al resto: Rolling Stone ci ha contato un Ulisse che si tura le orecchie con tappi di gommapiuma arancioni, un Ermes con ali da sfilata di lingerie e una Calipso con il filler alle labbra; Gizmodo i rematori disposti in una posizione fisicamente impossibile. Scott Derrickson, regista di Doctor Strange e Black Phone, ha commentato in un post poi cancellato che Musk non capisce niente di cinema e ha smesso di leggere a vent'anni. Quanto allo strumento a cui è affidata l'arte di Omero, il curriculum è documentato. Secondo l'analista indipendente Genevieve Oh, citata da NBC News in aprile, Grok è il più grande generatore al mondo di nudi sintetici non consensuali, probabilmente più di tutti i concorrenti messi insieme, e a marzo tre cause civili contestavano a xAI l'assenza dei test e delle protezioni standard del settore. Il patrimonio culturale europeo è in ottime mani. Il curriculum, del resto, non riguarda solo lo strumento. Nel febbraio 2023 la eSafety Commissioner australiana ha chiesto a Twitter un rapporto su come contrastava il materiale di abuso sessuale su minori sulla piattaforma. Ne è seguito un contenzioso di tre anni, chiuso il 21 maggio scorso con X che ha ammesso di aver violato l'Online Safety Act australiano e una sanzione che il giudice ha fissato vicino al massimo, perché più in basso sarebbe stata solo un costo operativo. Quando a gennaio Ofcom ha aperto un'indagine sulle immagini pedopornografiche generate da Grok, Musk ha risposto che il governo britannico cercava una scusa qualunque per censurare, e poco dopo lo ha definito, ovviamente, fascista. La scommessa industriale, tra l'altro, l'ha già persa qualcun altro. Il 14 luglio lo studio londinese Fountain 0 ha piazzato Odysseus: The Fall, 135 minuti generati con l'IA, esattamente nella finestra di uscita del film di Nolan per offrire un termine di paragone. Il paragone è arrivato: dialoghi da terza media, volti che cambiano tra una scena e l'altra, cavalli disegnati a caso e il solito slop che vi aspettereste da qualunque video IA. 23 luglio: qualcuno gli chiede i numeri Il giorno dopo l'annuncio dei due film, Musk si siede nella Gigafactory Tesla in Texas davanti a Zanny Minton Beddoes, direttrice dell'Economist. È la sua prima intervista lunga dopo la quotazione di SpaceX, dura un'ora e mezza ed esce il 23 luglio. Non c'entra l'Odissea, ma è la settimana in cui il metodo che ha usato per sei mesi finisce davanti a qualcuno che i controlli li fa. La prima parte è il repertorio: l'intelligenza artificiale supererà quella umana in cinque anni, nel 2036 il denaro non servirà più, i robot produrranno più di quanto un essere umano possa consumare. Poi Beddoes chiede chi paga. Musk risponde che il Tesoro dovrebbe staccare assegni, lei fa notare che stampare moneta produce inflazione, lui replica che con quell'abbondanza produrrebbe deflazione. Consiglia anche di leggere Iain Banks per farsi un'idea del futuro, e quando lei osserva che Banks era socialista, nega. Sul DOGE arriva l'unica ammissione della giornata: "mi sono fatto prendere la mano" con la politica. Non è una ritrattazione, e infatti sui risultati non cede di un centimetro. Alla domanda sui morti provocati dallo smantellamento di USAID risponde "zero", e sui bambini in Africa ripete "0.0". Lo studio pubblicato sul Lancet l'anno scorso calcola in 91 milioni le morti evitate dai programmi dell'agenzia tra il 2001 e il 2021 e proietta oltre 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030 se i tagli restano dove sono, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni. Un secondo studio uscito a febbraio sulla stessa rivista, che tiene conto anche dei tagli europei e canadesi arrivati dopo, si ferma a 9,4 milioni. Poi si passa all'Europa, ed è il punto in cui l'intervista incrocia questa storia. Beddoes gli contesta di aver messo in circolazione Citizen Vigilante: dice che il film dipinge un'Europa distopica e che glorifica la violenza dei giustizieri e l'assassinio di una famiglia di immigrati musulmani. Sull'AfD, quando lei ricorda che il partito ospita neonazisti, Musk si stringe nelle spalle. La difesa è che sostiene "gente normale" che vuole confini sicuri, città sicure e spesa pubblica sensata. Sul Regno Unito la conversazione si rompe. Musk ripete da anni ai suoi follower che la guerra civile britannica è inevitabile, ed è una cosa di cui ho già scritto qui, perché la profezia gli serve a tenere in piedi un ecosistema politico che gli conviene. Beddoes gli chiede quando è stato l'ultima volta nel Regno Unito. "Qualche anno fa". Lei ci vive, e gli mette davanti i numeri: Londra è più sicura di qualunque città americana, la criminalità violenta britannica sta scendendo. Musk risponde che lei vive un'esistenza chiusa, e poi ricicla la profezia: c'è un gruppo in rapida crescita con convinzioni antitetiche a quelle occidentali, a un certo punto arriverà una resa dei conti, e quella è la guerra civile. Quando lei gli riassume l'immagine che i suoi post costruiscono, un'Europa invasa e una civiltà in dissoluzione, lui nega di aver mai detto quelle cose. La chiusura vale il quarto d'ora. Musk spiega che un quarto di miliardo di persone lo segue, quindi piace più di quanto non dispiaccia, e che la gente odia i giornalisti più di quanto i giornalisti non credano. Poi, per attaccare l'Economist, chiede perché non scrivano dell'aria condizionata, visto che in Europa si muore di caldo più di quanto negli Stati Uniti si muoia di armi da fuoco. Beddoes risponde che ne hanno scritto diverse volte e che la settimana prima ci avevano fatto la copertina. "Pro aria condizionata?", chiede lui. Molto pro, risponde lei, dovrebbe leggerci ogni tanto. Iscriviti alla nostra Newsletter Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding. HP Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a : Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a [email protected] . Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it. Dal 24 luglio: la lista dei nemici Il giorno dopo l'uscita dell'intervista Musk definisce Beddoes una "woke NPC” senza alcuna autoconsapevolezza" - mutuando il lessico degli incel genZ (“NPC” è un termine dei giochi di ruolo che indica i personaggi non giocanti, ovvero quelli di contorno alle storie, sotto il controllo del dungeon master o del sistema di gioco) - commentando una clip in cui lei diceva alla CNBC che è irresponsabile, per chi ha 240 milioni di follower, diffondere un livello di disinformazione simile. Il 25 luglio rilancia il post di Rael Braverman, esponente di Reform UK, secondo cui è gente come lei a lasciare che l'Occidente venga distrutto, e aggiunge: "È una traditrice dell'Occidente, semplicemente". Il giornalista Mehdi Hasan ha riassunto la sequenza su X: Musk ha fatto un'intervista con la direttrice dell'Economist, una donna bianca dell'alta borghesia, centrista, figlia di un ufficiale dell'esercito, è andata male, e quindi ora lei è una traditrice dell'Occidente. Reazione del tutto normale da parte di un tizio normale. Musk did an interview with the editor of the Economist, a posh white woman, centrist, daughter of an army officer. It went badly for Musk. So now she’s a ‘traitor to the West.’ Totally normal response from a normal guy. https://t.co/fw53DxFerz — Mehdi Hasan (@mehdirhasan) July 25, 2026 Il 26 luglio lo chef José Andrés, che con la World Central Kitchen porta pasti nelle zone di guerra e di disastro, gli scrive di bere un bicchiere d'acqua prima di twittare, gli riconosce i meriti per i razzi e le macchine, e gli chiede di cambiare perché sta parlando e agendo da tiranno. Il giorno dopo Musk gli risponde "You're an asshole" (“sei uno stronzo”). Tre giorni prima aveva spiegato sempre nell’intervista all’Economist che i tagli agli aiuti non hanno ucciso nessuno. Letteralmente la cosa più falsa dopo la terra piatta. Poi tocca ad Anne Hathaway, che nell'Odissea interpreta Penelope. Un account di X ha ripescato un suo intervento alla cena nazionale della Human Rights Campaign del 15 settembre 2018, dove parlava di uguaglianza, razza e privilegio e leggeva la lettera di una bambina trans di dieci anni, presentandolo come un discorso recente. Musk ha commentato che l'attrice è una marionetta, che legge il copione scritto da qualcun altro, che lì dentro non c'è nessun pensiero critico e che "ha un cervellino da uccello". Ovviamente tra tutti i protagonisti del film ha deciso di accanirsi su una donna. A nessuno è sembrata una cosa casuale. Il pubblico è la parte importante Mettiamo un po' di robe in fila. Il testo di cui si è auto eletto difensore - ovviamente senza che nessuno gliel’abbia chiesto - non dice quello che crede lui. Il regolamento degli Oscar che citava non funziona come pensava. Il cast che denunciava non è quello che aveva letto. La persona che ha insultato non si è ancora capito se fosse quella che intendeva lui. La previsione che aveva sposato è stata smentita dal mercato, che è l'unico giudice che i suoi sostenitori dicono di riconoscere. Quattro di queste cinque cose erano verificabili prima di dirle. Bastava aprire il regolamento dell'Academy, il cast del film o Wikipedia alla voce Tom Holland. È la solita recita di una competenza inesistente davanti a un pubblico che i controlli non li fa, e a cui la recita basta. Che sia una recita lo ha mostrato l'unica ora e mezza in cui qualcuno gli ha chiesto di sostenere le sue affermazioni con dei dati. Alla fine di quell'ora e mezza gli era rimasto un argomento solo, i suoi 240 milioni di follower – e nei tre giorni successivi ha dato della traditrice a chi gliel'aveva chiesto. Il modello lo conosciamo e lo abbiamo già ricostruito: un imprenditore la cui posizione di mercato si regge sull'annuncio molto più che sul prodotto consegnato, un imbonitore da fiera con dietro una capitalizzazione mai vista nella storia e tutti gli amici nei posti giusti. Quando le stesse amplificazioni riguardano l'immigrazione, i temi razziali e il complottismo, invece del cinema, quel pubblico scende in strada; è successo in Irlanda e abbiamo già scritto come lui e i suoi sodali in qualche modo vadano messi in condizione di non poter più portare avanti le loro politiche eversive. Il "go woke go broke" non ha mai indovinato niente Restano i soldi, che in questa storia sono l'unica cosa che i suoi sostenitori dicono di prendere sul serio. L'Odissea punta al miliardo di dollari: quest'anno ci sono arrivati in tre, un biopic musicale, un cartone tratto da un videogioco e il quinto capitolo di una saga Pixar, e nessuno dei tre doveva vincere una guerra culturale prima di aprire in sala. Il quarto sarà un film vietato ai minori, di quasi tre ore, tratto da un poema epico, con il cast che secondo la profezia doveva affondarlo. Perché è di questo che stiamo parlando: "go woke go broke" è uno slogan basato sul cherry picking che serve a tribalizzare un'utenza con un livello analitico così basso da ritenere davvero Musk l'uomo più intelligente del mondo. Solo che questa non viene verificata mai. Quando un film con un cast misto incassa poco è la prova che lo slogan funziona, a prescindere dalle qualità reali del prodotto, quando ne incassa un miliardo nessuno torna sul post di gennaio a fare i conti. Nel frattempo si è già passati al titolo successivo, che è esattamente il motivo per cui lo slogan sopravvive da anni senza aver mai azzeccato quasi niente. I numeri aggregati, quando qualcuno si prende la briga di raccoglierli, dicono il contrario. Il rapporto annuale dell'Università della California sulla diversità a Hollywood, uscito a marzo su 109 uscite in sala del 2025, ha trovato che i film con cast composti per il 41-50% da attori non bianchi registrano i maggiori incassi mediani globali e domestici, la distribuzione internazionale più ampia e il miglior piazzamento medio nel primo fine settimana. È più o meno la quota di popolazione non bianca degli Stati Uniti. Non è una battaglia ideologica vinta, è aritmetica: sono le persone che comprano i biglietti. Non scenderò nel dettaglio in questa sede perché abbiamo già scritto abbastanza, ma ci sarà modo in futuro. Lo slogan, insomma, non serve a prevedere gli incassi. Serve a tenere insieme un pubblico e a vendergli l'indignazione e l'identità a puntate, che sia il film razzista del peggior regista del mondo o, quando capita, un'app che rifà il film di uno dei registi più importanti di questo secolo, con Ulisse che usa tappi di gommapiuma e Penelope col botox. In definitiva, la crociata di Musk contro l'Odissea è il ritratto di un uomo che, avendo comprato tutto, ha scoperto di non poter acquistare né il talento né la capacità di dettare il gusto collettivo. Mentre lui spende le giornate a insultare chiunque non si inchini davanti al suo algoritmo, il pubblico ha fatto quello che fa sempre: decidere autonomamente. Rendendo lui e quelli come lui molto meno rilevanti di quanto amino raccontarsi.

