
La gestione della conduzione del programma Report è al centro di una fase decisiva all'interno della Rai, a seguito della consegna della relazione del Comitato Etico all'amministratore delegato Giampaolo Rossi. Il documento, che è stato mantenuto segreto come da prassi aziendale, analizza la vicenda che coinvolge il giornalista Sigfrido Ranucci in relazione agli eventi occorsi lo scorso ottobre e alle successive confessioni di Valter Lavitola.
Il rapporto del Comitato Etico evidenzia diverse criticità riguardanti la condotta del giornalista, con particolare riferimento ai seguenti punti:
Il Comitato raccomanda all'amministratore delegato di intervenire per "mettere in sicurezza l'azienda" e scongiurare ulteriori umiliazioni. Parallelamente, una parte della redazione di Report ha espresso il desiderio di un passo indietro di Ranucci dalla conduzione del programma, richiedendo la ricerca di un sostituto.
L'amministratore delegato Giampaolo Rossi valuterà il contenuto della relazione nei prossimi giorni per decidere sull'eventuale sospensione o sostituzione del conduttore. Si precisa che il parere del Comitato Etico è di natura consultiva e non vincolante, lasciando all'AD la piena autonomia sulla scelta editoriale.
Sigfrido Ranucci ha espresso la propria posizione dichiarando di voler decidere autonomamente le modalità e i tempi di un eventuale allontanamento. Il giornalista ha inoltre accennato alla possibilità di richiedere un risarcimento in caso di licenziamento forzato. Sul fronte giudiziario, si prevede che il conduttore verrà sentito in Procura nei prossimi giorni per approfondire la vicenda processuale.

Rai, i rilievi del comitato etico: “Si rischia il danno d’immagine”
politica
Caso Ranucci, Comitato etico Rai: "Danno di reputazione e immagine alla rete", redazione Report: "Cerchiamo sostituto"
CronacaContinua l'agitazione interna alla Rai in seguito all'attentato dello scorso ottobre al conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Dopo la confessione di Valter Lavitola come mandante dell'azione contro il giornalista e la possibilità che egli stesso conoscesse o intuisse ciò che avvenne il 16 ottobre, si è riunito il Comitato etico della Rai. Dal rapporto stilato, emerge che la rete pubblica teme un danno di reputazione e di immagine in seguito a quanto accaduto. Insieme a una parte della redazione di Report, chiede un passo indietro di Ranucci dalla conduzione del programma e cerca un sostituto. Caso Ranucci, Comitato etico Rai: "Danno di reputazione e immagine alla rete", redazione Report: "Cerchiamo sostituto" La vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola continua a produrre conseguenze anche all’interno della Rai, dove il caso giudiziario si intreccia ormai con una delicata riflessione sul futuro di Report. Mentre l’inchiesta della Procura procede e nuovi elementi vengono raccolti dagli investigatori, ai vertici dell’azienda si guarda con attenzione alla posizione del conduttore, anche per le possibili ricadute sull’immagine del servizio pubblico. Caso Ranucci, "giornalista complice del 'finto attentato', Lavitola al gip: 'Non escludo che Sigfrido sapesse" - RUMORS Secondo fonti anonime raccolte dal Giornale d'Italia, Sigfrido Ranucci sarebbe stato al corrente dell'attentato che lo scorso 16 Ottobre ha visto esplodere un ordigno davanti alla sua abitazione. Il giornalista avrebbe organizzato il piano, o comunque ne sarebbe stato complice indiretto, avvallando così il progetto dell'amico intimo Lavitola. Rumors che trovano conferma con quanto ha comunicato Lavitola al gip durante l'interrogatorio di garanzia Sul tavolo dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi è arrivata la relazione del Comitato etico, chiamato a valutare la condotta di Ranucci alla luce del Codice etico aziendale. Il documento resterà riservato. Nei prossimi giorni l’ad dovrebbe esaminarne i contenuti e valutare le eventuali conseguenze. La Rai, tuttavia, precisa che qualsiasi decisione sul futuro di Ranucci non sarebbe una conseguenza automatica delle conclusioni del Comitato etico. Un eventuale cambio alla guida di Report verrebbe presentato come una "scelta editoriale", lasciando formalmente distinto il piano disciplinare da quello della programmazione. È proprio questo il punto più delicato della vicenda. Secondo le ricostruzioni, ai vertici dell’azienda sarebbe cresciuta la preoccupazione per quello che viene considerato un possibile danno reputazionale. L’esposizione mediatica del conduttore, alimentata dalle dichiarazioni di Lavitola nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato alla villetta di Ranucci, rischia infatti di prolungarsi nel tempo. E in Rai si teme anche che la vicenda possa avere conseguenze indirette sul piano commerciale e pubblicitario. Caso Ranucci-Lavitola, Salvini chiede chiarezza: "Si prenda una pausa da Report", il giornalista: "Vuole la mia sospensione" Il leader del Carroccio ha precisato di non aver alcun astio nei confronti del giornalista e ritiene che "finché non ci sarà chiarezza anche nei rapporti tra Ranucci e Lavitola, il denaro pubblico non deve andare a chi è coinvolto in questa triste vicenda". Dura replica da parte di Ranucci e del suo avvocato De Vita, che ha parlato di "linciaggio mediatico e politico" Nel frattempo, attorno al conduttore si moltiplicano le prese di posizione. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto la sospensione di Ranucci, mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha assunto una posizione ancora più netta. Sul fronte opposto, il Movimento 5 Stelle ha ribadito la propria contrarietà a una rimozione, anche attraverso la voce di Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai. Una posizione meno esplicita, ma significativa, arriva invece dal Partito Democratico. Walter Verini, capogruppo Pd in Antimafia, ha sottolineato la forza della squadra di Report, suggerendo che qualsiasi decisione sul futuro della trasmissione dovrebbe essere condivisa con la redazione. E proprio dalla redazione arriverebbe una delle dinamiche più delicate. Secondo indiscrezioni, una parte dei giornalisti di Report sarebbe favorevole a un avvicendamento alla guida del programma. Un'ipotesi che non nascerebbe soltanto dall'attuale vicenda giudiziaria, ma anche dalla prospettiva del pensionamento di Ranucci, tema già discusso da tempo. Caso Ranucci, il giornalista sentito per 5 ore dalla commissione Rai: verifiche su Report, fonti e rapporti con Lavitola L’audizione del conduttore e vicedirettore dell’Approfondimento Rai si è concentrata sulle modalità di gestione delle fonti nelle inchieste di Report e sui rapporti con Valter Lavitola, mentre proseguono gli accertamenti della Procura di Roma sull’attentato del 2025 La partita, dunque, non riguarda soltanto il destino del conduttore. In gioco c'è anche il futuro di Report, uno dei programmi più riconoscibili della Rai, e l'equilibrio tra autonomia editoriale, responsabilità aziendale e pressioni politiche. Mentre l'inchiesta giudiziaria continua a svilupparsi, a Viale Mazzini la domanda è ormai inevitabile: Ranucci resterà alla guida della trasmissione o si aprirà una nuova fase?

Il caso Lavitola-Ranucci scuote Report e la Rai: il Comitato per il Codice etico volta le spalle al giornalista
GiustiziaSiamo di fronte, con le notizie che Il Riformista ha svelato per primo e con quelle che oggi siamo in grado di aggiungere, al più grande scandalo della storia dell’informazione italiana. Non a caso il rapporto del Comitato per il Codice etico Rai, pur secretato, raccomanda all’ad di viale Mazzini, Giampaolo Rossi, di mettere in sicurezza l’azienda e scongiurare un’ulteriore umiliazione per la Rai e i suoi giornalisti e collaboratori. Via Ranucci, via il dolore: archiviata la sua storia in Rai, dovrà essere approfondita quella processuale. Ranucci verrà sentito in Procura già nei prossimi giorni. Cominciamo con una domanda: come mai Ranucci non parla di Lavitola? Perché non si mostra minimamente arrabbiato verso l’amico che lo avrebbe tradito? Se lo chiede il senatore Tommaso Calderone, di Forza Italia. «Sembra che Ranucci abbia il timore reverenziale nei confronti di Lavitola, non lo accusa, non ne parla. Un atteggiamento strano, perfino sospetto. Un silenzio, tra i due, che sembra fare velo a qualche segreto che il faccendiere arrestato condivide con il conduttore, attento a non fargli dispetto». La Procura non si è bevuta la versione di Lavitola, così come il Comitato etico Rai non ha mandato giù quella di Ranucci. Lavitola rimane in cella. E Ranucci, nella logica delle cose, sarà messo dall’azienda del servizio pubblico in condizione di non nuocere a se stesso e agli altri. Messe agli atti le confessioni con cui Lavitola dichiara di aver architettato la simulazione dell’attentato per portare gli agenti di scorta di Ranucci da due a otto, resta da capire cosa intenda fare il Viminale. I due componenti del Cda Rai indicati da Avs e M5S, Roberto Natale e Alessandro Di Majo, prendono una prima, prudente distanza: «C’è una questione che va tenuta ferma: il suo rapporto con Lavitola ha condizionato o meno la scelta di alcuni dei temi o dei contenuti di Report? Crediamo debba essere questo il tema al centro delle valutazioni che farà in questi giorni l’Amministratore delegato». Una posizione che trova una sponda significativa anche nel sindacato dei giornalisti Rai. Sara Verta, segretario di Unirai, invita a non trasformare ogni critica a Ranucci in un attacco al giornalismo d’inchiesta. «È una vicenda inquietante che va affrontata senza trasformare ogni critica in un attacco al giornalismo d’inchiesta. Ranucci deve rispondere agli stessi criteri e alle stesse responsabilità di ogni giornalista Rai». Per Verta, il problema è anche l’eccessiva personalizzazione di Report: «Attorno a Ranucci si è costruita una corazza politica, sindacale e mediatica che rende difficile discutere parole, comportamenti e metodo senza essere accusati di voler colpire Report». Il punto non è trovare un altro personaggio forte, ma restituire centralità al programma e alla redazione. «Report non ha bisogno di un nuovo Ranucci, ma di un giornalista d’inchiesta serio: esperienza, verifica delle fonti, rigore deontologico, capacità di lavorare con una redazione e rispetto dei colleghi». E proprio qui torna il tema delle regole: «La libertà di informare non può diventare una zona franca dalla responsabilità professionale. Anche la verifica delle fonti resta imprescindibile, soprattutto davanti ad accuse gravi». Verta richiama infine la Vigilanza Rai: «Non deve fare processi né sostituirsi alla magistratura. Deve però controllare, approfondire e pretendere risposte. Davanti a una vicenda così grave, non può semplicemente paralizzarsi». Ora la Rai dovrà fare la cosa più semplice e più difficile: separare il giornalismo dalla politica e dalle relazioni personali del suo conduttore. Ranucci ha diritto di difendersi. La redazione di Report ha diritto di non essere trascinata in una vicenda che non ha scelto. Ma il servizio pubblico ha soprattutto il dovere di capire se qualcuno, fuori dalla redazione, abbia mai deciso che cosa dovesse diventare un’inchiesta. Aldo Torchiaro Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste. © Riproduzione riservata Aldo Torchiaro

Caso Ranucci, la relazione del Comitato Etico è sul tavolo dei vertici della Rai: si avvicina la decisione su Report
cronacaE' stata consegnata all’amministratore delegato Giampaolo Rossi la relazione del Comitato Etico sulla vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e si avvicina dunque la decisione sulla conduzione di Report. Ora Rossi si prenderà qualche giorno per leggere il contenuto, che è stato secretato, come da prassi per questo tipo di documentazione, e farà le sue valutazioni - come spiegano fonti aziendali - in piena autonomia, perché si tratta di un parere meramente consultivo e non vincolante, che non determina, dunque, automatismi sulla scelta editoriale relativa a una eventuale sostituzione del conduttore. Fatto sta che il malcontento è forte ai piani alti della tv pubblica per il danno reputazionale che la vicenda sta causando all’azienda. Tanto che i vertici non nascondono insofferenza e preoccupazione per possibili ricadute anche sotto il profilo della raccolta pubblicitaria. Gli occhi sono puntati sul prosieguo dell’inchiesta, perché i contorni dell’azione messa in atto da Valter Lavitola restano ancora poco chiari, al punto che lo stesso Gip di Roma, nell’ordinanza con cui ha confermato il carcere per l’imprenditore, ha parlato di «dichiarazioni fumose e assolutamente generiche», oltre che di movente «inverosimile" in relazione al suo interrogatorio. Su questa scia dalla maggioranza si sollevano voci sempre più critiche nei confronti del conduttore, accusato da più esponenti di Fratelli d’Italia di opacità, perché non fa chiarezza, ad esempio sul perché «il giorno della perquisizione a Lavitola è stato due ore al telefono con il presunto mandante dell’attentato per tentare di concordare un alibi per lo stesso Lavitola». Ranucci, che potrebbe essere ascoltato dai magistrati, forse a settembre, comunica pubblicamente solo attraverso i social da alcuni giorni e non rilascia dichiarazioni, mentre il suo legale lo descrive incredulo, perché «mai avrebbe potuto immaginare, e penso nessuno, che un amico potesse arrivare a tanto» e «allo sgomento si aggiungono i dubbi su quale possa essere il disegno reale di una tale azione criminale e pericolosa».
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