Il campo è largo, forse troppo. E nel Pd c’è chi tifa per Conte
PoliticaRoma, 18 agosto 2026 – Ma se le primarie del campo largo le vincesse Beppe Conte? Ancora non sono chiare le regole del gioco, in realtà non è chiaro nemmeno se le primarie ci saranno davvero, di certo si sa che i potenziali concorrenti abbondano già. Conte, appunto, Elly Schlein, magari Matteo Renzi o chi per lui. Qualcuno dei riformisti del Pd (potrebbe essere Giorgio Gori, ma solo se Silvia Salis non si candiderà), probabilmente Ernesto Maria Ruffini. Dunque: se vincesse il capo del M5S? La domanda ferragostana, che dunque vale quel che vale, cioè poco al momento, visto che tutto può cambiare entro qualche mese, affolla la mente del sinistra-centro, che sta con fatica cercando una soluzione testardamente unitaria per tenere tutti dentro senza sfasciarsi un minuto dopo aver eventualmente vinto le elezioni politiche. La sindaca di Genova Silvia Salis L’avvocato del popolo, pater familias degli italiani, in questi anni ha fatto dimezzare i voti del M5S ma ha mantenuto inspiegabilmente intatto il patrimonio di consenso personale. Piace ai cattocomunisti, ai pacifisti irenici, è trasversale per indole e biografia politica avendo governato con Lega e con Pd. A differenza di Schlein, unica sua vera avversaria, sa come abbandonare il settarismo quando è necessario per conquistare voti altrove (sulla sicurezza, sull’immigrazione). Si è divertito, fin al primo momento in cui è stata pronunciata l’espressione “campo largo”, a farlo diventare un campo santo. Il Pd lo ha subìto, sofferto, patito; il partito di Schlein sembra sempre, ancora oggi, che debba farsi perdonare qualcosa, o l’aver governato troppo o l’essere stato renziano. Conte è diventato il surrogato della leadership del Pd avendone condizionato l’impostazione culturale, come dimostra il taglio del numero dei parlamentari avallato – dopo tre voti contrari in Parlamento – dalla gestione precedente del Pd. Una gestione di cui si parla inspiegabilmente sempre troppo poco a sinistra. C’è sempre grande, spasmodica attenzione sulle due segreterie Renzi e sulle responsabilità renziane, che pure ci sono (talvolta colpevolizzate oltre i propri demeriti), ma le segreterie Zingaretti e Letta sono psicanaliticamente rimosse. Una parte del Pd, bettinianamente parlando, adora Conte. Per un periodo ha rappresentato tutto ciò che il Pd non poteva essere. Da tre anni c’è Schlein e quel gap di attese e proiezioni politiche dell’elettorato sulla leadership della sinistra non sembra essere stato recuperato. Soprattutto sulla politica estera, Schlein ha deluso le aspettative rosybindiane di chi chiedeva un cambio sul sostegno militare all’Ucraina. Questi elettori sarebbero tentati dal voto a Conte. Un recente sondaggio sulle primarie dell’Istituto Piepoli dice che Conte è primo con il 43 per cento, la segretaria del Pd si ferma al 36. Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto, ha detto al Foglio che “il leader del M5s gode di un vantaggio competitivo. Oltre ai voti dei propri militanti, potrebbe beneficiare di quelli degli elettori Pd: secondo le nostre rilevazioni sarebbero circa il 25 per cento”. La vittoria di Conte manterrebbe alto il tasso di fedeltà elettorale del M5S alla causa del campo largo. Per gli elettori superstiti del M5S, l’adesione politica alla coalizione è un male necessario, ma non vogliono saperne di sostenere un progetto politico in cui ci sono Renzi & soci senza che alla guida vi sia Conte. Con un diverso candidato nella migliore delle ipotesi starebbero a casa. Non sarebbe neanche una novità. Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs D’altronde, certi odi non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E l’odio dell’elettorato a Cinque Stelle per la sinistra, per il centrosinistra, per il centro-centrosinistra, insomma ci siamo nannimorettianamente intesi, è atavico, una storia relativamente antica come quella porzione di storia della Repubblica italiana in cui il demopopulismo s’è adagiato, incistato, e lì combattivamente agisce. Alle elezioni amministrative a Venezia, stando a un’analisi del flussi di YouTrend, il M5S ha fatto vincere Simone Venturini, candidato del centrodestra, erede di Luigi Brugnaro, di cui è stato assessore: la metà di coloro che alle europee del 2024 aveva votato per i Cinque Stelle ha scelto, a maggio, il candidato sostenuto dalla maggioranza di governo. Un dato decisivo per la sua vittoria al primo turno, ha osservato YouTrend, “visto che ha superato di poco la soglia della maggioranza assoluta dei voti validi”. È accaduta la stessa cosa in Abruzzo, alle elezioni regionali, due anni fa, con la candidatura del civico di centrosinistra Luciano D’Amico, già rettore dell’Università di Teramo. A L’Aquila un elettore del M5S su due si astenne e quasi il 15 per cento votò per Marco Marsilio, attuale presidente della Regione, di Fratelli d’Italia; anche a Pescara un elettore su otto votò per il candidato della coalizione rivale. Questi sono soltanto alcuni casi. L’alleanza con il M5S potrebbe essere conveniente, insomma, solo se Conte vince le primarie.

