Due morti ‘firmate’ ICE, in Texas e nel Maine. Una vittima anche in Florida
contenuti originaliIl 7 luglio a Houston e il 13 luglio in una cittadina dell’area metropolitana di Portland sono stati uccisi con colpi d’arma da fuoco un 53enne messicano e un 26enne colombiano. E ieri, 14 luglio, nell’area metropolitana di Jacksonville un 28enne è stato investito mentre cercava di sfuggire alla cattura. “Lorenzo Salgado Araujo e Joan Sebastian Guerrero sono i nomi delle ultime due vittime dell’ICE. Altre due vite spazzate via mentre l’ICE continua a diffondere paura, a separare famiglie, a togliere vite… – ha protestato Amnesty International – Ora è necessario avviare indagini indipendenti e imparziali su queste uccisioni. Ma non basta. Non vogliamo più piangere quando è troppo tardi. Vogliamo #ICEOUT dagli Stati Uniti. Ora.”. Le indagini in corso stanno appurando le dinamiche degli ‘incidenti’ in cui sono coinvolti agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) facente capo al Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS). Il DHS ha dichiarato che gli agenti dell’ICE miravano a un altro ‘bersaglio’, due guatemaltechi segnalati nella lista di ricercati (wanted) che, seguendo le indicazioni di una soffiata, cercavano di catturare mentre i due ‘obiettivi’ si muovevano a bordo di un furgone bianco come quello guidato da Lorenzo Salgado Araujo, titolare di un’impresa edile, andando al lavoro con suo fratello, Victor, e insieme a due collaboratori, Trinidad Rojas e Daniel Tirado Pantoja. Un quotidiano di Houston, il Chronicle, ha pubblicato un articolo, intitolato L’ICE mente. E ora hanno ucciso un abitante di Houston, che denuncia il ferimento letale e spiega che la vittima “non era un criminale”, bensì un’onesto lavoratore che stava per ottenere l’agognato permesso di soggiorno dopo 35 anni vissuti negli USA, dove sono nati tutti i suoi tre figli. “Ha sempre saputo cosa doveva fare nel caso in cui fosse stato fermato o trattenuto – ha dichiarato a The Texas Tribune il figlio maggiore di Lorenzo – Sapeva che non doveva firmare nulla, sapeva che non doveva creare problemi”. Ronaldo Salgado, che ha 29 anni ed è un insegnante, e i suoi familiari sono convinti che suo padre, incensurato e disarmato, non avrebbe mai reagito in modo inconsulto a nessun ordine di un agente di polizia e, piuttosto, venendo inseguito veicoli senza contrassegni e targhe e assalito da persone senza divise o stemmi abbia ritenuto di essere stato aggredito, come temeva che potesse capitargli, da delinquenti che cercavano di rubargli il furgone e gli attrezzi da lavoro. Analogamente Joan Sebastián Guerrero, che aveva il permesso di lavoro negli USA, era impiegato come fattorino e al momento dell’arresto, verso le 7 della mattina, era in macchina con la figlia, una bimba di tre anni, sicuramente non ha provocato gli agenti in borghese che, come mostra il video registrato da un testimone, prima di sparare il colpo letale l’avevano ammanettato. In entrambi gli ‘incidenti’ gli agenti dell’ICE non indossavano le telecamere d’ordinanza… e la loro versione dei fatti contrasta con molte prove ed evidenze. Ed è palese che le morti di Lorenzo Salgado Araujo e Joan Sebastián Guerrero siano avvenute in modo tanto simile a quella della statunitense Renée Nicole Good, uccisa il 7 gennaio scorso a Minneapolis. Invece il 14 luglio in Florida un ragazzo è morto mentre cercava di eludere la cattura: “Il sergente della Florida Highway Patrol, Dylan Bryan, ha riferito che quattro uomini, all’uscita di un minimarket, sono stati fermati dagli agenti federali – spiega Federica Farina nelle pagine del quotidiano italo-americano La Voce di New York – Uno di loro di 28 anni ha attraversato una strada molto trafficata tentando di fuggire ed è stato investito da un camion in corsa. L’autista lo ha subito soccorso ma non c’è stata alcun possibilità di salvarlo”. “Secondo il Deportation Data Project gli arresti effettuati dall’ICE fino al febbraio febbraio scorso sono 1˙057 – osserva Federica Farina – Recentemente il New York Times ha riferito che alla fine di giugno la cifra è raddoppiata e attualmente nei centri federali sono detenuti circa 39˙000 migranti. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca le persone uccise da un agente federale sono 9, ma non sono state conteggiate tutte le morti avvenute durante un’operazione relativa all’immigrazione. Secondo il Wall Street Journal nel periodo dal luglio 2025 al gennaio 2026 le sparatorie in cui era coinvolto un agente dell’ICE sono state almeno una decina”. L’agenzia Reuters riferisce che oggi, sebbene ieri “in seguito all’uccisione di due uomini da parte degli agenti in Texas e nel Maine, i funzionari [del DHS] avevano annunciato una sospensione temporanea di tali controlli”, Donald Trump “ha dichiarato che gli agenti federali dell’immigrazione non interromperanno i controlli stradali” e in un post diffuso sui social media ha scritto: «Dobbiamo essere forti, tenaci e intelligenti, e NON POSSIAMO rinunciare a uno degli strumenti più importanti ed efficaci dell’ICE per combattere il crimine: il fermo stradale!». Ma i metodi con cui gli agenti dell’ICE effettuano tali interventi preoccupano molto, perché gli ‘incidenti’ di questi giorni dimostrano che le vittime sono persone innocenti e che le sparatorie nelle strade dei centri urbani in pieno giorno e orari in cui la gente si reca al lavoro e i genitori accompagnano i figli a scuola potrebbero colpire chiunque… e la CNN e molti media statunitensi riferiscono di numerose proteste, come quella documentata stamattina a New York da Reuters / Anadolu.





