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Ibm perde 70 miliardi a Wall Street dopo l’allarme sull’impatto dell’Ai: il titolo crolla del 25%
Economia/finanzadi Francesco Bertolino
«Big Blue» avverte che i clienti stanno concentrando le spese su server, chip e altri strumenti utili per l’intelligenza artificiale e risparmiando su software e servizi. Il titolo subisce il maggior calo dal 1960 e trascina giù tutto il settore
Il «grande blu» va in profondo rosso. Ibm sta perdendo il 25% a Wall Street, registrando il suo peggior calo di Borsa dal 1960 e bruciando circa 70 miliardi di dollari di capitalizzazione. Un tracollo che sta trascinando al ribasso l’intero settore dei software e dei servizi tecnologici, con ribassi significativi per Accenture (-3,3%), Servicenow (-4,2%) e Salesforce (-2%).
Il motivo Il motivo del crollo di Ibm è la revisione al ribasso della crescita dei ricavi prevista per il secondo trimestre: 17,2 miliardi contro 17,8 miliardi attesi dagli analisti, con un aumento solo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una differenza di 600 milioni che sta costando a Ibm quasi 70 miliardi di capitalizzazione. Più che l’entità economica dell’aggiustamento, però, a destare preoccupazione sul mercato sono le giustificazioni addotte dal ceo, Arvind Krishna, per il risultato.
L’impatto dell’Ai «Nelle ultime settimane di giugno, abbiamo osservato che i clienti hanno spostato i loro investimenti verso l'acquisto di server, storage e memorie, al fine di assicurarsi infrastrutture con disponibilità limitata in previsione degli attesi aumenti di prezzo», ha spiegato Krishna. In altri termini, le aziende stanno destinando gran parte dei loro fondi disponibili all’acquisto di tutto ciò che serve per l’intelligenza artificiale, sacrificando il resto. «Questa dinamica ha influenzato le abitudini di acquisto dei clienti», ha infatti notato il ceo di Ibm. «Sebbene avessimo previsto un certo impatto legato alla catena di approvvigionamento, non ci aspettavamo una riorganizzazione delle priorità di spesa in conto capitale di tale portata».
I timori «Questo contesto esige che i nostri team lavorino alla perfezione, e in questo trimestre non ci siamo riusciti», ha proseguito il manager. «Non ci siamo adattati e non abbiamo agito con sufficiente rapidità, e numerose grandi trattative non si sono concluse nei tempi previsti». Krishna è tuttavia fiducioso che lo stop sia solo temporaneo e che, esaurita la sbornia da Ai, le aziende torneranno ad acquistare i suoi servizi, fra cui l’avveniristico quantum computing. A giudicare dalla reazione, invece, il mercato sembra scontare il timore che quello dai software all’Ai sia un travaso di spesa epocale. E da cui non si tornerà facilmente indietro.
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