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Trump s’è già rimangiato il “racket” su Hormuz
EsteriROMA – È durata un giorno appena la minaccia di “racket” tecnicamente inteso che Trump voleva imporre allo stretto di Hormuz, la tassa del 20% sulle merci in transito in cambio della protezione americana (“Saremo gli angeli custodi”, aveva detto). Il Presidente Usa – come moltissimi avevano pronosticato – dice ora di essere disponibile ad “accettare” in cambio accordi di investimento con gli stati del Golfo.
Scrivendo su Truth, Trump ha affermato che “lo Stretto di Hormuz è aperto a tutto il traffico navale, tranne che a quello iraniano, e questo a causa della loro leadership bugiarda, violenta e malvagia, che li sta conducendo verso la totale distruzione”.
“Pertanto, attueremo un blocco totale, ma solo sulle navi in arrivo e in partenza dai porti iraniani, o che trasportano merci di provenienza iraniana”.
“A seguito di colloqui molto proficui con i leader mediorientali, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% imposta dagli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo effettueranno negli Stati Uniti. Questi investimenti saranno enormi ma, allo stesso tempo, straordinariamente vantaggiosi per loro e per il loro futuro. Come tutti sanno, gli Stati Uniti vantano il più grande investimento in dollari di qualsiasi altro Paese nella storia, ma questi nuovi investimenti renderanno tale cifra ancora più elevata, e vedremo fabbriche, impianti e attrezzature affluire negli Stati Uniti a livelli storici, creando ulteriori milioni di posti di lavoro americani ben retribuiti! L’America sta vincendo di nuovo, vincendo come mai prima d’ora. I giorni in cui l’Iran uccideva centinaia di migliaia di persone, tra cui 52.000 manifestanti, sono finiti e, soprattutto, l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”.
Incalzato dai giornalisti Trump ha spiegato che dopo l’annuncio della “tassa” aveva ricevuto telefonate da leader del Golfo che gli offrivano invece opportunità commerciali e di investimento. E che, auto-smentendosi, ritiene che nessuno dovrebbe poter imporre una tariffa alle navi che transitano nello stretto: “Non mi piace il concetto di tariffa, ma allo stesso tempo non è giusto che dobbiamo proteggere questo stretto per il mondo intero”.
Un ritorno alla linea dettata poco tempo fa dal suo stesso segretario di Stato Marco Rubio che aveva ammonito: “A nessun Paese è permesso di far pagare pedaggi o commissioni su una rotta internazionale. Questo dice il diritto internazionale stesso“.
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