
Muraro, il pensiero imprevisto
Cultura
Fiorucci: “A Roma Tre insegniamo a governare l'IA con il pensiero critico”
cronaca/dossier/universit-2026-2027Dall'introduzione di percorsi magistrali all'avanguardia all'ingresso dell'Ateneo nell'alleanza europea EPICUR, l’Università Roma Tre è un Ateneo che punta a coniugare solide competenze specialistiche, transizione digitale e pensiero critico per formare professionisti consapevoli e flessibili. Abbiamo intervistato il Rettore Massimiliano Fiorucci. Quali sono le principali novità dell’offerta formativa per l'anno accademico 2026/27? “L’offerta formativa di Roma Tre continua a distinguersi per ampiezza, qualità e capacità di rinnovarsi. Oggi l’Ateneo propone 86 corsi di laurea triennale, magistrale e a ciclo unico, alcuni dei quali interamente erogati in lingua inglese, ai quali si affiancano 85 percorsi post lauream e 27 corsi di dottorato di ricerca. Un’offerta che viene costantemente aggiornata per rispondere ai cambiamenti della società, della ricerca e del mondo del lavoro. Per l’anno accademico 2026/2027 introduciamo due nuove lauree magistrali che rafforzano ulteriormente questa strategia. La prima è in Data Science, un corso interdipartimentale che mette insieme le competenze dei Dipartimenti di Matematica e Fisica e di Ingegneria Civile, Informatica e delle Tecnologie Aeronautiche, con l’obiettivo di formare figure altamente qualificate nell’analisi e nella valorizzazione dei dati. La seconda è in Strategie per la Società Digitale: Politiche, Innovazione e Nuove Governance, promossa dal Dipartimento di Scienze Politiche, che nasce per preparare professionisti capaci di interpretare e governare le trasformazioni digitali che interessano istituzioni, amministrazioni e organizzazioni. Tra le principali novità, si inserisce anche la recente attivazione, presso il Dipartimento di Architettura, del curriculum interamente in lingua inglese del Corso di Laurea Magistrale in Architettura – Restauro. Si tratta di un’iniziativa che rafforza la vocazione internazionale dell’Ateneo e valorizza un settore di eccellenza, preparando professionisti in grado di affrontare le sfide della tutela, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio architettonico in una prospettiva globale. Con queste nuove iniziative confermiamo la volontà di investire in percorsi interdisciplinari e innovativi e nella formazione di competenze strategiche per affrontare le sfide del futuro. L’obiettivo è offrire ai nostri studenti strumenti culturali e professionali sempre più solidi, in grado di coniugare eccellenza accademica e concrete opportunità di inserimento nel mondo del lavoro”. Avete in programma collaborazioni con università straniere? Se sì, quali? “Sì, e direi che le collaborazioni internazionali rappresentano uno degli assi strategici dello sviluppo di Roma Tre. Per noi l'internazionalizzazione non coincide soltanto con la mobilità di studenti e docenti, ma è una dimensione trasversale che coinvolge didattica, ricerca e terza missione. La novità più significativa è il recente ingresso di Roma Tre nell'alleanza universitaria europea EPICUR, attraverso il progetto Erasmus+ European Universities, coordinato dall'Università di Strasburgo. In questa rete collaboriamo con atenei di primo piano come l'Università di Basilea, il Karlsruhe Institute of Technology, le Università di Friburgo, BOKU di Vienna, Aristotele di Salonicco, Adam Mickiewicz di Poznań, Southern Denmark, Pablo de Olavide e Haute-Alsace. È un risultato di grande rilievo perché avvia un percorso di integrazione strutturale destinato a incidere nel tempo sulla didattica, sulla ricerca, sulla mobilità e sulla governance universitaria. A questo si affiancano importanti collaborazioni nell'ambito dei progetti PNRR. Con IMPACT, di cui Roma Tre è capofila, lavoriamo insieme a università e istituzioni del Mediterraneo e del Maghreb, in particolare in Tunisia, Marocco ed Egitto, sviluppando attività di formazione congiunta, mobilità e rafforzamento istituzionale. Attraverso il progetto TRANSIT, invece, la cooperazione si estende ai Paesi dell'America Latina e dell'Asia, coinvolgendo partner in Argentina, Brasile, Colombia, Cina, Corea del Sud e Vietnam. Un altro ambito di cui siamo particolarmente orgogliosi è quello della cooperazione internazionale allo sviluppo, che consideriamo una componente qualificante della terza missione dell'Ateneo. Roma Tre è oggi la prima università italiana per numero di progetti finanziati dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Operiamo in Paesi come El Salvador, Giordania, Cuba e Bolivia con iniziative dedicate alla tutela del patrimonio culturale, alla formazione, al rafforzamento istituzionale e allo sviluppo sostenibile, mettendo le competenze scientifiche e formative dell'Università al servizio dei territori e delle comunità coinvolte. Sul fronte della mobilità, Roma Tre dispone inoltre di una rete estremamente ampia e consolidata: contiamo oltre 1.300 accordi Erasmus+ e 70 accordi di mobilità internazionale con università extra-UE. Il prossimo anno accademico saranno inoltre attivi 17 percorsi di doppio titolo, realizzati attraverso accordi bilaterali e multilaterali con 48 università straniere, offrendo ai nostri studenti opportunità formative sempre più internazionali. A questo si aggiungono la partecipazione ai consorzi Erasmus Mundus, i numerosi progetti di ricerca finanziati da Horizon Europe e una rete di collaborazioni che fa di Roma Tre il primo ateneo italiano per numero di accordi internazionali. È un patrimonio di relazioni che rafforza la nostra capacità di produrre conoscenza, attrarre talenti e contribuire ad affrontare le grandi sfide globali”. Come sta evolvendo il modello di insegnamento nel vostro ateneo per integrare l'uso etico di strumenti di IA generativa (es. ChatGPT) nel processo di apprendimento? Credo che oggi l'università abbia una responsabilità precisa: non limitarsi a insegnare come si usano gli strumenti di intelligenza artificiale, ma educare a un loro utilizzo consapevole, critico ed etico. L'IA generativa rappresenta un cambiamento profondo, del quale non siamo ancora in grado di valutare pienamente tutte le conseguenze. Per questo riteniamo che l'università debba guidare questo processo, non subirlo, assumendo un ruolo di leadership non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello culturale. Roma Tre può contare su competenze di eccellenza in molti settori coinvolti da questa trasformazione: dall'informatica e dall'ingegneria alla filosofia, al diritto, alle scienze dell'educazione e alla didattica. La sfida è mettere queste competenze in dialogo tra loro, evitando che rimangano confinate nei singoli ambiti disciplinari e costruendo invece una riflessione condivisa sul futuro della formazione universitaria. Un esempio significativo è la Cattedra UNESCO in "Ethics of AI and Practical Wisdom", coordinata dal prof. Mario De Caro, che si propone come centro internazionale di riferimento per la ricerca, la formazione e il confronto sui temi dell'etica dell'intelligenza artificiale e della saggezza pratica nell'era digitale. Questa visione si traduce anche nelle nostre scelte didattiche. Vogliamo, ad esempio, integrare l'IA nei percorsi formativi di tutte le aree disciplinari, non solo nei corsi STEM. E abbiamo già avviato un percorso strutturato: un sondaggio interno per comprendere bisogni e aspettative della nostra comunità accademica; un Osservatorio sull'Intelligenza Artificiale e la Didattica; conferenze di Ateneo dedicate al rapporto tra università e IA; linee guida di Ateneo, ormai prossime alla pubblicazione, per un impiego etico e responsabile dell'intelligenza artificiale nella didattica; e programmi di formazione rivolti ai docenti. Guardando al futuro, stiamo lavorando all’introduzione di laboratori interdisciplinari per gli studenti, alla revisione dei percorsi formativi, allo sviluppo di iniziative di lifelong learning rivolte alla cittadinanza e al mondo della scuola e al potenziamento di collaborazioni con imprese e centri di ricerca. L'obiettivo è formare, quindi, laureate e laureati che non siano semplicemente utilizzatori dell'intelligenza artificiale, ma professionisti e cittadini capaci di comprenderla, governarla e metterla al servizio della società. È questa, a mio avviso, la vera missione dell'università in questa fase di trasformazione”. Ritiene che l'IA debba essere considerata uno strumento di supporto o un rischio per il pensiero critico? “Credo che l'intelligenza artificiale debba essere considerata anzitutto uno strumento. Come ogni grande innovazione tecnologica, il suo impatto dipende dall'uso che se ne fa. Se utilizzata in modo acritico, può certamente indurre a delegare il ragionamento e la capacità di analisi; se invece viene impiegata con consapevolezza, può diventare un potente supporto per approfondire conoscenze, analizzare dati complessi e stimolare nuove prospettive. È proprio qui che entra in gioco il ruolo dell'Università. Il nostro compito non è soltanto insegnare a utilizzare le nuove tecnologie, ma soprattutto formare persone capaci di valutarne criticamente risultati, limiti e implicazioni. Il pensiero critico non perde valore nell'era dell'intelligenza artificiale: al contrario, diventa una competenza ancora più essenziale. Saper distinguere tra informazioni attendibili e non attendibili, verificare le fonti, interpretare i dati, porsi domande e assumere decisioni consapevoli sono capacità che nessun algoritmo può sostituire. L'intelligenza artificiale è ormai parte integrante della nostra quotidianità e avrà un ruolo sempre più rilevante anche nelle professioni del futuro. Il nostro obiettivo, quindi, è formare laureate e laureati che non subiscano l'innovazione, ma siano in grado di orientarla, mettendo sempre al centro il valore del giudizio umano, della responsabilità e del pensiero critico”. Quali saranno le competenze (soft e hard skill) più richieste ai laureati nei prossimi? “È difficile individuare una competenza che, da sola, farà la differenza. Il mercato del lavoro richiede sempre più un equilibrio tra solide competenze disciplinari e competenze trasversali. Le prime rimangono indispensabili: una preparazione rigorosa, aggiornata e coerente con il proprio ambito di studio rappresenta il fondamento di qualsiasi percorso professionale. Accanto a queste, tuttavia, assumono un'importanza crescente le cosiddette soft skills. La capacità di affrontare problemi complessi, il pensiero critico, la creatività, la comunicazione efficace, il lavoro in team, l'adattabilità e la disponibilità ad apprendere lungo tutto l'arco della vita saranno qualità sempre più determinanti. Viviamo, infatti, in un contesto in cui le tecnologie, a partire dall'intelligenza artificiale, evolvono rapidamente e trasformano processi e professioni: per questo la capacità di aggiornare continuamente le proprie competenze diventa essa stessa una competenza fondamentale. Tra le hard skills, crescerà sicuramente la domanda di competenze digitali e di analisi dei dati, della capacità di utilizzare in modo consapevole le tecnologie emergenti, della conoscenza delle lingue e della sostenibilità, intesa non solo come sensibilità ambientale, ma anche come capacità di integrare gli aspetti economici, sociali e ambientali nei processi decisionali. Il compito dell'Università è, e sarà, proprio quello di coniugare questi due livelli della formazione. Non dobbiamo semplicemente preparare i nostri studenti e le nostre studentesse al primo impiego, ma metterli nelle condizioni di affrontare con successo professioni che, in molti casi, oggi ancora non esistono. Per questo investiamo in percorsi formativi che uniscono solide basi culturali, competenze specialistiche, interdisciplinarità e sviluppo delle competenze trasversali, affinché le nostre laureate e i nostri laureati siano protagonisti del cambiamento e non semplici spettatori”. In che modo i vostri piani di studio si stanno adattando per formare professionisti pronti per questo mercato del lavoro? “Il mondo del lavoro sta attraversando una trasformazione profonda. L’innovazione tecnologica, la digitalizzazione, la transizione ecologica e le grandi sfide globali stanno modificando non solo le professioni, ma anche le competenze richieste. Per questo motivo i nostri percorsi formativi sono progettati e costantemente aggiornati per offrire una preparazione che coniughi rigore scientifico, interdisciplinarità e sviluppo delle competenze trasversali. Un ruolo fondamentale è svolto anche dal dialogo costante con il mondo delle imprese, delle istituzioni e delle professioni. Attraverso tirocini, laboratori, progetti di ricerca applicata, esperienze internazionali e collaborazioni con il tessuto produttivo, offriamo ai nostri studenti occasioni concrete per confrontarsi con le sfide del presente e sviluppare competenze immediatamente spendibili”.
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