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Tokyo, una legge per salvare le principesse «innamorate». Svolta storica: cambiano le regole alla successione imperiale
Esteridi Enrica Roddolo
Approvata dalla Camera bassa, domani sarà legge con il voto alla Dieta, la riforma della legge di successione al trono. Riammessi undici rami imperiali cadetti tagliati nel 1947
L'imperatore del Giappone Naruhito con l'imperatrice Masako e la famiglia imperiale
Non porterà le donne sul trono del Crisantemo, ma un nuovo disegno di legge che la Camera Alta di Tokyo dovrebbe approvare tra poche ore, dopo il viatico della Camera bassa, aprirà la porta del palazzo reale a undici linee cadette della casa imperiale che dopo il secondo conflitto mondiale erano state sfrondate.
E permetterà alle principesse «innamorate», che sposano un borghese, di continuare a far parte della famiglia imperiale, e «lavorare» per la famiglia reale. Una svolta, come si può immaginare storica, visto che era dal 1947 che la legge di successione imperiale non veniva cambiata.
Ormai l’assottigliamento inesorabile della discendenza titolata ad ereditare il trono stava mettendo a rischio la stabilità istituzionale. Senza contare i sondaggi d’opinione che rivelano il desiderio dei giapponesi di spalancare le porte alle donne.
La coppia imperiale, Masako e Naruhito e la figlia Aiko in vacanza
Oggi, infatti, la figlia dell’attuale imperatore Naruhito e dell’imperatrice Masako, non ha alcuna possibilità di regnare. Il trono è vietato alle donne e dunque alla principessa Aiko, 24 anni, e infatti nel 2020 è stato proclamato erede al trono il fratello dell’imperatore, il principe Fumihito, sposato con Kiko dalla quale ha avuto il secondo nella linea di successione: il principe Hisahito la cui nascita nel 2006 aveva consentito a corte di tirare un sospiro di sollievo visto che dopo il padre Fumihito a palazzo erano nate solo femmine, ben nove.
La storica riforma della successione, senza spezzare il tetto di cristallo sopra le donne della casa imperiale che non potranno comunque regnare, apre però un varco concedendo alle principesse di continuare il loro ruolo imperiale. Un compromesso insomma, tra la posizione della premier Sanae Takaichi, prima premier donna a Tokyo che ha in realtà rallentato il percorso verso il trono delle principesse: è sempre stata contraria e non ha mai avuto paura di dichiararlo. E la strigliata di ottobre 2024 quando le Nazioni Unite si erano interessate al caso della «questione femminile» della famiglia imperiale sul Trono del Crisantemo: lo UN Committee on the Elimination of Discrimination Against Women, con una raccomandazione, aveva così chiesto che la legge imperiale che disciplina la Royal House a Tokyo fosse emendata al più presto.
L'imperatrice con i bachi da seta
La doppia spada di Damocle sul capo delle principesse sin qui ha imposto infatti da un lato alle donne della famiglia imperiale di non aver accesso alla linea di successione. Dall’altro, per la Imperial House Law del 1947, le obbligava al momento delle nozze con un commoner a lasciare la casa imperiale. Risultato: come già Sayako, la figlia minore dell’imperatore Akihito, che anni fa uscì dalla corte per amore di Yoshiki Kuroda, un semplice funzionario pubblico, anche altre principesse hanno preso la loro strada. Quella che porta fuori dalle mura di corte. E senza nascondere un velo di curiosità e «liberazione».
«Ho voglia di imparare tante cose nuove e non vedo l’ora di iniziare una nuova vita come membro della fa miglia Kuroda» confidò nel 2005 Sayako innamorata. Intanto imparò subito che uscire dal circuito imperiale voleva dire non avere più diritto all’appannaggio di corte e anzi pagare le tasse come tutti i contribuenti.
Fu l’allora speaker della Camera, Tadamori Oshima a sollecitare la prima apertura di una discussione politica sul tema perché con meno principesse nella casa imperiale sono venute meno anche le personalità Royal alle quali affidare i tanti Royal engagements. Insomma lo svolgimento del lavoro di rappresentanza dell’istituzione. All’inizio degli anni Duemila si cominciò così a sondare l’ipotesi di prendere in considerazione anche linee di successione «al femminile» (appunto perché tra i 16 restanti membri della casa imperiale, guardando alle giovani leve sotto i trent’anni, l’unico maschio è il giovane Hisahito).
Ogni anno sono duecento gli impegni che spettano solo all’imperatore. Ecco spiegata la scelta di infrangere eccezionalmente nel 2018, il tabù e concedere alla principessa Ayako, che disse «sì» a Kei Moriya, impiegato della compagnia di shipping Nippon Yusen, di continuare a rappresentare come honorary patron la Canada-Japan Society e la Japan Sea Cadet Federation. Il primo spiraglio che ha aperto la strada alla riforma di oggi. Già un anno fa lo speaker della Camera bassa del Parlamento a Tokyo, Fukushiro Nukaga aveva promesso: «La questione femminile e della successione al trono sarà finalizzata rapidamente».
A inizio 2025, la sparuta sfilata della famiglia imperiale del Giappone, per il ricevimento di inizio 2025 aveva esposto il problema in tutta la sua urgenza. Ma quel tentativo di riforma avviato un anno fa è sortito in un nulla di fatto, dopo che un comitato di esperti governativi aveva individuato due vie d’uscita all’empasse: permettere alle donne che sposano un borghese di restare dentro alla famiglia imperiale, cosa oggi impedita dall’articolo 12 della legge imperiale; poi consentire a ex membri della famiglia imperiale (discendenti per via patrilinea) di tornare a far parte della Royal House. E in questo modo nella linea di successione.
Adesso finalmente la svolta, che Tokyo e le principesse del Giappone hanno tanto atteso. Anche se la strada verso il trono di Aiko resta sbarrata.
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