
Si sono svolte le commemorazioni per il venticinquesimo anniversario del vertice del G8 tenutosi a Genova nel luglio 2001. L'evento è ricordato per gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, i saccheggi della città e diverse violazioni dei diritti umani, tra cui l'irruzione nella scuola Diaz e il trasferimento alla caserma di Bolzaneto.
Il fulcro delle celebrazioni è stato il ricordo di Carlo Giuliani, il giovane manifestante ucciso il 20 luglio 2001 da un carabiniere durante le mobilitazioni. In piazza Alimonda, luogo dell'evento tragico, si è rinnovata la tradizione annuale della commemorazione:
Le diverse testate riportano come la memoria del 2001 venga oggi utilizzata per richiamare l'attenzione su temi attuali, tra cui il diritto al dissenso e le lotte contro la guerra, il colonialismo e il razzismo istituzionale.
Alla commemorazione hanno preso parte anche delegazioni internazionali, come quella di Global Sumud Flootilla, che ha collegato la figura di Giuliani alle resistenze collettive contemporanee. Le fonti sottolineano come la vicenda di Genova rimanga una ferita aperta nel Paese, citando le condanne per tortura e i depistaggi dello Stato come elementi centrali della cronaca di quegli anni.
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Genova, nel nome di Carlo Giuliani per «non avere mai più paura»
Italia
Il G8 25 anni dopo, in piazza Alimonda il ricordo di Carlo Giuliani diventa memoria per Fakir e Gaza
cronacaChiedono di «attualizzare le lotte», le analisi e i rilanci dell’anniversario, ma per dare forza alla memoria del G8 di Genova 25 anni dopo basta molto meno, bastano – c’è chi le chiama – «le ferite aperte di questo mondo». Così racconta il giorno del ricordo della morte di Carlo Giuliani, in quella piazza Alimonda che ogni luglio viene (re)intitolata a colpi di pennarello sulla targa al manifestante ucciso negli scontri seguiti alle cariche delle forze dell’ordine del 20 luglio del 2001. Una commemorazione per oltre mille persone, nella piazza simbolo della repressione di allora, dove la richiesta di ogni anno – «Mai più» – diventa pure più urgente nelle cronache di giornata. Da Bologna, per prima, la notizia della mobilitazione per chiedere giustizia per Abderrahim Fakir, il 42enne morto sotto casa durante un’intervento di polizia. «Un altro morto nelle mani dello Stato», è l’appello, «che non possiamo dimenticare». Il silenzio delle 17 e 27, l’ora esatta dello sparo del carabiniere Mario Placanica che 25 anni fa uccise Carlo Giuliani, è così forse l’unica, vera chiamata del passato. «Il senso di questa giornata è duplice», spiega la stessa Heidi, mamma Giuliani: «da una parte si ricorda quello che è successo, dall’altra si riflette sul perché i temi di allora siano ancora tutti così tragicamente presenti oggi». Per questo viene srotolato a tutta piazza l’enorme lenzuolo bianco che riporta scritti nomi e cognomi dei 18.457 bambini uccisi a Gaza dalle bombe israeliane. O il dramma del Pilastro a Bologna, bufera politica compresa, diventa un modo per rendere «più necessario» il ricordo di quei giorni che «brucia ancora». In piazza ci sono reduci e volti noti della storia del G8 genovese, ma anche pezzi di società civile della città, giovani collettivi, presidi studenteschi, la portavoce della Flotilla Maria Elena Delia. C’è Vittorio Agnoletto, allora portavoce del Genoa Social Forum. Ci sono alcuni dei legali già allora in prima fila per la causa, come Emanuele Tambuscio e Laura Tartarini, o Alessandra Ballerini. C’è la sindaca Silvia Salis, che celebra il ritorno di un primo cittadino alla commemorazione dopo anni e invita a «non ridurre» il ricordo agli scontri: «quella pagina di storia è stata anche la grande presa di consapevolezza di una parte di società, di ideali e proposte». La parte più difficile da riportare alla mente, forse, nella giornata dedicata a un morto. Ad abbracciare «Heidi, Giuliano, Elena Giuliani», li mette in fila come a partecipare alle veglia laica della piazza, c’è del resto anche Claudia Pinelli, che quando il padre Giuseppe morì precipitando dalla finestra della questura di Milano aveva appena otto anni e riflette sul senso più attuale della giornata. «A Bologna è arrivata un’altra morte per mano dello Stato, ogni volta è lo stesso tradimento e si spera invano sia l’ultimo», il suo sfogo. «L’immagine dello stesso Stato da cui noi abbiamo avuto le scuse solo dopo decenni, da cui i Giuliani non hanno mai avuto un’ammissione di responsabilità, che dovrebbe proteggere e invece usa i decreti sicurezza per reprimere il dissenso. Questo fa male e insieme fa sperare, perché guardare le piazze ritrovate che si riempiono contro le ingiustizie fa pensare che non è tutto finito ma che tutto può ricominciare». Anche 25 anni dopo, persino in piazza Alimonda.

A 25 anni dal G8 di Genova in piazza Alimonda si rinnova il ricordo di Carlo Giuliani
GenovaROMA – A 25 anni dal G8 di Genova, si è rinnovato oggi in piazza Alimonda il ricordo di Carlo Giuliani, il giovane manifestante ucciso il 20 luglio 2001. Durante la commemorazione, come avviene ogni anno dal giorno del tragico evento, la targa in marmo della piazza è stata simbolicamente sovrascritta a mano da un giovane con la dicitura “Carlo Giuliani ragazzo”. La ricorrenza di quest’anno segna il venticinquennale del vertice del 2001. “25 anni dopo a Genova. Carlo Giuliani é vivo e lotta ancora insieme a noi“, si legge nel post del video. I giorni del summit furono segnati da duri scontri di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine, che provocarono la morte di Giuliani, 606 feriti e le violenze della Polizia all’interno della scuola Diaz. CHI ERA CARLO GIULIANI Figlio di Giuliano Giuliani, ex sindacalista della Cgil, e di Adelaide Cristina (Heidi) Gaggio, successivamente senatrice della Repubblica, Carlo Giuliani era cresciuto nel capoluogo ligure. Dopo il diploma di liceo scientifico, si era iscritto alla facoltà di Storia all’Università di Genova. Era attivo nel sociale e la famiglia lo ha sempre descritto come distante dalle logiche di militanza partitica o di appartenenza a frange organizzate. La morte avvenne intorno alle 17:27 in piazza Alimonda. Durante gli scontri tra manifestanti e reparti dei Carabinieri, Giuliani fu fotografato mentre, a volto coperto, sollevava un estintore a poca distanza da un Land Rover Defender dei Carabinieri bloccato. Dal mezzo militare vennero esplosi due colpi di pistola dal carabiniere ausiliario Mario Placanica. Giuliani venne colpito al volto e successivamente sormontato due volte dal veicolo in manovra di allontanamento. La magistratura italiana ha archiviato il procedimento a carico di Placanica, ravvisando l’uso legittimo delle armi e la legittima difesa per salvaguardare la propria incolumità. La ricostruzione è stata validata in via definitiva nel 2011 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che ha assolto lo Stato italiano da responsabilità dirette per la morte, pur muovendo critiche sulla pianificazione della sicurezza e la gestione dell’ordine pubblico durante il summit.
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