Gaza, mille giorni di guerra. Romanelli: si continua a pregare, la pace è possibile
itIl parroco della Sacra Famiglia racconta come, nonostante il cessate il fuoco, si muoia ancora e il conflitto continui a portare via persone e speranze. “Le migliaia di bambini e bambine uccisi, feriti e orfani è una realtà che lascia senza respiro. Sono numeri che devono smuovere il mondo, affinché si avvii un percorso verso una pace giusta” Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano Mille giorni di distruzione e di morte: sono quelli trascorsi dall’inizio dell’offensiva israeliana a Gaza, a seguito dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. A mille giorni dall’avvio dei bombardamenti sulla Striscia, la popolazione vive una crisi umanitaria vicina al punto di non ritorno, con la disponibilità di cibo, medicine e acqua potabile al di sotto del minimo per la sopravvivenza. La denuncia è di molte organizzazioni non governative internazionali che forniscono anche i numeri più drammatici del conflitto, quelli che riguardano i minori, di cui oltre ventimila sono morti, 245 mila sono a rischio o già colpiti da malnutrizione, 800mila sono invece gli sfollati. Numeri ipotetici, poiché è certezza che sotto le macerie vi siano sepolte altre persone. Gli aiuti umanitari distribuiti ai civili Le migliaia di piccole vittime “Ogni giorno negli ultimi mille - dichiara Ahmad Ahendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Europa dell'Est - il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni". Nonostante il cessate il fuoco firmato nell’ottobre 2025 tra Hamas e Israele, “la guerra continua e continua a portare via le persone e le loro speranze”, interviene dalla parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, padre Gabriel Romanelli, che in questi mille giorni non ha mai fermato i suoi appelli. “Le migliaia di bambini e bambine uccisi, rimasti orfani o feriti, è una realtà che lascia senza respiro, che non può non commuovere i cuori e i sentimenti, e non solo, sono numeri che devono portare la volontà del mondo a dire basta, affinché si avvii un percorso reale verso una pace giusta, verso il rispetto di ogni persona umana, a prescindere che sia ebreo o musulmano, cristiano o ateo, palestinese o israeliano o senza cittadinanza, è un essere umano. E quindi il dolore è enorme”. Ascolta l'intervista con padre Gabriel Romanelli La comunità cristiana A Gaza, prosegue il parroco, non esiste una sola famiglia in cui non si pianga la morte di un membro. “Per quanto riguarda la comunità cristiana, numericamente è una piccola presenza, all'inizio della guerra i cristiani, tra cattolici e ortodossi, erano 1.017. Durante la guerra ne sono morti 60, 23 dei quali sono stati uccisi o dai bombardamenti o dai cecchini israeliani, gli altri per mancanza di cure, e 60 persone sono circa il 6% della comunità cristiana, tra cattolici e ortodossi”. In Evidenza 02/07/2026 Striscia di Gaza, i mille giorni di conflitto dal 7 ottobre 2023 La riflessione di padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole cattoliche della Custodia di Terra Santa, su questi anni di guerra e violenza. Le sofferenze di Gaza, da dove è ... Né acqua né elettricità La maggior parte della Striscia di Gaza è ormai senza acqua potabile. Molte ong provvedono a fornirne, ma si riesce ad ottenerne un bidone solo dopo aver fatto dalle due alle tre ore di fila, ammesso che resti potabile, commenta Romanelli, se si pensa ai passaggi da una mano all’altra. Una situazione aggravata dalla mancanza di carburante, di pezzi di ricambio e di generatori che impediscono il funzionamento e l’uso di qualunque impianto, a cominciare da quelli idrici. “Il sistema elettrico non esiste quasi più dall’inizio della guerra – continua Romanelli – quella poca energia che si produce ha un costo altissimo”. E poi, per la maggior parte delle persone, ormai l’unico tetto rimasto, se così si può definire, è quello delle tende che diventano un inferno sotto il sole. “Chi è in tenda vive sul nulla, la terra è sabbiosa, intrisa di acqua di fogna”. Per diversi cittadini, il riparo è offerto dai pochi palazzi rimasti in piedi, seppur malmessi, mentre per altri ancora è costituto dalle macerie di palazzi distrutti. Le tende degli sfollati (AFP or licensors) Una pace possibile “2.300.000 persone vivono senza niente, abbandonate alla loro sorte. Sotto le tende, senza acqua, senza elettricità, con una infestazione di topi, ed epidemie di malattie della pelle e dell’apparato gastrointestinale. Tutto questo rende la vita veramente dura, soprattutto perché, a mille giorni dall’inizio della guerra, nessuno parla di come finirà e se ci sarà davvero un segno di speranza per tutta questa popolazione”. A Gaza, conclude Romanelli, “si continua a pregare per la pace e a lavorare per convincere i responsabili del mondo che non devono dimenticare questa guerra. La pace è possibile, difficile, ma possibile. Non bisogna arrendersi, occorre continuare a parlare, a diffondere il messaggio di pace e di giustizia”.