La grande corsa al bollino: tutti i dubbi sulla certificazione degli impianti di gas naturale “made in Usa”
AmbienteUn’inchiesta condotta da IrpiMedia, in collaborazione con The Guardian, Gas Outlook e Drilled, ha però evidenziato diverse criticità nel processo di certificazione, che rischia di sottostimare in modo significativo le emissioni effettive degli impianti di estrazione. Come funzionano le ispezioni Per ottenere la certificazione, gli operatori che ne fanno richiesta vengono valutati su tre aspetti principali: “l’intensità di metano”, cioè il rapporto tra le emissioni e il volume totale di gas prodotto di un dato sito di produzione, le misure adottate per prevenire le fughe e le tecnologie di monitoraggio utilizzate. I professionisti incaricati da MiQ di certificare gli impianti esaminano questi elementi attraverso visite agli impianti, interviste al personale, analisi della documentazione e verifica dei calcoli. Poi formulano un giudizio, sulla base del quale MiQ assegna un punteggio e rilascia certificati associabili al gas venduto sul mercato. Gli audit – i processi di verifica di questi professionisti, detti auditor – si svolgono una volta l’anno, con circa due settimane di preavviso, e non prevedono misurazioni indipendenti delle emissioni. «Nel processo di certificazione i professionisti non calcolano le emissioni», spiega Elizabeth McGurk, esperta di monitoraggio della qualità dell’aria presso Montrose Environmental, una delle società incaricate degli audit. Newsroom, il podcast settimanale di IrpiMedia Gli episodi di Newsroom sono disponibili sul canale Spotify di IrpiMedia. Il loro compito, chiarisce, è piuttosto quello di «esaminare e verificare l’inventario delle emissioni dell’operatore», una stima fatta dall’operatore delle emissioni complessive di metano di un impianto durante un anno. Quindi rilievi e misurazioni sono fatti dalle stesse aziende e semplicemente analizzati da MiQ, senza misurazioni dirette. Gli auditor, aggiunge McGurk, prestano particolare attenzione a come eventuali anomalie vengono individuate, gestite e documentate. Valutano inoltre i programmi di manutenzione preventiva e le ispezioni progettate per ridurre il rischio di eventi di super-emissione – rilasci rari ma estremamente elevati di metano, spesso legati a guasti — sia per limitarne l’impatto sia per includerli correttamente nei conteggi annuali. MiQ sostiene di essere l’unico indice conforme alle norme Ue. Aggiunge che il proprio standard richiede agli operatori di considerare un ventaglio di fonti emissive più ampio rispetto al Greenhouse Gas Reporting Program (Ghgrp), la metodologia di conteggio adottata dall’Agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (Epa), che si basa quasi interamente su dati forniti dagli operatori e non prevede misurazioni dirette sistematiche. Al pari di esso, tuttavia, il protocollo MiQ non presuppone l’obbligo di effettuare misurazioni dirette, né di utilizzare dati provenienti da fonti indipendenti, come osservazioni satellitari o rilievi aerei. Allo stesso modo, non è richiesto che le misurazioni siano raccolte da soggetti terzi, anche se gli operatori possono scegliere di integrarle volontariamente nei propri inventari.

