
Nella serata del 15 agosto 2026, il Museo Regionale Interdisciplinare (MuMe) di Messina è stato oggetto di un furto d'arte. Una banda di malviventi, identificata come composta da almeno tre persone con il volto coperto, è riuscita a penetrare nelle sale espositive forzando una porta laterale e piegando le sbarre della recinzione esterna.
Durante l'azione, durata pochi minuti, i ladri hanno sottratto quattro opere attribuite al maestro del Rinascimento Antonello da Messina:
Nonostante i sistemi di allarme fossero attivi e la presenza di quattro custodi, il furto non è stato rilevato immediatamente. L'allarme è scattato solo dopo che alcuni passanti hanno segnalato due dei quadri abbandonati per strada dai ladri.\n
Le forze dell'ordine, tra cui la Squadra Mobile e il Nucleo Tutela beni culturali, coordinate dalla Procura di Messina, hanno dato una prima svolta alle indagini. È stato individuato un furgone utilizzato per la fuga in una zona periferica della città priva di videosorveglianza. Secondo le ipotesi degli investigatori, in quel punto i malviventi avrebbero effettuato un cambio di veicolo con un mezzo "pulito" per proseguire la fuga.
Al momento, due delle quattro opere sottratte sono state recuperate poche ore dopo il colpo sul muro esterno dell'edificio. Rimangono ancora disperse una tavola del Politico di San Gregorio e il dipinto bifronte.
In seguito al crimine, la direzione del museo ha disposto la chiusura immediata della struttura per consentire i sopralluoghi e la tutela dell'area interessata. Il furto ha sollevato interrogativi sulla vulnerabilità dei sistemi di protezione del patrimonio culturale italiano e sul possibile coinvolgimento di organizzazioni criminali.

Antonello da Messina e la vulnerabilità dei musei
CulturaTre capolavori di Antonello da Messina sono stati rubati dal Museo Regionale di Messina, scuotendo l'Italia e il mondo dell'arte. Il furto espose la fragilità dei musei e la mancanza di protezione del patrimonio culturale, mentre la speranza di un rapido recupero si scontra con il rischio di un coinvolgimento mafioso.

Furto opere Antonello da Messina: “Ritrovato il furgone usato dalla banda”. I ladri lì hanno cambiato mezzo
CronacaQuesto articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Le indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina dal museo regionale Accascina della città dello Stretto arrivano a una prima possibile svolta: gli investigatori della Squadra mobile e i carabinieri del Nucleo Tutela beni culturali hanno ritrovato il furgone che ritengono sia stato usato dalla banda che ha messo a segno il colpo. Si trovava in una zona non coperta dalle telecamere, dove i rapinatori hanno effettuato – secondo una prima ipotesi – un cambio di mezzo per continuare la fuga con un veicolo pulito. Gli investigatori però non si sbilanciano e dopo il ritrovamento parlano di verifiche per appurare se il mezzo sia stato realmente usato dai ladri. Il ritrovamento è stato possibile osservando le telecamere di vigilanza poste nei pressi del museo e quelle delle strade vicine che poi portano all’Accascina. Sono stati controllati anche i video dei giorni prima al clamoroso colpo avvenuto nella serata del 15 agosto, per individuare qualcuno che potrebbe essere entrato nella sala dov’è avvenuto il furto nei giorni precedenti. Indagini riguardano anche le celle telefoniche, per capire se vi siano nelle ore prima del colpo e durante il furto degli agganci nelle celle telefoniche di cellulari che magari non appaiono mai nei giorni precedenti. Nel frattempo gli investigatori hanno confrontato le dichiarazioni della direttrice del Museo, Marisa Mercurio, e dei quattro custodi sul funzionamento dei sistemi d’allarme. Non risulta chiaro perché, nonostante siano scattati, non siano state avvisate tempestivamente le forze dell’ordine. È quindi compito degli investigatori capire cosa sia accaduto e come mai i custodi addetti ai monitor che mostrano le immagini delle videocamere non abbiano notato nulla. I banditi hanno approfittato della processione della Vara, il carro votivo dedicato alla Madonna dell’Assunta, che richiama migliaia di messinesi e impegna le forze dell’ordine, per compiere il colpo. La banda sarebbe stata composta da almeno 4 persone: due banditi sono entrati mentre altri due hanno atteso fuori. Tutti avevano il casco integrale da motociclista e le magliette nere. I banditi hanno lasciato due delle cinque tavole del Polittico, che avevano prelevato dal museo, su un muretto e i dipinti sono stati notati da una famiglia che ha avvertito il 112 verso le ore 21. Solo dopo questa segnalazione è scattato l’allarme nonostante nel museo vi fossero i custodi del turno 19.30-7.30.

I dipinti di Antonello trafugati al MuMe, un profondo colpo alla storia dell'arte e all'identità di una città
Notizieredazione Modifica articolo 16 Agosto 2026 - 13.33 Culture ATF di Caterina Abate Nella tarda serata di ieri 15 agosto 2026 si verificava un crimine al Museo d’Arte Interdisciplinare di Messina. Intorno alle 21,50, eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, dei ladri sono riusciti ad introdursi all’interno del museo e a sottrarre tre delle cinque tavole superstiti del polittico di San Gregorio di Antonello da Messina. Oltre queste, è stata trafugata anche la preziosa tavoletta bifronte con la Madonna con Bambino sul recto e il Cristo in pietà sul verso, che era conservata all’interno di una teca blindata. Le opere hanno un immenso valore dal punto di vista storico artistico rappresentando un momento fondamentale del Rinascimento italiano tradotto da Antonello cogliendo la lezione del realismo fiammingo. Ad essere mutilata è anche l’identità culturale della città di Messina, poiché il polittico di San Gregorio dalla sua creazione era sempre rimasto nel luogo per cui era stato realizzato, il convento omonimo, fino al terremoto del 1908 che colpì violentemente la città dello Stretto. “Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte” questa la dichiarazione di Marica Mercurio, direttrice del museo regionale di Messina. L’orario in cui si è verificato il furto coincide con quello in cui la città di Messina era impegnata nella tradizionale Processione della Vara, momento quest’anno particolarmente sentito poiché dedicato al ricordo delle vittime del crollo di Pistunina, verificatosi il 30 luglio scorso. La dinamica del furto è al momento al vaglio degli inquirenti, ma la capacità di elusione dei sistemi di allarme e la scelta del momento in cui dare luogo all’azione fanno pensare ad un’operazione organizzata nei minimi dettagli. Il Polittico di San Gregorio, detto anche del Rosario, venne realizzato da Antonello su commissione di Fabria Cirino, badessa del convento di Santa Maria extra moenia detto anche di San Gregorio nel 1473, come riportato sul cartiglio in basso a sinistra, ai piedi della Madonna in trono con bambino e angeli reggicorona. In origine il polittico era unito da una cornice tardogotica, rimossa probabilmente intorno al XVI secolo. La perdita della carpenteria e il conseguente smembramento del polittico, causò con ogni probabilità già nel Cinquecento lo smarrimento della tavola centrale, raffigurante forse il Cristo morto. Le restanti tavole, nel 1842 quando la disciplina del restauro non era ancora ben codificata, subirono operazioni di pesante pulitura con sostanze abrasive che causarono la perdita della superficie pittorica su ampie porzioni del manto della Madonna e di San Gregorio. Nel 1912 Luigi Cavenaghi restaurò le tavole del polittico, vittime a questo punto della storia anche del terremoto del 1908, a seguito del quale rimasero sotto le macerie del convento che le aveva custodite sino ad allora e delle intemperie. Sulla base di antiche fotografie, Cavenaghi ricostruì le parti mancanti attraverso un’operazione di restauro integrativo, secondo l’uso del tempo. La tavola bifronte destinata alla devozione privata, raffigurante sul recto dietro una balaustra la Madonna in piedi con in braccio Gesù Bambino che benedice un monaco e sul verso un Cristo in Pietà all’interno di una finta cornice polilobata marmorea sul recto, ha una storia collezionista più complessa. Attribuita ad Antonello nel 2003, venne acquistata dalla Regione Sicilia ad un asta Christie’s su spinta di Vittorio Sgarbi. Prima dell’acquisto a seguito del passaggio in asta, la tavola era parte della collezione di Wilhelm Soldan dal 1930. I confronti stilistici con altri dipinti di Antonello da Messina da parte degli storici dell’arte, pongono l’opera trafugata ieri al MuDe in un range di produzione tra il 1465 e il 1474. Al momento l’obiettivo prioritario delle forze dell’ordine impegnate nelle indagini è individuare i responsabili e recuperare le opere prima che queste possano essere trasferite altrove.

Le opere rubate di Antonello da Messina potrebbero essere abbandonate: perché non saranno vendute
AttualitàCome funziona il mercato illegale delle opere d’arte? A Fanpage.it lo ha spiegato Lorenzo Galizia, il maggiore che dirige il Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale di Roma. VIDEO CONSIGLIATO Si cercano le opere di Antonello Da Messina rubate nella serata di Ferragosto al Museo Regionale Interdisciplinare della città dello Stretto. Due dei quadri trafugati i ladri li hanno già abbandonati in strada, ma che fine faranno gli altri? Che mercato illegale c'è dietro i furti delle opere d'arte? A Fanpage.it lo ha spiegato Lorenzo Galizia, il maggiore che dirige il Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale di Roma. I furti di opere d'arte hanno dei mandanti e degli esecutori materiali? Dalle nostre indagini negli anni è emerso che in Italia e in Europa non ci sono gruppi organizzati che agiscono solo sui furti di opere d'arte. C'è quindi uno scollamento tra chi ruba e chi poi magari vorrebbe avere uno di questi pezzi a casa, cioè non c'è una connessione tra chi svolge il furto e chi successivamente si impossessa dell'opera. Dai casi che abbiamo affrontato possiamo dire che non esiste un mandante ed un esecutore Chi commette il furto normalmente è un criminale che hanno già precedenti per simili reati. Faccio riferimento anche al ritrovamento dei tre quadri impressionisti di Parma dove sono stati eseguiti cinque fermi nei confronti di persone che avevano già commesso furti. Che fine fanno i quadri che vengono rubati? C'è un importante mercato illegale? I ladri sanno che dietro quadri di artisti importanti c'è un valore inestimabile, ma poi effettivamente non sanno come piazzarli. Una merce di questo genere è una merce che poi scotta a tenerla in mano, però difficilmente vengono venduti nel mercato illegale perché è quasi impossibile trovare un acquirente. Lo comprerebbe solo uno stolto. Soprattutto quando si tratta di opere uniche e dal valore inestimabile, quindi la maggior parte dei collezionisti capisce che è merce rubata. Normalmente dopo i furti avviene un periodo – cosiddetto – di immersione. I ladri aspettano che non se ne parli più, che si calmino le acque e poi cercano di piazzarli. Capiscono quindi spesso dopo i furti quanto sia difficile vendere la merce rubata. Pensano di fare l'affare del secolo, quando alla fine poi si trovano davanti a un nulla di fatto. Sia se i ladri puntino a un mercato illegale italiano, che a uno estero. E questo soprattutto quando sono opere importanti. Anche perché questo tipo di merce non possono venderla a pezzi. È molto più facile vendere sul web un dipinto di poco valore rubato nella villa di un privato. Ci capita di trovare opere minori in vendita online che sono state oggetto di furti avvenuti anni prima. Cosa succede alle grandi opere d'arte rubate quindi? Spesso vengono abbandonate anche perché i ladri non si rendono subito conto del difficile trasporto delle tele. Sono quadri che non si possono piegare. Dopo un furto di opere d'arte come vi attivate nelle indagini? Agiamo come per qualsiasi tipo di reato: ovvero sentiamo possibili testimoni, visioniamo le immagini delle telecamere di video-sorveglianza e cerchiamo tracce dove è avvenuto il furto. Qual è l'opera più importante in Italia che è stata rubata e che ancora oggi si cerca? Sicuramente la "Natività" di Caravaggio del 1609 che è stata rubata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Le indagini hanno dato ancora esito negativo. Negli anni sono stati sentiti anche collaboratori di giustizia ma non sanno nulla. Dopotutto il mercato illegale di opere d'arte non è un settore di cui si occupa molto la criminalità organizzata come Cosa Nostra. Continuiamo a cercarla. Ogni anno il nostro Comando recupera 85mila pezzi, divisi tra diversi tipi di oggetti come anche opere contraffatte e quelle legate all'archeologia.

Il testimone: “Così ho visto le opere di Antonello abbandonate per strada”
cronaca
Svolta nel furto dei quadri di Antonello da Messina: trovato il furgone dei ladri. Le ipotesi degli investigatori
CULTURA & SPETTACOLOIl mezzo è stato ritrovato nella periferia di Messina, in una zona senza telecamere. Gli investigatori pensano che i ladri abbiano cambiato auto dopo il colpo Svolta nelle indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina, uno degli artisti più importanti della pittura rinascimentale italiana, al MuMe della città siciliana. Il furgone utilizzato dai ladri per la fuga è stato ritrovato nella periferia di Messina, in una zona non coperta dalle telecamere. Un elemento che ora potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire gli spostamenti della banda. L’ipotesi è che i malviventi abbiano abbandonato il mezzo per salire su un’altra auto e rendere più difficile ricostruire il percorso della fuga. La dinamica del furto Il colpo è durato non più di tre minuti. Due uomini con il volto coperto da caschi integrali sono entrati nelle sale del museo, hanno raggiunto la teca che custodiva le opere di Antonello da Messina e l’hanno sfondata a colpi di mazza. Poi hanno preso i dipinti e sono fuggiti a bordo del furgone. Ora gli investigatori stanno ricostruendo il percorso seguito dai ladri dopo il furto e cercano di capire dove e quando sia avvenuto il cambio di veicolo. Le falle nella sicurezza del museo Le indagini della Squadra Mobile e dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale stanno analizzando le modalità con cui il colpo è stato messo a segno. L’allarme era funzionante e quattro addetti alla sicurezza erano in servizio, ma i ladri sono riusciti comunque a entrare e uscire dal museo. Le telecamere hanno ripreso due persone, mentre all’esterno potrebbero esserci stati altri complici. A dare l’allarme sono stati alcuni passanti, che hanno trovato per strada due delle tavole rubate, probabilmente cadute durante la fuga. Secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi, infatti, il colpo sarebbe stato messo a segno da ladri inesperti, incapaci di comprendere il valore delle opere e convinti di poterle rivendere sul mercato.

Due delle quattro opere di Antonello da Messina rubate al MuMe sono state recuperate
PoliticaQuattro tavole attribuite al grande pittore Antonello da Messina sono state rubate la sera di Ferragosto dal Museo regionale interdisciplinare di Messina. Due delle opere sottratte sono state ritrovate poche ore dopo sul muro esterno dell’edificio. Rimangono disperse una tavola del Polittico di San Gregorio e un piccolo dipinto bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Secondo le prime ricostruzioni, almeno tre persone con il volto coperto sarebbero entrate nel museo forzando un ingresso secondario. Le immagini della videosorveglianza, acquisite dalla polizia, indicherebbero che il furto è durato tra i due e i tre minuti. I responsabili hanno raggiunto le sale in cui erano esposte le opere e hanno sottratto tre dei cinque pannelli superstiti del Polittico di San Gregorio, oltre alla tavoletta bifronte conservata in una teca blindata. Due pannelli del polittico sono stati successivamente abbandonati lungo viale della Libertà, sul muro che delimita il museo. Alcuni passanti li hanno notati e hanno avvertito le forze dell’ordine. Non sono invece ancora stati recuperati il terzo pannello e la tavoletta bifronte. Le prime notizie parlavano di sistemi di sicurezza elusi, ma la direzione del museo ha poi precisato che allarmi e telecamere erano attivi. «I sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza sono perfettamente funzionanti e sono in corso indagini degli organi competenti quali polizia e carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale», ha comunicato il museo. Secondo quanto emerso dalle verifiche iniziali, l’allarme sarebbe scattato quando sono state infrante le protezioni delle opere e le telecamere avrebbero registrato il furto. Gli investigatori stanno quindi cercando di stabilire perché il funzionamento dei singoli dispositivi non abbia impedito ai responsabili di allontanarsi con i dipinti. Le registrazioni della videosorveglianza sono state affidate agli inquirenti, mentre gli specialisti della polizia scientifica hanno effettuato i rilievi nell’edificio. Alle indagini partecipa anche il Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri. Il Polittico di San Gregorio, conosciuto anche come Polittico del Rosario, è una delle opere più importanti della produzione giovanile di Antonello da Messina. Fu commissionato da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia, e venne completato nel 1473. Era composto in origine da sei tavole inserite in una struttura lignea che non si è conservata. Al centro si trovava la Madonna in trono con il Bambino e gli angeli reggicorona, affiancata dai santi Gregorio e Benedetto. Nella parte superiore erano collocati l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata. Il pannello centrale della parte più alta, probabilmente dedicato al Cristo morto sorretto dagli angeli, è andato perduto. Il polittico sopravvisse al terremoto che distrusse gran parte di Messina nel 1908, ma riportò danni provocati dai detriti, dalla polvere e dalla pioggia caduta sulla città nei giorni successivi. Nel corso del Novecento fu sottoposto a diversi restauri. Prima del furto ne rimanevano cinque pannelli, esposti insieme nel museo messinese. L’altra opera ancora dispersa è una piccola tavola dipinta su entrambi i lati. Su una faccia raffigura la Madonna con il Bambino benedicente e un francescano in adorazione, sull’altra il Cristo in pietà. Le dimensioni e la composizione indicano che era destinata alla devozione privata. Gli studiosi la datano tra il 1465 e i primi anni Settanta del Quattrocento. Il dipinto proveniva dalla collezione di Wilhelm Soldan, nella quale si trovava dal 1930. Fu attribuito ad Antonello nel 2003 e acquistato nello stesso anno dalla Regione Siciliana attraverso la casa d’aste Christie’s. La direttrice del museo, Marisa Mercurio, ha definito le opere coinvolte tra le più importanti e conosciute dell’artista. «Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte», ha detto, auspicando che le indagini portino all’arresto dei responsabili. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha detto di avere parlato con il sindaco di Messina, Federico Basile, e con il comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Ha inoltre assicurato la disponibilità del ministero a collaborare con le autorità siciliane, competenti per la gestione dei musei regionali in virtù dell’autonomia speciale. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha parlato di uno «sfregio» e ha annunciato l’avvio di un’ispezione interna. L’assessore alla Cultura del Comune di Messina, Enzo Caruso, ha collegato l’attenzione recente verso Antonello all’acquisto pubblico di un Ecce Homo per diversi milioni di euro, ma al momento non sono stati indicati elementi investigativi che mettano in relazione quell’operazione con il furto. Le opere di Antonello da Messina arrivate fino a oggi sono circa quaranta. In Sicilia sono conservati, tra gli altri, l’Annunciata di Palazzo Abatellis a Palermo, un’Annunciazione esposta a Siracusa e il Ritratto d’ignoto del Museo Mandralisca di Cefalù. Un altro Ecce Homo dell’artista, rubato nel 1974 dal museo del Broletto di Novara, non è mai stato recuperato.

Furto Antonello da Messina, svolta nelle indagini: trovato il furgone della fuga
cronacaPrima svolta nell'indagine sul maxifurto di Ferragosto al museo Accascina di Messina, dove sono state trafugate quattro opere di Antonello da Messina. La polizia ha ritrovato e sequestrato il furgone usato dai ladri per la fuga, individuato grazie alle telecamere in una zona isolata senza videosorveglianza. Secondo Repubblica gli investigatori sono a caccia di un basista, mentre restano al vaglio i comportamenti dei quattro custodi in servizio la sera del colpo ascolta articolo Sceglici su: Google Discover Fonti Preferite C'è una prima svolta nell'indagine sul furto delle quattro opere di Antonello da Messina, messe a segno la sera di Ferragosto al museo regionale Accascina di Messina. Gli investigatori della squadra mobile, coordinati dal procuratore Antonio D'Amato, hanno ritrovato e sequestrato il furgone che la banda avrebbe utilizzato per allontanarsi dopo il colpo. Il mezzo, con ogni probabilità rubato, è stato individuato in una zona isolata e priva di telecamere. Su un presunto basista che avrebbe agevolato l'azione è aperta la caccia. Il furgone e il cambio d'auto Secondo quanto ricostruito da la Repubblica, gli agenti della squadra mobile guidata da Simone Scalzo hanno "seguito" il veicolo attraverso le telecamere che lo avevano inquadrato lungo il tragitto da viale Annunziata. A un certo punto gli "occhi elettronici" ne perdono le tracce: è lì che si sono concentrate le ricerche, culminate nel ritrovamento del mezzo, poi trasferito alla polizia scientifica per la ricerca di tracce. Per gli inquirenti si sarebbe trattato del più classico dei cambi d'auto: le tre tavole e la tavoletta sarebbero state caricate su un altro veicolo "pulito", proseguendo la fuga al riparo dalla videosorveglianza. Approfondimento Furto opere Antonello da Messina, cosa sappiamo del colpo al museo Due minuti per il colpo Le immagini interne al museo mostrano ogni fase del furto. I due ladri, con caschi integrali neri, maglia a maniche corte, pantaloni lunghi e scarpe scure, entrano da una porta laterale e raggiungono la sala dove sono esposte le opere. Staccano dalla parete le cinque tavole del Polittico di San Gregorio, forzano la teca blindata che custodisce la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, quindi escono dalla stessa porta. Il gruppo sarebbe stato composto da almeno quattro persone: due all'interno e due ad attendere all'esterno. I banditi hanno approfittato della processione della Vara, il carro votivo dedicato alla Madonna dell'Assunta, che ogni anno richiama migliaia di messinesi e impegna le forze dell'ordine. La caccia al basista e le celle telefoniche Gli investigatori stanno esaminando anche i filmati dei giorni precedenti al colpo, alla ricerca di chi possa aver effettuato i sopralluoghi. Al vaglio ci sono inoltre le celle telefoniche, per isolare eventuali numeri sospetti o ricorrenti nelle ore precedenti e durante il furto. Piazzare sul mercato opere di tale valore è considerato quasi impossibile: per questo gli inquirenti ipotizzano un furto su commissione o comunque un piano definito nei dettagli. Non si esclude che ad agire sia stata una banda non locale, formata da ladri provenienti da fuori Sicilia o dall'Italia, specializzati in questo tipo di colpi. Leggi anche Furto al museo, quali sono le opere rubate di Antonello da Messina I custodi e l'allarme spento Il nodo centrale restano i sistemi di sicurezza e il comportamento del personale. Gli agenti della squadra mobile e i carabinieri del nucleo tutela beni culturali hanno interrogato i quattro custodi in servizio la sera del furto e riletto le loro giustificazioni, in particolare sull'episodio dello spegnimento dell'allarme dopo il colpo, avvenuto (sostengono gli investigatori) senza un giro di controllo né una telefonata al 112. Secondo le ricostruzioni di stampa, al momento dell'allarme i custodi non si trovavano nella sala dei monitor: una delle addette starebbe facendo un sonnellino, un'altra si sarebbe sistemata le unghie, mentre i due colleghi più giovani avrebbero seguito in televisione la processione della Vara. Circostanze non confermate, che gli inquirenti stanno verificando.

Furto al museo, rubate opere di Antonello da Messina. La "Madonna e il Cristo in pietà" asportata dalla teca blindata
AttualitàClamoroso furto d'arte nella serata del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Ladri sono riusciti a introdursi all'interno delle sale espositive eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, riuscendo a sottrarre dei capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina. Furto d'arte, rubate opere di Antonello da Messina I malviventi hanno agito con precisione, portando via tre tavole su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, estratta e asportata direttamente dall'interno di una teca blindata. Per consentire lo svolgimento dei sopralluoghi e tutelare l’area interessata dalle indagini, la Direzione del MuMe ha disposto la chiusura del museo al pubblico nella giornata di oggi. L'intervento delle forze dell'ordine Sul posto sono immediatamente intervenute le forze di polizia insieme agli specialisti della scientifica, che hanno avviato i rilievi tecnici per ricostruire la dinamica dell'effrazione e raccogliere elementi utili a identificare i responsabili. Cos'è il MuMe Il museo regionale di Messina, inaugurato nel nuovo e grande plesso nel giugno 2017, è intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell'Istituto dal 1949 al 1963. Sorge nell'area - si legge nel sito del muso - ove sussistevano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, del quale sono tuttora visibili i resti dell'impianto della chiesa e la cripta sottostante, inglobata nell'area espositiva. Organizzato su tre livelli, di cui due dedicati all'esposizione, copre una superficie di 17.118 mq, allestita anche negli spazi esterni con elementi architettonici. Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto, testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo. Conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio, il Museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo. Dal 1911, l'ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra e tuttora parte dell'ampio complesso museale, ospitò le opere provenienti dai primi ricoveri, divenendo sede del museo nazionale fin dalla sua istituzione nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, a cui si devono un primo ordinamento delle collezioni e l'inaugurazione nel 1922. Le collezioni Decaduto il progetto di un nuovo edificio, presentato da Francesco Valenti nel 1916, e tramontata l'idea di restaurare il Monte di Pietà quale sede definitiva del Museo, secondo il progetto di Armando Dillon, allo scoppio della seconda guerra mondiale le collezioni furono ricoverate nel Monastero di San Placido Calonerò, per essere riportate nell'antica collocazione nel dopoguerra. Si deve a Maria Accascina il riordinamento del Museo dopo i danni causati dai bombardamenti. Dopo anni di intenso lavoro e fra molte difficoltà, Accascina lo riaprirà nel 1954, con un progetto museografico moderno, sempre inseguendo il sogno di un nuovo edificio in grado di ospitare definitivamente le collezioni.

Passi avanti nelle indagini sul furto opere di Antonello da Messina: trovato furgone della fuga
CronacaIl mezzo è stato individuato in una zona non coperta dalle telecamere , dove i ladri avrebbero effettuato un cambio di veicolo per proseguire con un’auto “ pulita ”. Svolta nelle indagini sul maxifurto di quattro opere di Antonello da Messina sottratte dal Museo regionale Accascina . Gli investigatori della Squadra mobile e i carabinieri del Nucleo tutela beni culturali hanno ritrovato il furgone utilizzato dalla banda per la fuga . Le indagini, coordinate dalla procura di Messina diretta da Antonio D’Amato e aperte per furto pluriaggravato di opere d’arte a carico di ignoti, si concentrano sul possibile basista e sulle falle dei sistemi di sicurezza. I sistemi di allarme e videosorveglianza risultavano funzionanti, ma non è ancora chiaro perché le forze dell’ordine non siano state avvisate tempestivamente. Sono stati interrogati i custodi in servizio e vengono analizzate le telecamere della zona, quelle dei giorni precedenti e le celle telefoniche. Gli inquirenti non escludono l’ipotesi di una banda straniera specializzata in questo tipo di colpi. Il museo è chiuso. Una cinquantina di cittadini ha manifestato sul lungomare del Ringo chiedendo chiarezza sulle modalità del furto e sull’organizzazione della sorveglianza.

Furto al MuMe, ritrovate in strada due tavole di Antonello da Messina, indagini sul personale e su falle nella sicurezza
CronacaProseguono senza sosta le indagini sul clamoroso furto di Ferragosto al MuMe di Messina, dove quattro opere di Antonello da Messina sono state trafugate in appena due minuti. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sul personale del museo e sulle possibili falle nei sistemi di sicurezza che avrebbero consentito ai ladri di agire con una rapidità sorprendente. Si cerca il basista della banda. Furto al MuMe, ritrovate in strada due tavole di Antonello da Messina, indagini sul personale e su falle nella sicurezza In queste ore è atteso in Sicilia un gruppo di specialisti del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, inviato da Roma per affiancare polizia e investigatori locali. La procura di Messina, che ha aperto un’inchiesta, ha delegato entrambi i corpi per ricostruire l’accaduto e individuare il possibile basista che potrebbe aver fornito informazioni decisive ai malviventi. La direzione del museo ha ribadito che allarmi e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti: resta dunque da chiarire perché i custodi addetti ai monitor non abbiano notato nulla. Il colpo al Museo regionale Accascina è stato messo a segno poco prima delle 22 del 15 agosto. Alcuni banditi, con il volto coperto da caschi e con indosso e magliette nere, sono entrati nel museo e hanno trafugato sei opere del maestro rinascimentale. Sono state asportate tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio — Madonna col bambino e Francescano in adorazione da un lato, Ecce homo dall’altro — oltre alla preziosa tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, prelevata da una teca blindata. Durante la fuga, i ladri hanno abbandonato nei pressi della recinzione le altre due tavole del Polittico. A notarle per prima è stata una famiglia, che ha avvisato le forze dell’ordine. Messina, quattro opere di Antonello da Messina rubate dal MuMe la notte di Ferragosto: "furto dal valore di oltre €50mln" Il furto d'arte è avvenuto ieri sera intorno alle ore 21.50: i ladri si sarebbero addentrati nelle sale espositive eludendo i sistemi d'allarme. Tra le opere trafugate, 3 tavole del "Polittico di San Gregorio" e una tavoletta bifronte che si trovava dentro una teca blindata Gli investigatori ritengono che i banditi abbiano approfittato della processione della Vara, che richiama migliaia di persone e impegna gran parte delle forze dell’ordine. Passate al setaccio anche le telecamere del museo e quelle delle strade circostanti, nella speranza di individuare movimenti sospetti o vie di fuga. “La procura di Messina sta procedendo a carico di ignoti in ordine del furto pluriaggravato di opere d’arte”, si legge nella nota del procuratore capo Antonio D’Amato. Le indagini, coordinate dalla procura distrettuale, si basano sull’acquisizione delle testimonianze del personale di vigilanza e delle immagini degli impianti di videosorveglianza interni ed esterni. Il comunicato sottolinea come la diffusione della nota sia motivata dal forte clamore pubblico suscitato dal furto di capolavori che rappresentano una parte fondamentale dell’identità culturale di Messina, della Sicilia e dell’intero Paese. Un colpo potenzialmente da decine di milioni di euro, anche se — ricordano alcuni critici — il bottino è “invendibile”, trattandosi di opere uniche e immediatamente riconoscibili.
Furto Antonello da Messina, Lai: "Colpita l'identità di una comunità"
itIl furto di quattro opere di Antonello da Messina al Museo regionale Accascina riaccende l'attenzione sulla tutela del patrimonio culturale. Roberto Lai, già investigatore del Comando Carabinieri TPC: "Quando un'opera viene sottratta si colpiscono la storia, l'identità e le radici di una comunità". Recuperarla significa ricollocarla nella storia Paolo Ondarza – Città del Vaticano “La speranza è quella di riportare le opere dove la storia le mise”. Per Roberto Lai, per anni investigatore del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e oggi presidente della Sezione Speciale per la Tutela del Patrimonio Culturale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, recuperare un'opera d'arte trafugata significa molto più che risolvere un'indagine: vuol dire ricomporre una memoria, restituire a una comunità una parte della propria identità. Una missione tornata drammaticamente d'attualità dopo il furto messo a segno la sera dello scorso 15 agosto al MuMe, il Museo regionale Accascina di Messina, dove sono state sottratte tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio del 1473 e una tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà, tutte opere di Antonello da Messina. Le rimanenti due tavole del Polittico, con i santi Benedetto e Gregorio, sono state inizialmente prelevate, quindi abbandonate durante la fuga e recuperate. Ascolta l'intervista a Roberto Lai I ladri, quattro secondo le ricostruzioni della polizia, sarebbero entrati nel museo lungo il viale Annunziata tra le 20 e le 21, durante la processione della “Vara”, il carro della Madonna dell'Assunta, facendo sparire le opere di inestimabile valore. Gli uomini si sarebbero introdotti nel museo forzando le sbarre di metallo che compongono la cancellata esterna sul retro del museo. Il Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina (Reuters) Le indagini Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale di Messina, sono affidate alla Squadra Mobile della Questura e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Gli investigatori stanno esaminando le immagini degli impianti di videosorveglianza e hanno raccolto le testimonianze del personale presente nel museo. Si procede, al momento contro ignoti, per furto pluriaggravato di opere d'arte. “Sono eventi che ci lasciano tutti un po' sgomenti”, commenta Lai a Vatican News. Nonostante i sistemi di sicurezza fossero attivi, osserva, “i ladri sono riusciti ad operare questo furto. Ora ci sono delle indagini in corso e bisogna capire cosa non ha funzionato”. “In giornate particolari come Ferragosto”, aggiunge l'ex investigatore, “bisognerebbe alzare un po' l'attenzione”. Ma ciò che rende particolarmente grave il furto è soprattutto il valore identitario delle opere sottratte: capolavori che “vanno ad intaccare quella che è la nostra storia, la nostra identità, le nostre radici”. [ Photo Embed: La Madonna con Bambino nella tavoletta bifronte di Antonello da Messina (Reuters)] Corsa contro il tempo per recuperare le opere Opere tanto celebri e riconoscibili possono essere recuperate oppure, una volta entrate nelle maglie del mercato clandestino, rischiano di scomparire per decenni? Lai invita a non perdere la speranza e richiama l'esperienza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato da decenni nel contrasto al traffico illecito di beni culturali in Italia e all'estero. “Abbiamo un'eccellenza”, sottolinea riferendosi al TPC, che “ha già nel passato risolto casi importanti come questo”. Determinante è però la tempestività: “Bisogna intervenire subito, bisogna essere efficaci”. Un'attività investigativa che supera necessariamente i confini nazionali: il Comando, ricorda Lai, opera “sia a livello nazionale che internazionale”. E l'auspicio, oggi, è uno solo: “riportare le opere dove la storia le mise”. Il Cristo in Pietà nella tavoletta bifronte di Antonello da Messina (Reuters) Quando viene sottratta l'identità di una comunità È proprio qui che l'indagine sul furto d'arte incontra una dimensione più profonda. Nella sua lunga esperienza investigativa Lai si è occupato anche del recupero di oggetti legati alla fede e al culto. Beni che non hanno soltanto un valore storico o economico, perché spesso intorno a un'immagine, a un santo patrono, a una chiesa si è costruita nel corso dei secoli l'identità stessa di un territorio. Una missione “Non vi è borgo o paese che non abbia una chiesa importante legata al culto di un santo, di un patrono”, osserva. Quando questi beni vengono sottratti, “si perde l'identità cristiana” legata a quel patrimonio. Riportare un oggetto di fede nel luogo da cui è stato trafugato significa allora ricostruire un legame: “A quella comunità stai restituendo l'identità, stai restituendo la fede, stai restituendo qualcosa che appartiene a loro”. Per Lai è “una vera e propria missione”: quella di “ricollocarli nella storia”. Una dinamica che non riguarda soltanto i beni provenienti dalle chiese. Le opere di Antonello custodite nel museo messinese appartengono ad un’istituzione civile, ma il principio, per Lai, non cambia. “Quelle opere fanno parte di quella comunità, sono parte integrante” del suo sistema culturale. Sottrarle significa dunque violarne l'identità. Da qui l'importanza del loro recupero e della restituzione al luogo di provenienza. L'esterno del Museo Regionale Interdisciplinare di Messina (Ansa) (ANSA) Guardare il patrimonio con gli occhi di chi verrà dopo La tutela dell'arte assume così anche il valore di una responsabilità nei confronti delle generazioni future. In un mondo attraversato da conflitti e divisioni, il patrimonio culturale e religioso può continuare a essere, secondo Lai, un messaggio capace di attraversare il tempo e la storia. Le opere che esprimono la fede “sono parte dell'identità del popolo”, afferma. “Abbiamo bisogno di questi oggetti perché hanno accompagnato la nostra vita, hanno accompagnato quella dei nostri avi, ma soprattutto devono accompagnare quella delle future generazioni”. È dunque “con gli occhi delle future generazioni che dobbiamo salvaguardare questo patrimonio”. Due delle cinque tavole del Polittico abbandonate su un muretto subito dopo il furto delle opere di Antonello da Messina dal museo regionale Accascina di Messina (Ansa) (ANSA) Salvare la bellezza nelle emergenze Ma le opere d'arte non sono minacciate soltanto dai furti e dal mercato clandestino. Lai è da anni impegnato anche nella salvaguardia del patrimonio durante terremoti, alluvioni e altre calamità. a priorità, naturalmente, resta la tutela delle persone. Ma quando l'emergenza è superata, salvare ciò che resta di una chiesa, di un monumento o di un'immagine venerata può contribuire alla ricostruzione di una comunità. “Poter restituire a una comunità un'opera, una chiesa, un monumento di fede che è andato distrutto, recuperarlo e restituirlo significa restituire a quella comunità una speranza di rinascita”, spiega Lai. Perché, conclude, molte comunità “nascono proprio intorno a una chiesa, a un'immagine, alla devozione, a un culto”.
Furto al museo regionale di Messina, prese opere di Antonello
Cronaca
Furto delle opere di Antonello da Messina, svolta nelle indagini: trovato furgone usato dai ladri
Primo PianoTop News - Newsletter Ogni giorno le notizie più lette della giornata Iscriviti e ricevi le notizie via email La lente degli investigatori che indagano sul clamoroso furto di quattro opere di Antonello da Messina del museo regionale Accascina della città dello Stretto, che oggi è chiuso, sono puntate sul personale del museo e sulle presunte falle dei sistemi di sicurezza che hanno permesso ai ladri di agire in due minuti portando via le preziosissime tavolette, tre su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e la bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, asportata da una teca blindata. Caccia al basista In serata, intanto, è arrivata una prima svolta nelle indagini. La polizia e i carabinieri del nucleo tutela beni culturali hanno trovato un furgone che sarebbe stato utilizzato dai ladri a Ferragosto per portare via le preziose tavole. Gli investigatori però non si sbilanciano e dopo il ritrovamento parlano di verifiche per appurare se il mezzo sia stato realmente usato dai ladri e poi abbandonato, in una zona dove non ci sono telecamere. I banditi poi sarebbero fuggiti su un altro veicolo. Gli investigatori sono ancora al lavoro per cercare il probabile basista che potrebbe aver agevolato il lavoro dei ladri. Dopo aver interrogato i custodi in servizio la sera di Ferragosto hanno riletto le loro giustificazioni soprattutto l'episodio che riguarda il probabile disinserimento dell'allarme dopo il furto. A Messina si sussurra che i custodi invece di guardare i monitor con le immagini delle sale stessero guardando la processione in tv. I banditi, infatti, hanno approfittato della processione della Vara, il carro votivo dedicato alla Madonna dell'Assunta, che richiama migliaia di messinesi e impegna le forze dell'ordine per compiere il colpo. I poliziotti stanno spulciando tutti i fascicoli che riguardano ladri di un certo livello che avrebbero potuto compiere il colpo e stanno visionando attentamente tutte le telecamere che sono nella zona del museo e quelle delle strade vicine che poi portano all'Accascina. Sono controllati anche i video dei giorni prima del clamoroso colpo per individuare qualcuno che potrebbe essere entrato nella sala dov'è avvenuto il furto nei giorni precedenti. Indagini riguardano anche le celle telefoniche per capire se vi siano nelle ore prima del colpo e durante il furto degli agganci nelle celle telefoniche di cellulari che magari non appaiono mai nei giorni precedenti. Gli inquirenti tengono le bocche cucite ma non escludono che ad agire possa essere stata una banda non locale ma formata da ladri provenienti da fuori la Sicilia o l'Italia, specializzati in questo tipo di colpi. I sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti, ha detto ieri la direzione del museo, è quindi compito degli investigatori capire cosa sia accaduto e come mai i custodi addetti ai monitor che mostrano le immagini delle videocamere non abbiano notato nulla. L' inchiesta della procura messinese diretta da Antonio D'Amato è stata aperta per furto pluriaggravato di opere d'arte, al momento a carico di ignoti. Piazzare sul mercato opere di tale valore e importanza artistica è molto difficile se non impossibile e quindi o si è trattato di un furto su commissione o i ladri avevano in mente un piano ben preciso che dev'essere appurato. La banda sarebbe stata composta da almeno 4 persone: due banditi sono entrarti mentre altri due avrebbero atteso fuori. Tutti avevano il casco integrale da motociclista e le magliette nere. I banditi hanno lasciato due delle cinque tavole del Polittico, che avevano prelevato dal museo, su un muretto e i dipinti sono stati notati da una famiglia che ha avvertito il 112 verso le 21. Solo dopo questa segnalazione è scattato l'allarme nonostante nel museo vi fossero i custodi del turno 19.30-7.30. A Messina una cinquantina di cittadini si sono ritrovati sul lungomare del Ringo, per manifestare la propria preoccupazione dopo quanto accaduto al patrimonio artistico della città. A farsi portavoce della manifestazione è stato il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, che ha chiesto che venga fatta piena luce non soltanto sulle modalità con cui è stato possibile portare via le opere, ma anche sull'organizzazione della sicurezza e sulla preparazione del personale incaricato della sorveglianza. Francesco Finocchiaro coordinatore regionale Archeoclub d'Italia - Sicilia afferma che «da troppo tempo il settore dei beni culturali siciliani soffre una drammatica carenza di organico. Pensionamenti non compensati, turni difficili da garantire, strutture sottodimensionate e territori vastissimi affidati a pochi funzionari trasformano la tutela in una resistenza quotidiana».

Furto delle opere di Antonello da Messina, svolta nelle indagini: trovato furgone usato dai ladri
Italialunedì 17 agosto 2026, 21:15 - Ultimo aggiornamento: 21:51 La lente degli investigatori che indagano sul clamoroso furto di quattro opere di Antonello da Messina del museo regionale Accascina della città dello Stretto, che oggi è chiuso, sono puntate sul personale del museo e sulle presunte falle dei sistemi di sicurezza che hanno permesso ai ladri di agire in due minuti portando via le preziosissime tavolette, tre su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e la bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, asportata da una teca blindata. Caccia al basista In serata, intanto, è arrivata una prima svolta nelle indagini. La polizia e i carabinieri del nucleo tutela beni culturali hanno trovato un furgone che sarebbe stato utilizzato dai ladri a Ferragosto per portare via le preziose tavole. Gli investigatori però non si sbilanciano e dopo il ritrovamento parlano di verifiche per appurare se il mezzo sia stato realmente usato dai ladri e poi abbandonato, in una zona dove non ci sono telecamere. I banditi poi sarebbero fuggiti su un altro veicolo. Gli investigatori sono ancora al lavoro per cercare il probabile basista che potrebbe aver agevolato il lavoro dei ladri. Dopo aver interrogato i custodi in servizio la sera di Ferragosto hanno riletto le loro giustificazioni soprattutto l'episodio che riguarda il probabile disinserimento dell'allarme dopo il furto. A Messina si sussurra che i custodi invece di guardare i monitor con le immagini delle sale stessero guardando la processione in tv. I banditi, infatti, hanno approfittato della processione della Vara, il carro votivo dedicato alla Madonna dell'Assunta, che richiama migliaia di messinesi e impegna le forze dell'ordine per compiere il colpo. I poliziotti stanno spulciando tutti i fascicoli che riguardano ladri di un certo livello che avrebbero potuto compiere il colpo e stanno visionando attentamente tutte le telecamere che sono nella zona del museo e quelle delle strade vicine che poi portano all'Accascina. Sono controllati anche i video dei giorni prima del clamoroso colpo per individuare qualcuno che potrebbe essere entrato nella sala dov'è avvenuto il furto nei giorni precedenti. Indagini riguardano anche le celle telefoniche per capire se vi siano nelle ore prima del colpo e durante il furto degli agganci nelle celle telefoniche di cellulari che magari non appaiono mai nei giorni precedenti. Gli inquirenti tengono le bocche cucite ma non escludono che ad agire possa essere stata una banda non locale ma formata da ladri provenienti da fuori la Sicilia o l'Italia, specializzati in questo tipo di colpi. I sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti, ha detto ieri la direzione del museo, è quindi compito degli investigatori capire cosa sia accaduto e come mai i custodi addetti ai monitor che mostrano le immagini delle videocamere non abbiano notato nulla. L' inchiesta della procura messinese diretta da Antonio D'Amato è stata aperta per furto pluriaggravato di opere d'arte, al momento a carico di ignoti. Piazzare sul mercato opere di tale valore e importanza artistica è molto difficile se non impossibile e quindi o si è trattato di un furto su commissione o i ladri avevano in mente un piano ben preciso che dev'essere appurato. La banda sarebbe stata composta da almeno 4 persone: due banditi sono entrarti mentre altri due avrebbero atteso fuori. Tutti avevano il casco integrale da motociclista e le magliette nere. I banditi hanno lasciato due delle cinque tavole del Polittico, che avevano prelevato dal museo, su un muretto e i dipinti sono stati notati da una famiglia che ha avvertito il 112 verso le 21. Solo dopo questa segnalazione è scattato l'allarme nonostante nel museo vi fossero i custodi del turno 19.30-7.30. A Messina una cinquantina di cittadini si sono ritrovati sul lungomare del Ringo, per manifestare la propria preoccupazione dopo quanto accaduto al patrimonio artistico della città. A farsi portavoce della manifestazione è stato il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, che ha chiesto che venga fatta piena luce non soltanto sulle modalità con cui è stato possibile portare via le opere, ma anche sull'organizzazione della sicurezza e sulla preparazione del personale incaricato della sorveglianza. Francesco Finocchiaro coordinatore regionale Archeoclub d'Italia - Sicilia afferma che «da troppo tempo il settore dei beni culturali siciliani soffre una drammatica carenza di organico. Pensionamenti non compensati, turni difficili da garantire, strutture sottodimensionate e territori vastissimi affidati a pochi funzionari trasformano la tutela in una resistenza quotidiana». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sgarbi: «Quei ladri sono ignoranti, non riusciranno a vendere le opere»
cronaca«È un furto messo a segno da ignoranti, ladri inconsapevoli del valore inestimabile delle opere e convinti di potere piazzarle sul mercato. Non ci riusciranno e, spero presto, saranno ritrovate». Così la pensa il critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, sul colpo portato a segno al MuMe di Messina. Parlando della tavoletta bifronte di Antonello da Messina, Sgarbi ricorda di essere stato lui «ad averla attribuita al pittore messinese e ad avere indotto l’allora assessore alla Cultura della Regione Sicilia, Fabio Granata, ad acquistarla nel 2003 a un’asta di Christiès per 319mila sterline, una cifra addirittura inferiore al suo reale valore». Ora, sostiene, i quadri rubati potrebbero essere «a casa dei ladri e per loro sarà difficile trasferirli». Forse c'è un mandante dietro il blitz? «Nella mia lunga esperienza - spiega Sgarbi - non ho mai assistito a furti su commissione, si tratta sempre di una sopravvalutazione delle proprie capacità da parte di chi effettua il colpo e dell’inesperienza nel campo. Gente convinta di essere in grado, a saccheggio portato a termine, di potere effettuare transazioni in realtà impossibili». Ritiene ci siano state falle nella sicurezza del museo? «Non c'è dubbio, perché se il sistema avesse funzionato a dovere i ladri non sarebbero usciti», conclude il critico.
Furto opere Antonello da Messina, si cerca il basista
cronacaIn queste ore è in arrivo in Sicilia da Roma un gruppo di investigatori del Nucleo tutela e patrimonio culturale dei carabinieri per supportare i colleghi nelle indagini. Il Nucleo è stato delegato assieme alla polizia di stato dalla procura di Messina che ha aperto una inchiesta. In particolare, gli inquirenti, cercano il probabile basista che potrebbe aver agevolato il lavoro dei ladri. I sistemi di sicurezza (allarme e videosorveglianza) erano perfettamente funzionanti, ha detto ieri la direzione del museo. È quindi compito degli investigatori capire cosa sia accaduto e come mai i custodi addetti ai monitor che mostrano le immagini delle videocamere non abbiano notato nulla.

Furto al MuMe di Messina: due tavole di Antonello da Messina ritrovate su un muretto. Sgarbi: sicurezza carente
ItaliaAscolta la versione audio dell'articolo 2' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact english@ilsole24ore.com La banda di ladri, che ha compito il clamoroso furto delle tavole di Antonello da Messina del museo regionale Accascina della città dello Stretto era composta da almeno 4 persone: due banditi sono entrarti mentre altri due avrebebro atteso fuori. Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI Tutti avevano il casco integrale da motociclista e le magliette nere. Loading... I banditi hanno lasciato due delle cinque tavole del Polittico, che avevano prelevato dal museo, su un muretto e i dipinti sono stati notati da una famiglia che ha avvertito il 112 verso le 21 (forse anche prima, ndr). Solo dopo questa segnalazione è scattato l’allarme nonostante nel museo vi fossero i custodi del turno 19.30-7.30. Un’altra coppia di messinesi si è pure fermata incuriosita davanti le opere abbandonate e ha fotografato i preziosissimi dipinti appoggiati al muretto che sostiene le alte sbarre attorno al museo lungo il viale Annunziata.

Furto al MuMe di Messina, ritrovato furgone usato dai ladri
italpress17 agosto 2026 a a a MESSINA (ITALPRESS) – Svolta nelle indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina al Museo regionale Accascina. Agenti della Squadra mobile hanno ritrovato e sequestrato il furgone utilizzato dai ladri per la fuga, individuato in una zona isolata e priva di telecamere. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Messina, hanno seguito il mezzo attraverso le immagini della videosorveglianza fino al punto in cui se ne perdono le tracce. L’ipotesi è che i ladri abbiano effettuato un cambio d’auto, trasferendo le opere su un altro mezzo. Il furgone è stato trasferito alla Polizia scientifica per la ricerca di impronte e altre tracce. Intanto, le immagini interne al museo mostrano i due malviventi, con caschi integrali neri e abbigliamento scuro, mentre entrano da una porta laterale e si dirigono verso la sala del Polittico di San Gregorio. Gli investigatori non escludono la presenza di un basista. – foto Ipa Agency – (ITALPRESS).

Furto dei quadri di Antonello da Messina, svolta nelle indagini: trovato il furgone usato per la fuga
newsGli investigatori della Squadra mobile e i carabinieri del Nucleo Tutela beni culturali hanno ritrovato il furgone usato dalla banda che ha messo a segno il colpo al museo regionale di Messina, portando via quattro opere di Antonello da Messina. Gli investigatori l’hanno trovato in una zona non coperta dalle telecamere. La banda in quel punto ha effettuato un cambio di mezzo per continuare la fuga con un veicolo pulito.

Clamoroso furto al MuMe di Messina: rubate opere di Antonello da Messina
CronacaAscolta l'articolo 0:00 / --:-- Un furto d’arte clamoroso, proprio nella notte di Ferragosto, scuote Messina. I ladri sono entrati nelle sale del MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare, e sono riusciti a mettere le mani su alcune delle opere più preziose attribuite ad Antonello da Messina, eludendo i sistemi di allarme e le misure di sicurezza. Un colpo evidentemente studiato, sul quale ora sono concentrate le indagini della polizia. Il bottino iniziale comprendeva tre delle cinque tavole superstiti del celebre Polittico di San Gregorio, datato al 1473, e una piccola tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà. Due delle opere sottratte, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero però state successivamente abbandonate dai ladri su un muretto. Sul posto sono intervenuti gli specialisti della Scientifica, impegnati nei rilievi per capire come i malviventi siano riusciti a entrare nel museo e soprattutto a superare i dispositivi di sicurezza. Il MuMe è rimasto chiuso al pubblico nella giornata del 16 agosto proprio per permettere agli investigatori di lavorare sulla scena del furto. Il mistero del colpo È proprio la dinamica dell’incursione uno degli aspetti che gli investigatori dovranno chiarire. Le opere erano esposte nelle sale del museo e, nel caso della tavoletta bifronte, custodite all’interno di una teca blindata. Non si tratta inoltre di quadri facilmente trasportabili o arrotolabili: sono opere su tavola, circostanza che rende il furto tutt’altro che improvvisato. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di un colpo mirato, eventualmente legato alla possibilità di piazzare le opere attraverso il mercato clandestino dell’arte. Al momento, però, non ci sono elementi per stabilire chi abbia commissionato il furto o quale fosse la destinazione del bottino. A rendere ancora più singolare la vicenda è il fatto che una parte delle opere sarebbe stata abbandonata poco dopo il furto. Un elemento che potrebbe rivelarsi importante per ricostruire cosa sia accaduto nelle ore successive all’incursione. “Siamo sconvolti” La direttrice del museo, Marisa Mercurio, ha parlato di una perdita gravissima per la città e per il mondo dell’arte: «Siamo sconvolti, è una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte». Le opere sottratte, ha spiegato, erano «due delle più importanti e note» di Antonello da Messina. Anche il sindaco di Messina, Federico Basile, ha espresso forte preoccupazione, sottolineando come sottrarre opere di questo valore significhi colpire non soltanto il patrimonio artistico, ma anche la memoria e l’identità della città. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di «sconcerto e dispiacere» per il furto. Le opere rubate Al centro del clamoroso furto c’è il Polittico di San Gregorio, detto anche del Rosario, commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. L’opera era originariamente composta da sei tavole: al centro la Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, ai lati i santi Gregorio e Benedetto e, nel registro superiore, l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata. Della sesta tavola, quella centrale della cimasa, non rimane invece traccia. I ladri hanno portato via tre delle cinque tavole oggi superstiti, infliggendo un danno gravissimo a uno dei nuclei più importanti della collezione del museo. È stata sottratta anche la tavoletta bifronte attribuita ad Antonello, che presenta sul fronte la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione e, sul retro, il Cristo in Pietà. Un’opera di piccole dimensioni, ma di grande valore storico e artistico, attribuita ad Antonello nel 2003 e acquistata nello stesso anno dalla Regione Siciliana attraverso Christie’s. Prima dell’acquisto pubblico faceva parte della collezione di Wilhelm Soldan, dove era documentata già dal 1930. Proprio le dimensioni ridotte fanno pensare a una destinazione originaria per il culto privato, come immagine devozionale destinata alla preghiera personale. Gli studi, sulla base dei confronti stilistici con le opere certe dell’artista, collocano la realizzazione della tavoletta tra il 1465 e il 1474. L’ombra dell’“Ecce Homo” Il furto arriva inoltre in un momento particolare per Antonello da Messina. Negli ultimi mesi l’attenzione sull’artista è tornata fortissima dopo l’acquisto da parte dello Stato dell’ Ecce Homo, opera attribuita ad Antonello, per una cifra di circa 15 milioni di euro. Leggi anche: Secondo Enzo Caruso, assessore alla Cultura del Comune di Messina, proprio questa nuova attenzione potrebbe aver contribuito ad accendere i riflettori sul patrimonio dell’artista: «I riflettori accesi ultimamente con l’acquisto di un’opera di Antonello per 15 milioni di euro sicuramente hanno destato l’interesse di tantissimi ladri d’arte. Inimmaginabile che una cosa del genere possa capitare a Messina». Adesso resta da capire chi abbia organizzato il colpo, come sia riuscito a eludere i sistemi di sicurezza e, soprattutto, quale fosse il reale obiettivo dei ladri. Il ritrovamento di una parte delle opere potrebbe rappresentare il primo tassello per ricostruire la vicenda. Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Furto dei capolavori di Antonello da Messina, svolta nelle indagini: trovato il furgone della fuga. Sgarbi: un colpo senza senso
CronacaFoto: Foto Ansa / Museo Mume Messina (16 agosto 2026) Il colpo di Ferragosto Svolta nelle indagini sul clamoroso furto d’arte al Museo Regionale di Messina (MuMe). La Squadra Mobile e i Carabinieri del TPC, coordinati dal procuratore Antonio D’Amato, hanno individuato in una zona periferica priva di telecamere il furgone impiegato dai malviventi per la fuga, dove si presume sia avvenuto un cambio d’auto. Il mezzo è stato individuato in un’area periferica della città priva di videosorveglianza; si ipotizza che in quel punto la banda abbia effettuato uno scambio di vettura per far perdere le proprie tracce. Colpo di Ferragosto delle opere di Antonello da Messina: trovato il furgone della fuga Accanto ai riscontri logistici, gli inquirenti si concentrano ora sulle gravissime falle del sistema di sicurezza. Resta da chiarire come la banda, composta da quattro persone (due esecutori materiali e due pali), sia riuscita ad agire indisturbata nonostante gli allarmi fossero regolarmente funzionanti e quattro addetti alla sorveglianza fossero in servizio. La svolta e i punti ancora oscuri del colpo La fuga rocambolesca è stata interrotta dal passaggio di una coppia di turisti e di una famiglia locale: i passanti, notando due delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio abbandonate su un muretto esterno, hanno dato l’allarme. I ladri sono comunque riusciti a sottrarre le altre tre tavole del Polittico e la preziosa tavoletta bifronte della Madonna col Bambino del Cristo in pietà. Furto dei capolavori di Antonello da Messina: un’azione fulminea condotta da quattro persone Ma c’è di più. Scrive il Corriere in un aggiornamento sulla notizia: «Le immagini delle telecamere hanno ripreso due persone entrate all’interno delle sale: entrambe indossavano caschi integrali da motociclista e magliette nere. Hanno spaccato con una mazza la teca di vetro che custodiva i capolavori e sono scappati. L’azione è durata non più di tre minuti. Si presume che almeno altri due complici fossero in attesa all’esterno dell’edificio con il compito di fare da “pali”. I primi ad accorgersi del colpo sono stati alcuni passanti: hanno notato per terra due delle tavole portate via dal museo e perse dai banditi durante la fuga». Sgarbi: «Opere invendibili, furto senza senso» Intanto, sulla vicenda è intervenuto in un’intervista al Corriere della Sera il critico d’arte Vittorio Sgarbi, definendo l’episodio «un furto senza senso e incomprensibile, poiché si tratta di pezzi unici, trasversalmente noti e assolutamente invendibili sul mercato». In un’intervista al quotidiano l’esperto, che nel 2003 promosse l’acquisto della tavoletta da parte della Regione Siciliana per circa 360mila euro, ha espresso forte timore per la delicatezza del supporto ligneo: «Oggi quell’opera vale decine di milioni. Antonello è il Piero della Francesca della Sicilia, capace di anticipare persino la luce di Vermeer». Una sottolineatura che rimarca la gravita dello scempio compiuto, su cui le indagini proseguono senza sosta. A ritmo serrato. E contro ignoti, per furto pluriaggravato di beni culturali. Con al vaglio le testimonianze del personale di custodia e i filmati delle telecamere della zona.
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