Francia, la Russia nell’urna: fake news e finti scandali per guidare le presidenziali
EsteriRoma, 9 agosto 2026 – In Francia di fatto la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2027 è iniziata e la propaganda russa già ne è parte attiva. Le interferenze russe nelle campagne elettorali mirano a sfruttare i conflitti interni alle nostre società per orientarli a proprio vantaggio. L’obiettivo è quello di arrivare a circondare le opinioni pubbliche con nebbie cognitive che impediscano di distinguere la realtà dalla finzione e creare incertezza e diffidenza verso le istituzioni e gli attori sociali e politici, specie quelli sgraditi. E magari favorire forze politiche amiche in grado di incrinare la solidarietà europea con l’Ucraina e di fronte al pericolo russo. Possiamo ricordare i casi delle presidenziali in Romania nel 2024, della Moldova tra il 2024 e il 2025, delle elezioni europee del 2024 e quelle federali tedesche del 2025. In Francia nelle ultime tre settimane sono stati presi di mira uno dopo l’altro, con operazioni di disinformazione attribuite a reti russe o filorusse, Édouard Philippe, Raphaël Glucksmann e Gabriel Attal. Candidati rispettivamente di centrodestra, centro-sinistra e centro, i tre leader politici francesi sono tutti europeisti e sostenitori dell’Ucraina. Edouard Philippe (AFP) Contro Philippe è stata diffusa la falsa notizia che soffrisse di demenza frontotemporale. Pochi giorni dopo è toccato a Glucksmann: un falso scandalo costruito intorno alla sua compagna, la giornalista Léa Salamé, accusata di avere corrotto colleghi perché favorissero la sua candidatura. Il 5 agosto, attraverso falsi video, articoli e post confezionati riproducendo grafica e loghi di testate autorevoli, è stata diffusa la falsa notizia che Gabriel Attal mostrerebbe sintomi del morbo di Parkinson. Si contraffanno autorevoli testate, si producono video e audio manipolati e si affidano i falsi a reti coordinate di account che devono farli circolare. Questi eventi si inseriscono nel clima già surriscaldato dal caso di Xenia Fedorova, che mostra un’altra modalità attraverso la quale la propaganda russa e filo-russa penetra, ovvero la diffusione esplicita dei suoi contenuti grazie ad attori ‘interni’. Ex direttrice di RT France, la televisione di Stato russa bandita dall’Unione europea dopo l’invasione dell’Ucraina, Fedorova e le sue narrazioni pro-Cremlino avevano trovato ampio spazio nell’ecosistema mediatico che gravita intorno a Vincent Bolloré. Un ecosistema che da tempo non nasconde la propria simpatia per la destra radicale del Rassemblement National, con una lunga storia di vicinanza a Mosca. Dopo mesi di polemiche, il governo francese ne ha disposto l’espulsione e il congelamento dei beni, per attività di disinformazione e destabilizzazione capaci di nuocere agli interessi fondamentali dello Stato. Un primo ricorso d’urgenza contro il provvedimento è stato respinto. La reazione della galassia Bolloré è stata immediata e orientata a polarizzare il dibattito, con le denunce di attentato alla libertà di espressione e al pluralismo dell’informazione. Il copione è sempre lo stesso: i simpatizzanti di un regime repressivo brandiscono come clave principi liberali contro la stessa democrazia liberale; pretendono di spacciare per libertà e pluralismo la manipolazione dell’informazione, separandola artificiosamente dalla più generale guerra ibrida russa contro l’Europa, fatta di cyberattacchi, sabotaggi, operazioni clandestine, danneggiamenti alle infrastrutture, provocazioni sul territorio, finanziamenti occulti; oltre che dalla guerra russa contro l’Ucraina, della quale quella propaganda è uno strumento. Sul caso Fedorova, il 6 agosto è arrivata anche Mosca: il ministero degli Esteri russo ha parlato di “rappresaglia”, accusando Parigi di perseguitare una giornalista per le sue opinioni. In vista del 2027 il governo francese ha rafforzato il dispositivo di vigilanza e protezione delle elezioni e sta cercando di sensibilizzare e coinvolgere tutti i partiti. Anche in Italia nel 2027 si voterà per il Parlamento. E anche qui vi sono forze politiche simpatetiche con il regime di Putin e istituzioni russe e organizzazioni italiane che fanno attivamente propaganda. Secondo un rapporto del 2025 promosso dalla Farnesina l’Italia è tra i Paesi europei particolarmente esposti alle minacce ibride russe. Tuttavia, da noi l’allarme continua a incontrare una sorprendente sordità politica. Lo Scudo democratico presentato da Marco Lombardo e Carlo Calenda nell’aprile 2025 giace da oltre un anno in Commissione Affari costituzionali, senza che maggioranza e campo largo abbiano finora mostrato alcuna volontà di farne avanzare l’iter. Anche la proposta rilanciata in luglio con Pina Picierno contro la propaganda dei media russi sanzionati è rimasta senza seguito. Ma, a differenza di quanto sostengono certi sciocchi, alcuni dei quali siedono in Parlamento, non è necessario attendere che i carri armati russi muovano verso Roma per riconoscere che anche la nostra democrazia è sotto attacco. In Francia, con ritardo, hanno cominciato a capirlo. In Italia no.
