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Francia, i vescovi preoccupati dalla legge sul fine vita: rimangono aperte vie legali
itA Parigi l’Assemblea Nazionale ha approvato in via definitiva la norma che istituisce il diritto al suicidio assistito. La Chiesa si era opposta al testo durante i quattro anni di dibattito. Il vescovo Rougé, portavoce della Conferenza Episcopale sulle questioni del fine vita: “Dal governo assicurazioni all'Episcopato non mantenute. Grande preoccupazione tra le organizzazioni cattoliche, è auspicabile che i ricorsi legali portino ad una clausola che ne tuteli la missione”
Jean-Charles Putzolu – Città del Vaticano
Ha espresso rammarico la Chiesa in Francia, ieri sera, mercoledì 15 luglio, dopo l’approvazione definitiva da parte dell’Assemblea Nazionale della legge sul diritto al suicidio assistito. Rammarico per una scelta che rompe la lunga tradizione di cura e la vocazione ad alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della sua esistenza. I vescovi hanno ricordato la loro partecipazione al dialogo sul tema nel dibattito degli ultimi quattro anni, sottolineando la secolare esperienza della Chiesa nell’accompagnare i malati e le loro famiglie. Secondo i presuli, gli effetti di tale legislazione modificheranno il rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia. Tuttavia l’episcopato francese non si arrende: “La storia non è finita”, affermano. “Rimangono aperte numerose vie legali”, spiega ai media vaticani il vescovo Mathieu Rougé, pastore di Nanterre e portavoce della Conferenza Episcopale francese (CEF) sulle questioni del fine vita.
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Eccellenza, riguardo alla clausola di coscienza prevista dalla nuova legge, come funziona per le istituzioni cattoliche?
La legge, così come approvata, include una clausola di obiezione di coscienza per i medici. Tuttavia, è deplorevole che non includa una clausola di obiezione di coscienza per i farmacisti che, nei casi di suicidio assistito a domicilio, saranno costretti a fungere da depositari della sostanza letale. D’altra parte l’aspetto più preoccupante, al di là del semplice fatto di autorizzare il suicidio assistito, è che le istituzioni - il cui statuto etico o la cui storia religiosa condannano la pratica dell’eutanasia - saranno obbligate a fornirla. Questa non è una clausola di obiezione di coscienza perché la coscienza è una questione personale. È un requisito istituzionale.
Su questo punto, il governo aveva dato alcune assicurazioni all’Episcopato francese che non sono state ancora mantenute. C’è molta preoccupazione tra le istituzioni religiose e quelle di origine religiosa. Penso in particolare alle Piccole Sorelle dei Poveri, ma anche alle Suore di San Tommaso di Villeneuve, patrono degli ospedali cattolici di maternità. Ci sono anche istituzioni come Jeanne Garnier a Parigi. È auspicabile che nelle prossime settimane i vari ricorsi legali portino ad una clausola istituzionale, in modo che le istituzioni la cui storia, situazione attuale o carta etica condannano il suicidio assistito, possano perseverare nella loro missione e nella loro etica.
Quale può essere oggi la voce della Chiesa di Francia?
Il 15 luglio la Conferenza Episcopale ha pubblicato un comunicato firmato dal presidente e dai due vicepresidenti in cu si esprime sia la tristezza che la preoccupazione dei vescovi. In questo tipo di legge non si misurano tutte le conseguenze in termini di fratellanza, di vita sociale, di progressivo ampliamento dei criteri. È quindi necessaria una grande vigilanza. Ora si tratta di andare avanti, in particolare vigilando sull’effettiva libertà degli istituti, sul rispetto del loro codice etico, incoraggiando e seguendo da vicino tutti i ricorsi che ho menzionato.
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Ci sono persone in condizioni di solitudine, debolezza, vulnerabilità, che sono isolate, sole e che non possono essere accompagnate. Di fronte a una questione fondamentale della vita umana, queste persone si ritroveranno sole di fronte a una scelta di fine vita: vivere o morire…
La risposta dei cristiani all’approvazione di una legge come questa non è solo una riprovazione morale, ma anche un’esigenza di impegno. Ecco perché, nel comunicato che abbiamo pubblicato mercoledì sera e nelle diverse prese di posizione di alcuni di noi, prima ancora del voto sulla legge, abbiamo incoraggiato al massimo i cristiani a impegnarsi sempre di più a fianco delle persone in condizioni di fragilità, solitudine e precarietà. È innanzitutto attraverso la fratellanza attiva che risponderemo al desiderio di porre fine alla propria vita, che a volte attraversa il cuore di persone in grave difficoltà e in profondo isolamento. La nostra risposta non è solo di natura morale, ma è fondamentalmente un impegno fraterno. È proprio questo che intendiamo dire... Che i cristiani di Francia, al di là della legge – che non è mai altro che una legge –, si impegnino sempre di più su un cammino di fratellanza. È questo che ci permetterà di evitare che la morte provocata assuma un ruolo sproporzionato nel nostro Paese.
Tra due mesi la Francia riceverà la visita di Papa Leone XIV. Cosa si aspetta che dica su questo argomento?
Sono certo che il Papa ci dirà cose molto importanti in molti ambiti e soprattutto in questo. Ha parlato con grande forza di recente a Roma, ma anche in Spagna. Ho spesso citato un passo molto incisivo della enciclica Magnifica Humanitas, in cui il Santo Padre dichiara che il primo diritto, quello che condiziona tutti gli altri, è il diritto alla vita, e che quando l’eutanasia viene legalizzata, questo diritto viene significativamente minato. Penso anche alla dichiarazione della Santa Sede, Samaritanus Bonus, del 2020, un testo molto importante su questo argomento. Sono sicuro che il Papa dirà cose importanti sia ai cristiani, per aiutarli a impegnarsi con le persone vulnerabili, sia alla nostra intera società. Naturalmente, saremmo stati felici di accoglierlo in un contesto legislativo più favorevole, ma la sua parola, su questo punto come su molti altri, sarà per noi preziosissima e la attendiamo con grande impazienza.
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