La partita delle isole che si gioca da due secoli: l'Argentina vuole vincere la Coppa «per le Malvinas», l'Inghilterra aggrappata agli scogli delle Falklands
Esteridi Luigi Ippolito Alla vigilia della semifinale dei Mondiali, il ministro degli Esteri argentino è tornato a denunciare «l’occupazione illegale» dell’arcipelago. Mentre i calciatori sono stati ripresi a cantare che avrebbero vinto la Coppa del Mondo «per le Malvinas» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Quella fra Inghilterra e Argentina, che oggi 15 luglio si sfidano nella semifinale dei Mondiali, è una partita che si gioca da due secoli. E proprio negli ultimi giorni le azioni offensive hanno ripreso vigore. Il nodo della contesa, da sempre, sono le isole Falklands (che gli argentini chiamano Malvinas), il territorio britannico d’Oltremare rivendicato da Buenos Aires: il ministro degli Esteri del Paese sudamericano, Pablo Quirno, è appena tornato a denunciare «l’occupazione illegale» dell’arcipelago nel sud dell’Atlantico e ha bollato i residenti – che proclamano fedeltà a Londra - come «una popolazione impiantata artificialmente». Immediata la risposta di Downing Street: «Gli abitanti delle isole hanno ripetutamente espresso il desiderio di rimanere un territorio britannico e il loro diritto all’autodeterminazione è prioritario». La storia delle Falklands Nel 2013, in un referendum contestato dagli argentini, la popolazione delle Falklands si era espressa al 99,8% a favore del legame con la Gran Bretagna (solo in tre votarono contro). Le ultime schermaglie verbali sono soltanto una sfida a distanza che ha visto confronti ben più cruenti, da quando negli anni Trenta dell’Ottocento Londra affermò la propria sovranità su quelle remote isole australi. L’Argentina, invece, ha sempre sostenuto di aver «ereditato» le Malvinas dalla Spagna, che era stata la prima potenza europea a stabilirvi un insediamento. E’ però nel corso del Novecento che la disputa assume un valore totemico in entrambi i Paesi. A Buenos Aires è il regime populista di Juan Peron che batte la grancassa della restituzione, per mobilitare le masse a proprio favore: ma la situazione precipita negli anni Ottanta, dopo l’arrivo al potere del dittatore Leopoldo Galtieri. La giunta fascista, di fronte a crescenti problemi interni, nell’aprile del 1982 decide di lanciare l’invasione militare delle Falklands: ma a Buenos Aires non avevano fatto i conti con la Lady di Ferro. Il ruolo di Margaret Thatcher A Londra infatti è primo ministro Margaret Thatcher: i suoi inizi non erano stati brillanti e la guerra si presentava come un’occasione per cementare il consenso nazionale. Una forza di spedizione – nella quale è arruolato anche il principe Andrea, figlio della regina Elisabetta – salpa allora alla volta dell’Atlantico del Sud, ingaggia battaglia e nel giro di due mesi – al prezzo di quasi mille morti complessivi – riconquista le Falklands. Le conseguenze politiche nei due Paesi sono significative: in Argentina la sconfitta militare porta alla caduta della dittatura e alla democratizzazione del Paese, mentre a Londra la Thatcher diventa un’icona nazionale e trionfa alle successive elezioni politiche. Vincere la Coppa «per le Malvinas» Da allora la contesa ha fatto pochi passi avanti, nonostante una risoluzione delle Nazioni Unite che faceva appello a una ripresa dei negoziati: l’Argentina riaffaccia a intervalli regolari le sue rivendicazioni, ma la Gran Bretagna risponde che non c’è nulla da discutere. Soprattutto nel Paese sudamericano la questione è diventata una bandiera dell’identità nazionale: tanto che i calciatori della loro Nazionale sono stati ripresi a cantare che avrebbero vinto la Coppa del Mondo «per le Malvinas». Ma anche per gli inglesi, in una fase di incertezza sul loro ruolo nel mondo e sul loro futuro, aggrapparsi agli scogli delle Falklands li fa sentire in qualche modo più sicuri.