
Francia e Spagna, corsa contro gli incendi: è in arrivo una nuova ondata di calore
EuropaPer Macron è «la situazione più dura dalla seconda guerra mondiale». I Popolari respingono il «patto sul clima» di Sánchez. Col peggioramento delle temperature in vista, gestire le fiamme è fatica di Sisifo. A renderla più assurda è che tuttora vi sia, nella classe dirigente europea, chi osteggia le politiche climatiche

Perché l’ondata di calore ha provocato così tanti blackout?
articoliUn sindaco o una sindaca non gestiscono la rete elettrica nazionale né quella di distribuzione locale. Possono coordinare la risposta all’emergenza sul territorio, per esempio attivando la protezione civile, predisponendo punti di assistenza o comunicando con la cittadinanza, ma non hanno il potere di evitare un blackout o di ripristinare direttamente la fornitura di energia. Per capire perché durante le ondate di calore si verificano sempre più interruzioni della corrente bisogna guardare a come funziona il sistema elettrico italiano e a cosa succede alla rete quando temperature elevate mettono sotto pressione sia la domanda di elettricità, sia le infrastrutture che la trasportano. I blackout sono una questione di consumi e infrastrutture Dall’hinterland di Milano a Bergamo, passando per Torino e altre città italiane, da circa la metà di giugno si sono registrati numerosi blackout elettrici mentre il Paese era alle prese con una nuova intensa ondata di calore. Secondo il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), le temperature hanno raggiunto valori diffusamente superiori alle medie climatiche del periodo, in alcune aree anche di 4-6 °C, con notti tropicali e condizioni di forte disagio bioclimatico, soprattutto nei centri urbani. Durante questi periodi di caldo l’uso dell’aria condizionata aumenta esponenzialmente causando di conseguenza anche un incremento della richiesta di energia elettrica. Secondo i dati forniti da Terna, cioè la società italiana che gestisce la rete elettrica nazionale ad alta e altissima tensione, nella prima settimana di temperature sopra la media, i consumi elettrici in Italia sono aumentati del 4,4 per cento. Un aumento significativo, dopo un mese di giugno iniziato con una domanda elettrica sostanzialmente in linea con quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente. Il 29 giugno 2026 alle 16:00 il consumo ha raggiunto un picco di 56,82 gigawatt (GW), il valore più alto registrato finora nel corso dell’anno, ma comunque in linea con i dati degli ultimi anni. Nel 2025, ad esempio, il massimo era stato toccato il 2 luglio, con 55,54 GW. L’aumento della domanda di energia, dovuto in particolare all’uso intensivo dei sistemi di climatizzazione, insieme allo stress a cui le alte temperature sottopongono le infrastrutture elettriche, sono alla base dei blackout che si stanno verificando in molte parti d’Italia e che ormai sono sempre più frequenti quando arriva il caldo. Eppure la prevenzione di questo fenomeno è complessa, anche per via dell’attuale struttura della rete elettrica. «Quando aumentano le temperature aumenta anche il carico elettrico», ha spiegato a Facta Angelo Baggini, docente di elettrotecnica al dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bergamo, «sostanzialmente perché i condizionatori sono un carico piuttosto costante con un fattore di contemporaneità molto elevato». Il secondo aspetto, invece, riguarda direttamente l’infrastruttura di rete che permette di trasportare l’energia elettrica. Con l’aumento delle temperature diminuisce la capacità delle linee elettriche, e soprattutto dei loro giunti, cioè i componenti fisici utilizzati per collegare tra loro due o più cavi elettrici, di raffreddarsi. Le linee elettriche di media tensione e bassa tensione sono spesso interrate e passano direttamente sotto l’asfalto delle strade e dei marciapiedi. Qui, ha spiegato Baggini, «quando fa caldo, la temperatura del terreno rimane costantemente molto elevata, di conseguenza i cavi non riescono a raffreddarsi a sufficienza». Il professore ha chiarito anche che «la rete di media tensione è una rete magliata. Questo significa che, a differenza del nostro impianto di casa, ogni punto è raggiungibile da almeno due strade». In caso di un primo guasto sulla linea di distribuzione, il gestore della rete, per garantire la continuità del servizio, trasferisce l’alimentazione sull’altra linea disponibile. Tuttavia, è probabile che anche quest’ultima si trovi in condizioni operative molto simili a quelle della linea guasta e dovendo sostenere un carico maggiore a seguito della commutazione, può andare incontro a un secondo guasto. In questa situazione non è più possibile ripristinare automaticamente l’alimentazione ed è quindi necessario un intervento sul campo per riparare il guasto e ripristinare il servizio attraverso la sostituzione dei pezzi di cavo o i giunti danneggiati. Le società di distribuzione dell’energia effettuano costantemente attività di manutenzione preventiva e sviluppo sulla rete, anche durante il periodo invernale. Gli interventi di sostituzione e integrazione della rete vengono generalmente programmati dando priorità a quelli più datati, secondo le previsioni di crescita pluriennali. Tuttavia, le elevate temperature possono compromettere anche cavi di più recente installazione, rendendo possibili guasti in tratti della rete che, fino a quel momento, non erano considerati particolarmente critici. Chi gestisce l’elettricità? In Italia la rete elettrica non risponde a un’unica regia, ma a un sistema articolato su più livelli, ciascuno con compiti distinti e complementari. A partire dal 1999, il mercato elettrico italiano è stato progressivamente liberalizzato e oggi si articola in diversi segmenti distinti. A monte della filiera si colloca la produzione di energia elettrica, affidata a operatori che competono in regime di libero mercato utilizzando sia fonti fossili sia fonti rinnovabili. L’energia prodotta viene poi immessa nella rete di trasmissione nazionale, gestita da Terna, che, in qualità di gestore della rete ad alta e altissima tensione, ha il compito di trasportare l’elettricità su tutto il territorio nazionale, sviluppare e manutenere le infrastrutture e assicurare il continuo equilibrio tra domanda e offerta di energia. Terna, però, non può svolgere attività di produzione, distribuzione o vendita dell’energia, in modo da garantire la concorrenza tra gli operatori del mercato.

L’Europa brucia ancora. E ora preoccupa la nuova ondata di calore
CronacaIl fuoco continua ad assediare l’Europa. La situazione è lievemente migliorata in Francia e Spagna, ma l’allerta resta alta per il ritorno del vento e una nuova ondata di caldo. La Spagna "intravede la luce alla fine del tunnel", ha detto il premier Pedro Sánchez: restano otto grandi incendi attivi, mentre migliaia di persone sono ancora evacuate o confinate. L’aumento delle temperature, però, rischia di complicare di nuovo le operazioni. Il fronte più critico, fra Madrid e Ávila, è stato messo sotto controllo dopo avere bruciato oltre 70mila ettari. In Francia resta "stabilizzato" (definizione del presidente Emmanuel Macron) il mega-rogo che dal 22 luglio ha devastato 42mila ettari in Gironda. Ma ieri si sono registrate 14 riaccensioni e sono stati evacuati in via preventiva 4mila turisti. Nella regione di Bordeaux la qualità dell’aria è peggiorata: saranno distribuite 3,5 milioni di mascherine Ffp2. Oltre 220mila persone sono state evacuate nel sud-ovest del Paese. L’Ue ha mobilitato aerei, elicotteri e squadre di terra. In Spagna operano anche due Canadair italiani. In Puglia, intanto, il governatore Antonio Decaro ha respinto le polemiche sui roghi nel Gargano: "Mai scaricata la responsabilità del governo. I Canadair però sono una flotta nazionale, le Regioni dispongono soprattutto di elicotteri. Ringrazio la Protezione civile perché senza i canadair non avremmo spento gli incendi".

In arrivo la quarta ondata di calore: oggi Campobasso in rosso, domani 10 bollini arancioni
Ascolta la versione audio dell'articolo 2' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact english@ilsole24ore.com L’estate 2026 non dà tregua agli italiani: sta tornando il grande caldo, con una decisa riaffermazione dell’anticiclone subtropicale sul bacino del Mediterraneo. Dopo la flessione delle temperature registrata nella parte finale della scorsa settimana, la penisola ritorna a essere bollente. È in arrivo la quarta ondata di calore dell’anno, dopo quelle che hanno colpito il paese a fine maggio, nella seconda metà di giugno e nella parte centrale del mese di luglio. Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI Picchi fino a 40 gradi Nel corso di questa settimana è previsto un netto aumento delle temperature che vedrà arrivare picchi di 36-38 gradi già mercoledì 29 luglio nelle pianure interne del Centro-Nord, fino a toccare i 40 gradi nel fine settimana. Anche se la morsa del caldo interesserà progressivamente gran parte dell’Italia, le aree inizialmente più colpite saranno le pianure del Nord e le regioni centrali. Loading... Secondo Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, nei giorni a venire «ci troveremo di fronte ad una nuova ondata di calore particolarmente intensa» a causa della presenza di «una massa d’aria decisamente rovente che, spingendosi verso il suolo, farà impennare le colonnine di mercurio già a partire da mercoledì 29 luglio». Il bollettino del ministero della Salute Il rapido rialzo delle temperature che da domani coinvolgerà ampie porzioni del territorio nazionale è testimoniato dal bollettino quotidiano del ministero della Salute sulle ondate di calore. Ieri le città da bollino rosso - il livello massimo di allerta - erano ancora zero, solo due quelle in arancione (Campobasso e Palermo), dieci quelle in giallo e la restante parte dei 27 centri urbani monitorati era in verde. Oggi, invece, i bollini gialli sono raddoppiati, giungendo a quota venti, e i centri urbani in arancione sono diventati tre (Messina, Perugia e Rieti), mentre Campobasso è passata in rosso. Il bollino verde, oggi, è rimasto solo a Cagliari, Venezia e Verona.
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