Europa, la povertà cresce mentre la ricchezza si concentra
CronacaIl paradosso di un continente sotto pressione Tra inflazione, guerre, costo della vita e difficoltà delle imprese, sempre più famiglie europee faticano ad arrivare a fine mese. Ma nello stesso tempo una ristretta fascia della popolazione continua ad accumulare ricchezza. L’Europa continua a essere una delle aree più ricche del mondo, ma questa ricchezza non viene distribuita in maniera uniforme. Il problema non è soltanto quanto produce l’economia europea, ma chi beneficia della crescita e chi ne sostiene i costi. Nel momento in cui la produzione di beni va a vantaggio delle grandi famiglie più ricche del pianeta o di pochi politici che utilizzano guerre, pandemie, crisi internazionali per arricchirsi l’Europa procede a un impoverimento non solo economico ma anche culturale in cui i valori fondanti una grande società si perdono a vantaggio del profitto di pochi. Ciò comporta un gravissimo aumento delle persone che hanno difficoltà a sostenere le spese quotidiane e ogni giorno sono costretti a scegliere cosa tagliare fuori dalla propria vita e a condurre un’esistenza sul filo della povertà. Secondo i dati dell’ Eurostat 2026 ecco una simulazione concreta del bilancio di una famiglia:1) Alimentari a Giugno 2026 abbiamo assistito a un rincaro di +1,6% annuo nell’area euro soprattutto per le famiglie con redditi bassi; 2) Energia +8,7% annuo nell’area euro a giugno 2026. Il dato sull’energia è particolarmente interessante: a giugno 2026 l’inflazione energetica dell’area euro era ancora +8,7% su base annua, mentre l’inflazione complessiva era scesa al 2,8%; 3) Trasporti/carburanti +13,7% nell’UE a giugno 2026 maggiore costo per pendolari e famiglie dipendenti dall’auto. E c’è un dato molto forte sui trasporti: a giugno 2026 i carburanti e lubrificanti per il trasporto personale sono aumentati del 13,7% nell’UE rispetto a giugno 2025. E questo riguarda soprattutto chi non può rinunciare all’automobile perché deve andare al lavoro. Quindi il rincaro dei carburanti diventa indirettamente anche un problema occupazionale e sociale; 4) Affitti+21,8% nell’UE dal 2015 al 2025, Prezzi delle abitazioni+64,9% dal 2015 al 2025 ciò comporta una seria difficoltà emergente per coloro che intendono acquistare casa. I dati Eurostat mostrano inoltre che nel 2025 l’abitazione era la principale voce di spesa delle famiglie europee. Nel 2024 una famiglia UE destinava mediamente circa il 19% del proprio reddito disponibile alla casa. In ambito Sanità vi è un grave aumento dei costi dei componenti dei servizi e le spese che le famiglie sono costrette a sostenere direttamente. Da ciò possiamo sicuramente affermare che una famiglia non diventa necessariamente povera perché perde il lavoro. Può diventare più povera anche quando: lo stipendio rimane uguale + le spese obbligatorie aumentano. Questi soldi non vengono necessariamente “spesi”: semplicemente non possono più essere destinati al risparmio, alle vacanze, alla cultura, alla manutenzione della casa, agli imprevisti o ad altri consumi. Ed è qui che l’aumento dei prezzi può trasformarsi in impoverimento della classe media. Il problema dell’Europa non è soltanto l’aumento della povertà assoluta. È il progressivo impoverimento del reddito disponibile. Una famiglia può continuare ad avere un lavoro, pagare le bollette e mettere il cibo in tavola, ma contemporaneamente diventare più povera perché una quota sempre maggiore del proprio reddito viene assorbita dalle spese indispensabili. Il concetto di povertà non riguarda più soltanto chi è completamente privo di reddito: esiste una fascia crescente di working poor, persone che lavorano ma non riescono comunque a raggiungere una condizione economica stabile. Mentre una parte della popolazione vede diminuire il proprio potere d’acquisto, una fascia molto ristretta continua ad accumulare patrimoni enormi. È possibile parlare di vera crescita economica quando una parte della popolazione diventa sempre più ricca mentre un’altra fatica a sostenere le spese essenziali? La guerra in Ucraina e le altre crisi internazionali hanno avuto conseguenze economiche anche sui cittadini europei con un costo su Energia e materie prime; Costi della produzione; Trasporti; Inflazione; Aumento dei costi per le imprese; Riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Possiamo affermare categoricamente che quando si analizzano i costi della guerra non sono soltanto militari ma arrivano anche conseguenze indirette nella vita quotidiana attraverso prezzi, energia, tasse, investimenti pubblici e condizioni economiche delle imprese. Se aumentano i costi delle imprese, queste possono reagire: aumentando i prezzi; riducendo gli investimenti; contenendo il personale; rallentando le assunzioni. Questo crea un possibile circolo vizioso: guerre/crisi → aumento dei costi → prezzi più elevati → diminuzione del potere d’acquisto → consumi più deboli → difficoltà delle imprese → maggiore precarietà. Come può l’Europa permettere che le popolazioni europee restino senza politiche contro la povertà, o senza un salario dignitoso adeguato ai tempi e ai cali del potere d’acquisto dell’euro, o serie politiche occupazionali per i giovani ? Le politiche europee stanno realmente riuscendo a invertire la tendenza oppure stanno semplicemente cercando di attenuarne le conseguenze? La questione non riguarda solamente “poveri contro ricchi”. Sempre più importante è la situazione della classe media, che rischia di trovarsi schiacciata tra: aumento delle spese; salari che crescono più lentamente del costo della vita; tassazione; precarietà lavorativa; costo delle abitazioni; difficoltà nell’accesso ai servizi. Quanto può resistere una classe media costretta a ridurre progressivamente i propri consumi e il proprio tenore di vita? La ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi o di poche corporation legate a famiglie miliardarie ciò comporta un serio aumento delle difficoltà economiche di una classe media sempre più vulnerabile. A livello di conseguenze socio- economiche tutto ciò comporta un aumento del disagio sociale; sfiducia nelle istituzioni; diminuzione della mobilità sociale; crescita del consenso verso movimenti politici antisistema; emigrazione dei giovani; diminuzione della natalità; crescente conflitto generazionale. Quale Europa vogliamo? L’Europa non dovrebbe interrogarsi soltanto su quanto cresce il proprio PIL, ma sulla qualità di quella crescita e sulla sua capacità di garantire condizioni di vita dignitose. Se la ricchezza continua a crescere ma aumenta anche il numero di cittadini che non riescono a permettersi una vita dignitosa, possiamo davvero definire questo modello di sviluppo un successo? In questi ultimi anni i propositi delle politiche europee per arginare e ridurre le povertà si sono dimostrati fallimentari sotto tutti i fronti, dalle politiche interne a quelle estere. Il debito pubblico è aumentato, le tasse e i costi sono aumentati, i servizi vengono tagliati per far proseguire un’ economia legata alla guerra. Ma i leader europei, non sono in grado di capire che con la guerra un bambino non mangia, anzi i territori, le colture le falde acquifere vengono contaminati da metalli pesanti e sostanze chimiche in una condanna lenta e subdola per le popolazioni che andranno a consumare i prodotti coltivati in quei posti aumentando il bisogno che in una sorta di circolo vizioso andrò ad alimentare la necessità di guerre future per accaparrarsi risorse utili e fondamentali alla sopravvivenza.E non vi nulla nell’ uomo di peggiore del bisogno ,esso ne limita la libertà, genera la paura del futuro e crea l incertezza interna che fa compiere scelte politiche, economiche, militari esecrabili. “ La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire.” (Albert Einstein). Marco Rispoli( Davoli)

