La prima bomba a Montecarlo. Colpito un oligarca ucraino
EuropaIl milionario ucraino Vadim Ermolayev, sua moglie e uno dei figli sono rimasti gravemente feriti in seguito a un attentato nel principato di Monaco lunedì alle 21. Le telecamere di video-sorveglianza hanno ripreso il momento in cui un uomo incappucciato si avvicina alle scale dell’edificio in via Révérend-Père Louis Frolla e deposita una borsa nera contente l’ordigno. Al momento della detonazione i bulloni e i pallini di piombo con cui era caricato l’esplosivo hanno lanciato detriti in tutte le direzioni, ma gli unici presenti erano i tre della famiglia Ermolayev. Il sospettato è stato nuovamente ripreso mentre attraversava il confine con la Francia e da quel momento se ne sono perse le tracce. Ermolayev è cosciente anche se presenta ustioni gravi su tutto il corpo, alla moglie di Ermolayev sono state amputate le gambe e anche il ragazzo, di 13 anni, risulta ferito seriamente. I tre sono stati ricoverati all’ospedale di Nizza. «È la prima volta che accade un incidente del genere nel principato» ha dichiarato il capo del governo monegasco, Cristophe Mirmand. Ermolayev è stato accusato dalle autorità ucraine di aver continuato a svolgere attività commerciali in Crimea dopo l’annessione e di aver versato centinaia di milioni di rubli al bilancio russo. Per questo nel dicembre 2023 Volodymyr Zelensky gli aveva imposto sanzioni ad personam. La testata Rbc-Ucraina ha specificato che le sanzioni si riferiscono all’azienda Alef-Vinal Crimea, che avrebbe continuato a operare nella penisola anche dopo l’occupazione russa del 2014 e sarebbe coinvolta nella realizzazione di appalti pubblici in Russia per 140 milioni di rubli e del pagamento di 490 milioni di rubli di tasse, «utilizzati per finanziare la guerra d’aggressione». Originario di Dnipro, Ermolayev ha costruito la sua fortuna grazie al gruppo edile Alef, che nel 2021 gli è valso una menzione da Forbes Ucraina tra gli imprenditori più ricchi del Paese, con un patrimonio stimato di 221 milioni di dollari. Nel 2017 – come dichiarato dall’imprenditore stesso – ha rinunciato al passaporto ucraino e attualmente detiene solo un passaporto cipriota. Ermolayev ha sempre negato di possedere o gestire attività commerciali in Crimea e, anzi, sostiene che l’annessione lo abbia privato di tutti i suoi asset (per un valore di 23 milioni di euro), compreso il suo aereo privato Gulfstream G150. Il procuratore generale di Monaco, Stéphane Thibault ha escluso la pista terroristica e sembra che le autorità francesi al momento siano più propense a battere la pista del regolamento di conti malavitoso. L’altra attività a cui è legato Ermolayev, secondo Ukrainska pravda, è quella dei call center illegali che compiono truffe telefoniche basate su promesse di falsi investimenti. Secondo la testata ucraina Znaj la rete sarebbe composta «da oltre 50 call center illegali e sarebbe guidata dal figlio del milionario, Artur Ermolayev». Ad aprile di quest’anno, Artur è stato condannato in Estonia per un giro d’affari di truffe telefoniche da oltre 100 milioni di euro. La pena è stata sospesa dietro il pagamento di una cauzione di 8 milioni di euro e all’imprenditore è stato dato il foglio di via dal Paese baltico. In realtà, i media russi, indicano Ermolayev padre come vero proprietario dei call center e il figlio come semplice prestanome. A ottobre del 2025 il capo dei servizi segreti russi (Fsb), Alexandr Bortnikov, ha dichiarato che sul territorio ucraino esistono oltre 120 call center «gestiti dall’Sbu (i servizi di Kiev) e dalle forze armate ucraine». Secondo un famoso canaleTelegram russo molto impegnato nelle notizie di guerra e di sicurezza – Rybar – lo scorso settembre diversi droni russi hanno preso di mira questo tipo di attività a Dnipro, la stessa città degli Ermolayev. Inoltre, a febbraio di quest’anno, a Bali, è stato rapito e poi ucciso un altro uomo d’affari collegato alle attività di Artur, l’ucraino Igor Komarov. Sebbene le circostanze dell’omicidio non siano mai state chiarite, alcuni media russi hanno ipotizzato l’esistenza di una pista cecena. Subito dopo la diffusione della notizia dell’attentato di Monaco, diversi media russi, come il Komsomolskaya Pravda, sono tornate a parlare dei fatti di Bali e hanno sottolineato i legami di Ermolayev con queste attività di truffe telefoniche. La polizia monegasca non era a conoscenza di minacce rivolte a Ermolayev, ha riportato l’emittente francese Bfmtv. Gli inquirenti francesi, secondo alcune indiscrezioni, ritengono si tratti di un regolamento di conti interno alla malavita. L’altra opzione, che rende la storia molto più oscura, è il possibile coinvolgimento dei servizi segreti militari ucraini, il temutissimo Gur di Kyrylo Budanov. Gli 007 di Kiev hanno usato cariche esplosive per uccidere generali e alti ufficiali russi persino nei quartieri più sorvegliati di Mosca. Ma era in Russia, nella tana del nemico. L’attentato a Ermolayev è avvenuto nel cuore dell’Europa ricca, vicino ai luoghi di vacanze dell’entourage di Emmanuel Macron, che fin dall’invasione è stato il principale alleato ucraino nel Vecchio continente. La chiusura dei rapporti con Parigi appare come un prezzo spropositato da pagare per l’eliminazione di uno dei tanti oligarchi ucraini della «Brigata Monaco», emigrati nel principato per non essere coinvolti nella guerra o per continuare a fare affari con la Russia. Ma Budanov ha fatto capire chiaramente – e praticamente – che per i nemici dell’Ucraina non c’è immunità che tenga, sia che si tratti delle contese intestine africane, sia delle forniture di gas della Russia all’Europa. Chissà se non sia venuta la volta degli oligarchi traditori.











