Ermete Ferraro sulle sue dimissioni da Presidente del MIR
Comunicati StampaA margine di quanto esposto nella ‘lettera agli iscritti’ inviata dal Consiglio Nazionale del Movimento Internazionale della Riconciliazione e pubblicizzata anche sui canali sociali, credo che sia giusto integrarla con alcune precisazioni da parte mia. La decisione di dimettermi dall’incarico di presidente dello storico movimento, a nove mesi dalla scadenza del mio secondo mandato, è motivata da un lato dalla volontà di rispettare, pur non condividendolo, quanto è stato deciso a maggioranza dal C.N. in merito alla partecipazione attiva del MIR Italia alla raccolta di firme a sostegno della legge d’iniziativa popolare sulla difesa civile, non armata e nonviolenta presentata a marzo alla Corte di Cassazione. Dall’altro, è una scelta che nasce dalla mia esigenza di chiarezza e coerenza nei riguardi della posizione critica assunta a ragion veduta nei suoi confronti, ampiamente motivata e condivisa anche da altri consiglieri, per cui non mi sento d’interpretare ancora il ruolo di portavoce e rappresentante del Movimento. Non si tratta di semplici divergenze di opinione o di posizioni discordanti, che possono e devono essere ricondotte all’interno di una democratica logica associativa. Siamo di fronte, infatti, ad una questione fondamentale per ogni ricercatore/ educatore/ attore per la pace, dal momento che una genuina proposta d’un modello di difesa realmente alternativo a quello militare (e quindi civile, sociale, popolare e nonviolento) costituisce il fulcro dell’indispensabile ‘programma costruttivo’ di cui un’organizzazione pacifista, antimilitarista e disarmista si fa portatrice. Ecco perché, oltre a consentirmi di esporre pubblicamente gli argomenti che sono alla base delle mie osservazioni critiche alla L.I.P. e alla relativa campagna “Un’altra difesa è possibile”, pubblicando due articoli sul mio blog , le mie dimissioni da presidente mi permettono anche d’interagire a titolo personale con altri soggetti e d’intervenire in confronti pubblici senza preoccuparmi di coinvolgere il MIR nelle mie valutazioni. Ovviamente proseguirò la mia attività di consigliere nazionale e non farò certo mancare l’impegno nelle campagne comuni sulle quali il Movimento si è unanimemente espresso nelle sue ultime due assemblee nazionali: obiezione di coscienza preventiva, ecopacifismo, no al nucleare civile e militare, educazione alla e per la pace. Non è in atto alcuna frattura e la solidarietà con amici/che e compagni/e resta piena, ma il rispetto della verità e la necessità di evitare falsi unanimismi su questa scottante materia sono per me troppo importanti perché io possa far finta di nulla. Naturalmente la mia scelta di ‘non collaborazione’ con questo progetto di legge minimalista e contraddittorio sulla DCNANV non comporta alcuna forma di boicottaggio degli sforzi che stanno impegnando in questa fase lo stesso MIR e le altre componenti della Rete Italiana Pace e Disarmo. Temo piuttosto che il mancato raggiungimento del numero di firme necessarie per portare la proposta in Parlamento, oppure un suo ulteriore travisamento attraverso emendamenti al testo in sede legislativa, possano rivelarsi un pericoloso e clamoroso passo falso, compromettendo credibilità e affidabilità dell’intero movimento. Anche in questo caso, però, la nostra coscienza di persuasi della nonviolenza deve garantire l’autonomia di ciascuno, cercando però di guidarci anche verso una risoluzione costruttiva di questo dissidio interno. Ermete Ferraro
