Eventi Roma: Lavoro e intelligenza artificiale nell’Enciclica Magnifica Humanitas
CronacaIeri presso l’Istituto Luigi Sturzo al centro di Roma, ebbe luogo un convegno promosso da Fondazione Socialismo e Mondo Operaio. L’incontro nasce come un’analisi del rapporto IA e lavoro alla luce di Magnifica Humanitas. Presieduto da Cesare Pinelli (ordinario di diritto costituzionale), il convegno prende presto la forma di una riflessione collettiva sul tema nelle varie sfaccettature a tout court. Gli affreschi dietro gli oratori ci ricordano cosa sia l’uomo nella storia già ben prima del dibattito sulle tecnologie. Intervengono) Mons. Vincenzo Paglia (Arcivescovo e presidente emerito Pontificia Accademia per la Vita), Don Anrea Ciucci (Cancelliere della Pontifica Accademia della Vita), l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu e Marco Bentivogli (attivista e sindacalista FIM CISL). Chiude il Sen. G. Acquaviva, Presidente della Fondazione Socialismo. Il cuore dell’incontro, come evidenziato alla fine dallo stesso Treu, è proprio davanti ai nostri occhi nel titolo nella locandina: Leone XIV Magnifica Humanitas, Lettera Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Sono queste le parole che echeggiano maggiormente influenzando trasversalmente tutto il discorso che riassumiamo a seguito, la custodia della persona umana. In fin dei conti, per educare un ragazzo/a ci vuole il contributo del villaggio. Il discorso della tecnologia va oltre la superfice del mero strumento, diventa uno stile di vita che va governato prima che esso governi noi. Lo spunto personale riprenderebbe, in parte, il copione di Huis Clos. Una consapevolezza senza un disegno è come trovarsi in una stanza, senza specchi né finestre, talmente presi da piccole vicende infernali senza accorgersi che la porta era sempre aperta. Il Professor Pinelli avvia il discorso partendo da una riflessione: si può accettare passivamente l’IA o rifiutarla categoricamente, ma entrambi gli estremi ci mettono di fronte ai pericoli di queste potenti tecnologie e ai nostri stessi limiti. La domanda (che vorrebbe rifarsi all’Enciclica) è dove ci fermiamo? L’IA va ben oltre il lavoro, e coinvolge molte sfere dell’esistenza umana a partire dal fatto che i nostri stessi limiti ci caratterizzano come umani. Diventa così una sfida che riguarda i singoli cittadini ma anche i poteri pubblici poiché l’acquisizione e le prospettive possono essere inquietanti e pertanto da vedere bene quando incrociano il campo delle libertà. Prende la parola Mons. Paglia. Già nel 2019 Gates chiese di riceverlo per un incontro ai fini di discutere gli sviluppi tecnologici e chiedere un aiuto per i risvolti di carattere etico. Ovvero, i limiti tra le macchine e l’umano. In quell’occasione, Gates si lamentava del fatto che la Microsoft avesse 50,000 ingegneri costretti settimanalmente a trovare delle novità per rimanere sul mercato. Inizialmente, diceva Gates, il computer avrebbe svolto un ruolo importante nell’ampliare la democrazia. In realtà erano già in arrivo dei ‘mostri’. Il potere tecnologico, che si basa su alta prestazione, senza un apporto umanistico, diventa dittatoriale e disumano. Fa strano quindi legare l’intelligenza delle macchine agli umani, le persone sono molto altro. Sebbene le tecnologie abbiano fornito, in breve tempo, un enorme sviluppo rispetto alle scienze umane, l’umano va contornato di aiuto. Nel G7 Papa Francesco già parlava di queste questioni, lamentando un’assenza di governance. È “indispensabile una dimensione politica” per vegliare sulla scienza. In buona sostanza, l’Enciclica vuole risvegliare un po’ tutta l’umanità circa i benefici e i rischi dell’algocrazia. Il Dott. Treu dal canto suo si addentra più in discorsi economici e manageriali. Il potere delle tecnologie ci pone due semplici domande: come e chi (il chi riguarda la manipolabilità delle tecnologie in certe mani)? Vero che la tecnologia facilita la vita delle persone ma il rischio è quello di ridurre le nostre capacità di giudizio. Occorre essere selettivi quando si parla di collective knowledge. Come sfruttare queste potenzialità per promuovere l’accesso al lavoro? La conoscenza umana deve entrare nelle logiche della stessa tecnologia, vegliare da ‘in the loop’ per così dire. Essere coinvolti e stabilire regole politiche adeguate, lavorare con un’etica delle imprese. Con questo tipo di alta tecnologia, non vi è più la separazione dei mezzi di produzione dal sociale, le potenzialità di arricchire l’uomo sono tanto grandi quando la crescita senza precedenti delle diseguaglianze. Don Ciucci sostiene che la domanda non è dove fermarsi o i vari paletti ma dove stiamo andando. Verso quale metà e attraverso quale viaggio come popoli umani. Ci mostriamo incastrati nei nostri ragionamenti quando le domande sono sempre: che, e come? Di che si tratta, e come usarlo con discernimento. Quali sono le ragioni per cui una tecnologia può essere utile? E quali quelle che la rendono disumanizzante? Sono le condizioni le vere questioni da affrontare. Tra il che bello! e una triste narrativa nostalgica si parla solo alla pancia delle persone. Una parola invece andrebbe spesa per i giovani: quale lavoro futuro li attende? Per rispondere non si può proporre una narrazione pretecnologica poiché l’impatto tecnologico va equiparato a uno tsunami. Si rischia di scordare la dimensione del potere. In fin dei conti, i ragazzi hanno portato l’IA nelle scuole prima dei professori. Marco Bentivogli, con l’occhio allenato della scuola sindacale, legge il tutto in un’ampia chiave sociale, dove stiamo ridipingendo le categorie fuori scala. Basta pensare ai fondatori dell’IA, non sono ricercatori bensì figli o nipoti di immigrati. Travolti dall’onda della novità, si perde il vero focus, le persone. In passato l’informatica prima e il digitale poi sancivano un passaggio da mansioni operaie a impiegatizie. Oggi questo sta cambiando, le mansioni sono meno impiegatizie (mero inserimento dati). Poi vi sono le diverse visioni di tempi e modi: gli States sostengono che viene prima la storia, poi le regole. Mentre in Europa prima vengono le regole e poi la storia (con il rischio di fare un bel recinto e ritrovarsi il recinto vuoto). Quello che fanno alcune aziende e istituzioni è confrontare periodicamente i task (i compiti) con le professioni: cosa serve, dove stiamo andando, cosa può già fare l’IA? Si valorizza ciò che si può. Si va ricostruendo i ruoli delle persone e delle professioni, studiando gli strumenti sostitutivi. Conclude parlando di figure professionali quali l’architetto del lavoro e i data analyst con pensiero e formazione umanistica. Nelle scuole si passa da materie STEM a STEAM, da puramente scientifiche a scientifiche interdisciplinari con tratti umanistici. Infine, servono regole scritte con consapevolezza. Chiude il convegno il Sen. Gennaro Acquaviva. I suoi sono più dei punti di riflessione che non un discorso conclusivo. Ricorda innanzitutto quando negli anni 60/70 il sociale era fortemente umanistico, mosso in particolare da quella grande organizzazione che furono le ACLI di Livio Labor. E vede un legame ed un collegamento profondo tra, in particolare, Rerum Novarum e Magnifica Humanitas. L’evoluzione storica dalla sfida della ‘questione operaia’ durante la rivoluzione industriale alla tutela della dignità umana nell’era IA. Sottolinea in particolare che si porrà inevitabilmente il problema della traduzione in politiche pratiche di tutto ciò. Acquaviva pensa allo sguardo impegnativo del Papa (uno sguardo che irretisce e compromette e sembra richiamarci a mettere in gioco tutto per raggiungere il bene comune) e lo connette con la rivalutazione della politica nell’ottica dell’IA. Una postura ed un messaggio – questi di Papa Leone – che devono poter essere utilizzati con determinazione e costanza affinché i cattolici italiani, naturalmente in positiva collaborazione insieme al movimento socialista e riformista, siano in grado di agire ed organizzarsi per ricostruire la politica profondamente assente. A partire dalla profonda crisi della sua attuale classe dirigente.


