Emilia-Romagna, un altro nubifragio: un morto e tanti danni
ItaliaIl violento nubifragio di mercoledì sera in nord Italia ha provocato un morto e gravi danni in Emilia-Romagna. In poche ore è caduta una grande quantità di acqua superiore ai 50 mm in molte città, col picco di 106 mm a Bondeno (Ferrara). A Bomporto (Modena) un 68enne ha perso la vita schiantandosi con la sua auto contro una vettura proveniente dalla direzione opposta, in condizioni di scarsa visibilità per la pioggia intensa. Il downburst con raffiche di vento di oltre 100 km/h ha divelto alcuni tetti e fatto cadere centinaia di alberi su auto, abitazioni e cavi dell’alta tensione, con conseguenti blackout. Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena sono le province più colpite, ma ci sono stati danni anche a Reggio Emilia, Parma e Modena. Parzialmente interessati pure il Piemonte e la Lombardia tra Alessandria, Cremona, Bergamo e Mantova. In totale i vigili del fuoco hanno effettuato oltre mille interventi in una sera. Pesanti i danni all’agricoltura, con molti ettari di serre, capannoni, frutteti, vigneti e cereali devastati dal vento che ha toccato il record di 127 km/h a Monticelli (Parma). Le tratte ferroviarie Bologna-Ravenna-Rimini e Casalecchio-Vignola sono rimaste sospese per diverse ore a causa dei danni alla linea elettrica e degli alberi sui binari. L’evento era stato previsto: la Protezione civile aveva diramato l’allerta arancione per tutta l’Emilia-Romagna e molte iniziative pubbliche erano state annullate. Il governatore Michele De Pascale ha detto che valuterà lo stato d’emergenza regionale. Resta il tema di continuare ad affrontare questi nubifragi come cataclismi eccezionali, mentre invece sono un problema costante dovuto alla crisi climatica provocata dall’inquinamento umano. Gli eventi meteo estremi sono diventati molto frequenti in pianura padana, definita un «hotspot» del riscaldamento globale per la sua geomorfologia che la rende particolarmente vulnerabile. Le temperature elevate fanno accumulare più energia in atmosfera, l’Adriatico si scalda velocemente perché è poco profondo, l’acqua evapora in maggiori quantità e ogni anno i temporali sono più violenti. In Romagna nelle ultime otto estati sono avvenuti sei disastrosi downburst, sempre tra luglio e agosto, a cui si aggiungono le quattro alluvioni del 2023 e 2024. Tutto ciò è aggravato dalle politiche di alta cementificazione del territorio, che hanno impermeabilizzato il suolo e accentuato l’effetto del caldo. Ieri De Pascale ha detto che «la sfida è avere città sempre più in grado di essere permeabili, attraverso opere come le vasche urbane e il modello delle città spugna», e di voler «difendere le alberature nelle città». Ma finora la direzione degli amministratori locali è andata in senso contrario, ignorando gli studi scientifici che da decenni invitano a interrompere il consumo di suolo, aumentare il verde urbano, restituire spazio ai fiumi e smettere di inquinare. Il risultato è che il territorio sta collassando senza che si vedano cambiamenti concreti all’orizzonte.
