
Siccità, esplosione sul fondale del Danubio per raffreddare la centrale nucleare in Romania
Cronaca
Esplosione al Tuscolano: controsoffitto crollato, vetri rotti e residenti evacuati
IncendiI vigili del fuoco sono intervenuti al Tuscolano per un’esplosione all’interno di un palazzo. Si sono registrati danni alla struttura ma nessun ferito. I vigili del fuoco sul luogo dell'esplosione al Tuscolano Un'esplosione si è verificata in un palazzo in via Statilio Ottato in zona Tuscolana a Roma. È successo nella notte tra domenica 2 e lunedì 3 agosto. Il bilancio è stato di grossi danni alle parti comuni dell'edificio, al portone d'ingresso, con vetri delle finestre del vano scala andati in frantumi, crollo di parte del controsoffitto e il distacco di intonaci dalle pareti. Fortunatamente però, nonostante conseguenze provocate alla struttura, non ci sono stati feriti. I residenti sono stati evacuati in via precauzionale. Secondo quanto ricostruito al momento dei fatti era poco prima delle ore 01:50 quando c'è stata l'esplosione all'interno del palazzo. Arrivata la chiamata alla Sala Operativa del Comando dei vigili del fuoco di Roma sul posto è stata mandata la squadra di Tuscolano II (12/A), con autoscala e funzionario di guardia. Arrivati davanti all'edificio i pompieri hanno dato il via alle operazioni. L'esplosione, come detto, ha provocato grossi danni alle parti comuni della struttura. I vigili del fuoco hanno anche verificato le condizioni di stabilità dell'edificio e al termine dell'intervento i residenti sono potuti rientrare all'interno delle loro abitazioni. Non chiaro cosa abbia provocato l'esplosione, presenti anche le forze dell'ordine, che hanno fatto le verifiche di loro competenza, per ricostruire la dinamica dell'accaduto. Oggi pomeriggio incendio in un magazzino a Casalotti Il capannone distrutto dalle fiamme a Casalotti Poco prima delle ore 17.30 di oggi invece un incendio si è sviluppato all'interno di un capannone adibito alla produzione e allo stoccaggio di ceramiche e materiali edili, in via Chivasso in zona Casalotti. Sul posto hanno lavorato le squadre 9/A di Prati con l'Autobotte AB/9, di Monte Mario 8/A, della Pisana 4/A2 con l'Autobotte di Ostiense AB/7, del Nucleo Autoprotettori e del Capo Turno Provinciale 1/C. Avviate le operazioni di spegnimento, i pompieri sono intervenuti sia all'esterno sia all'interno del magazzino e hanno domato le fiamme. L'intervento è terminato senza feriti.
In Romania l'esplosione controllata per deviare il Danubio
EsteroAGI - L'esercito rumeno ha effettuato un' esplosione controllata e subacquea di una roccia per deviare un flusso maggiore del Danubio verso la centrale nucleare di Cernavoda, con l'obiettivo di evitare di dover disconnettere il suo secondo reattore. "Ogni giorno aggiuntivo di funzionamento dell'impianto di Cernavoda è un guadagno", ha detto ai giornalisti il ministro della Difesa rumeno Radu Miruta annunciando il successo dell'operazione insolita di oggi, dopo che un primo tentativo è fallito nella giornata di domenica. Situata nel sud-est della Romania, la centrale di Cernavoda, unica centrale nucleare nel Paese balcanico, necessita di acqua dal Danubio per raffreddare il ciclo termico. Gli effetti della siccità Il drastico calo del livello del fiume, dovuto a una siccità prolungata e all'aumento dell'evaporazione causato dalle alte temperature, ha costretto le autorità a disattivare uno dei suoi due reattori martedì scorso. E poichè la situazione non sarebbe migliorata nei prossimi giorni, si temeva che sarebbe stato necessario scollegare anche la seconda unità, rendendo così l'impianto completamente inoperativo. Il peso della centrale sul sistema elettrico Normalmente, con una capacità installata di 706 MW in ciascuno dei due reattori, l'impianto di produzione canadese, che è operativo da quasi tre decenni, genera il 20% dell'elettricità consumata dal Paese di 19 milioni di abitanti. Lo stato di allerta nazionale A causa del calo della produzione energetica, venerdì il governo ha dichiarato lo stato di allerta nazionale fino al 31 agosto e ha annunciato piani per aumentare i volumi di elettricità importata, principalmente dall'Ucraina. L'intervento della Marina Si spera ora che almeno la seconda unità possa rimanere operativa dopo che la Marina rumena è riuscita a deviare temporaneamente acqua da un canale adiacente nel bacino di Cernavoda usando 180 chilogrammi di esplosivo per far schiacciare una roccia. L'esecutivo aveva approvato venerdì una voce di bilancio straordinaria, di circa 1,3 milioni di euro, per realizzare questi lavori idraulici. La portata del Danubio Il flusso del Danubio è precipitato a tra 1.550 e 1.600 metri cubi al secondo all'ingresso della Romania, quasi tre volte inferiore alla media abituale in questo periodo dell'anno (tra 3.900 e 4.700 metri cubi/s). D'altra parte, i capi di circa 80 aziende nazionali sono stati convocati questo lunedì dal Ministero dell'Energia per studiare come possano contribuire ad alleviare la crisi energetica. Le ipotesi al vaglio Secondo il portale di notizie Antena 3, la possibilità che questi consorzi possano concentrare le loro attività nelle ore di domanda più bassa o addirittura ridurre la produzione nelle prossime settimane è attualmente in fase di valutazione. Inoltre, diverse città hanno iniziato ad adottare misure di risparmio energetico, come spegnere parte dell'illuminazione pubblica. I meteorologi prevedono una nuova ondata di caldo estremo fino a venerdì prossimo, con temperature fino a 41 gradi nel nord-est del Paese. Stop a Dacia e Ford Intanto, i produttori d'auto Dacia - di proprietà della francese Renault - e Ford hanno sospeso la produzione fino al 19 agosto per alleviare la crisi energetica causata dal caldo estremo e dal crollo dei livelli delle acque del Danubio, che colpiscono la centrale nucleare di Cernavod. Lo ha annunciato il primo ministro Ilie Bolojan, spiegando che la decisione dei produttori di auto solo stamani ha già ridotto il consumo energetico del paese di 200 MW. E ha affermato che anche altre aziende ridurranno volontariamente i consumi.
Le ondate di calore, la crisi energetica, il Danubio a secco: in Romania l'esercito fa esplodere il fondale del fiume (per raffreddare la centrale nucleare)
Esteridi Serena Palumbo Nonostante il successo dell'operazione, l'emergenza resta aperta. La portata del Danubio è scesa tra i 1.550 e i 1.600 metri cubi al secondo La siccità mette sotto pressione il sistema energetico della Romania, costringendo le autorità a ricorrere a un intervento straordinario per salvaguardare l'attività della centrale nucleare di Cernavoda. L'esercito ha eseguito un'esplosione controllata in ambiente subacqueo per rimuovere una formazione rocciosa e convogliare una maggiore quantità d'acqua del Danubio verso l'impianto, indispensabile per il raffreddamento del secondo reattore ancora operativo. L'operazione, portata a termine dopo un primo tentativo fallito domenica, è stata annunciata dal ministro della Difesa Radu Miruta. «Ogni giorno aggiuntivo di funzionamento dell'impianto di Cernavoda è un guadagno», ha dichiarato il ministro, sottolineando l'importanza dell'intervento in una fase particolarmente delicata per la rete elettrica nazionale. Situata nel sud-est del Paese, Cernavoda è l'unica centrale nucleare della Romania. L'impianto utilizza l'acqua del Danubio per il raffreddamento del ciclo termico, ma il livello del fiume è diminuito sensibilmente a causa della prolungata siccità e delle temperature eccezionalmente elevate, che hanno accelerato il processo di evaporazione. Martedì scorso uno dei due reattori è stato fermato per l'insufficienza della portata idrica e, senza un intervento immediato, le autorità ritenevano concreto il rischio di dover arrestare anche la seconda unità, con la sospensione dell'intera produzione della centrale. L'impianto, realizzato con tecnologia canadese e in funzione da quasi trent'anni, dispone di due reattori da 706 megawatt ciascuno. In condizioni ordinarie garantisce circa il 20% dell'elettricità consumata in Romania, svolgendo un ruolo essenziale nell'approvvigionamento energetico del Paese. Per fronteggiare l'emergenza, venerdì il governo ha proclamato lo stato di allerta nazionale fino al 31 agosto e ha annunciato un incremento delle importazioni di energia elettrica, soprattutto dall'Ucraina, nel tentativo di compensare il calo della produzione interna. Ed ecco che l'intervento sul Danubio è stato affidato alla Marina militare, che ha utilizzato 180 chilogrammi di esplosivo per frantumare una roccia e deviare temporaneamente l'acqua di un canale adiacente verso il bacino che alimenta la centrale. Per realizzare l'opera, l'esecutivo ha autorizzato uno stanziamento straordinario di circa 1,3 milioni di euro. Nonostante il successo dell'operazione, l'emergenza resta aperta. All'ingresso in Romania la portata del Danubio è scesa tra i 1.550 e i 1.600 metri cubi al secondo, un valore quasi tre volte inferiore rispetto alla media stagionale, compresa tra 3.900 e 4.700 metri cubi al secondo. Nel frattempo il Ministero dell'Energia ha riunito i rappresentanti di circa 80 aziende per valutare ulteriori misure di contenimento dei consumi. Tra le ipotesi in esame figurano lo spostamento delle attività produttive nelle fasce orarie di minore richiesta di energia e, se necessario, una riduzione temporanea della produzione industriale. Anche diverse amministrazioni locali hanno avviato iniziative per limitare i consumi energetici, tra cui lo spegnimento parziale dell'illuminazione pubblica. Le prospettive meteorologiche, tuttavia, non offrono segnali incoraggianti: secondo le previsioni, una nuova ondata di caldo estremo interesserà il Paese fino a venerdì, con temperature che nel nord-est potrebbero raggiungere i 41 gradi.
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