Economia, Livolsi: “Il risiko bancario e la vera partita del risparmio italiano”
EconomiaROMA – “Da mesi il dibattito finanziario italiano è focalizzato sul cosiddetto risiko bancario. Fusioni, offerte pubbliche, partecipazioni incrociate e nuovi equilibri di governance occupano quotidianamente le cronache economiche. Le operazioni che coinvolgono Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Banco Bpm, Generali e altri protagonisti della finanza nazionale stanno ridisegnando gli assetti del settore e rappresentano una delle più importanti fasi di consolidamento degli ultimi decenni“. Il tema nell’analisi di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A., nel nuovo appuntamento della sua rubrica con l’agenzia Dire, curata da Angelica Bianco. IL CONTROLLO DEL RISPARMIO DEGLI ITALIANI “Tale rafforzamento, va detto subito, è positivo e inevitabile- spiega l’esperto- Le banche europee operano in un contesto caratterizzato da elevati investimenti tecnologici, crescente pressione regolamentare e necessità di raggiungere dimensioni adeguate per competere a livello internazionale. Il sistema bancario nazionale non può essere da meno. C’è però una domanda: qual è il vero oggetto del contendere? La risposta è foriera di sviluppi sorprendenti: si tratta del controllo non solo delle banche, ma del risparmio degli italiani. Non è un caso che molte delle operazioni più importanti ruotino attorno ad attività di wealth management, consulenza finanziaria e gestione del risparmio. Il vero terreno di confronto non riguarda principalmente gli sportelli bancari o il credito tradizionale, ma la relazione con il risparmiatore. Chi raccoglie e gestisce il risparmio delle famiglie dispone infatti di una delle principali leve finanziarie del Paese”. LA RICCHEZZA FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE ITALIANE “L’Italia- afferma ancora Livolsi- presenta una caratteristica peculiare nel panorama europeo. Le famiglie italiane detengono una ricchezza finanziaria, al netto del patrimonio immobiliare, che supera i 6.000 miliardi di euro, una delle più alte d’Europa in rapporto alla popolazione. Si tratta di una massa di capitale straordinaria che, come ricordo da tempo su questa testata giornalistica, potrebbe rappresentare uno dei principali motori della crescita economica nazionale. Il problema è che soltanto una parte limitata di questa ricchezza raggiunge l’economia reale. Da anni imprese, istituzioni e organismi internazionali evidenziano la necessità di favorire una maggiore mobilitazione del risparmio privato verso investimenti produttivi, innovazione, infrastrutture e sviluppo industriale. In altre economie avanzate una quota maggiore del risparmio privato viene canalizzata verso il finanziamento dell’economia reale attraverso mercati dei capitali più sviluppati, fondi specializzati e strumenti di investimento orientati alla crescita di lungo periodo. Anche a livello europeo il dibattito si sta progressivamente spostando in questa direzione. Il Rapporto Draghi ha richiamato con forza la necessità di mobilitare il grande stock di risparmio europeo per finanziare investimenti in tecnologia, innovazione, difesa, energia e competitività industriale”. GOLDEN POWER “La questione, dunque, non riguarda soltanto l’Italia. Non è per giunta un caso che il Governo segua con particolare attenzione l’evoluzione del settore bancario. La possibilità di ricorrere agli strumenti previsti dal golden power riflette tale impostazione: il sistema bancario non rappresenta soltanto un comparto economico, ma una componente strategica dell’infrastruttura nazionale. Per questo- conclude- le vicende del risiko bancario non dovrebbero essere misurate esclusivamente dal numero di operazioni concluse o dalle dimensioni dei gruppi che ne emergeranno, ma dalla capacità dei nuovi soggetti che nasceranno di trasformare il risparmio privato in investimenti per le imprese, l’innovazione e lo sviluppo del Paese”.

