È morta la partigiana Nunziatina Verità, la ragazza ribelle che visse due volte
StoriaÈ morta la partigiana Nunziatina Verità, la ragazza ribelle che visse due volte | In In Storia | Di Di Onide Donati Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email “La ragazza ribelle”, al secolo Annunziata Verità, è morta a 100 anni. Era nata il 2 febbraio 1926 a Faenza, la città dove ha sempre vissuto e dove è stata partigiana con una incredibile storia che per settant’anni aveva custodito nel suo intimo, raramente condivisa con qualche familiare e la sua ristretta cerchia di amicizie: era sopravvissuta a una fucilazione di massa di un plotone di esecuzione fascista. Il 12 agosto 1944 l’avevano messa davanti al muro di un cimitero di campagna nella frazione di Rivalta insieme ad altri quattro compagni di sventura. I fascisti locali sospettavano che il gruppo, scelto più o meno a caso, avesse avuto un ruolo nell’omicidio di un camerata. All’ordine “fuoco” i proiettili avevano sfiorato i capelli della donna, piccola e minuta, mentre attorno a lei i corpi dei quattro uomini le cadevano addosso formando uno scudo umano che aveva resistito anche al colpo di grazia del boia. Lei, coperta dai cadaveri sanguinanti e ferita alla testa, non si era mossa per alcune ore. Finché, fattasi forza, era emersa da quella scena tragica e si era data ad una fuga per la vita attraverso i campi dove il mais alto l’occultava alla vista. Il legame con la banda Corbari L’istinto le diceva di salire verso la montagna dove sapeva che c’erano i partigiani del battaglione Corbari. Nunziativa lo conosceva Silvio Corbari, una leggenda della Resistenza romagnola che sarebbe stato fatto prigioniero in battaglia, ucciso e appeso ai pali della luce in piazza Saffi a Forlì insieme alla sua compagna Iris Versari. Il moroso di Nunziatina, Max Emiliani, faceva parte di quella banda ma i fascisti l’avevano catturato, portato a Bologna e trucidato il 30 dicembre 1943. Nunziatina, in sostanza era finita davanti al plotone di esecuzione perché fidanzata di una vittima dei fascisti. La voce della partigiana “che visse due volte” era arrivata alle orecchie di un nostro collega de l’Unità, Claudio Visani, anch’egli faentino. Con cautela e tatto, Claudio aveva convinto l’allora quasi novantenne Nunziatina ad aprirsi, a raccontarsi, a scavare nei suoi ricordi. Ricordi dolorosi ed epici, mai intercettati prima di allora dalla storiografia della Resistenza. E come un fiume in piena, alla fine l’anziana signora era ritornata nei panni della ragazza ribelle per dedicare parte degli ultimi anni della sue esistenza a raccontare e a raccontarsi in una preziosa trasmissione della memoria che è durata fin quando le forze l’hanno assistita. Il libro che fece conoscere la storia della donna In principio il mezzo usato fu un bel libro sostanzialmente autoprodotto da Visani che si trova ancora in libreria e negli store on line: “La ragazza ribelle: Annunziata Verità – Storia, amori e guerra di una sopravvissuta alla fucilazione fascista”. Come si capisce dal titolo è una biografia che confina col romanzo, un racconto il presa diretta che riporta il lettore all’infanzia povera di Nunziatina, alla scuola cessata in terza elementare perché la bambina era pronta per andare a servizio nella case dei signori, e poi al lavoro prima in campagna e poi all’Omsa a cucire calze. I fatti di quell’estate del 1944 sono raccontati con dovizia di particolari, con nomi e cognomi dei carnefici. Il racconto segue Nunziatina anche in un dopoguerra turbolento dove lei si muove all’insegna della ricerca dei suoi carnefici. Trova l’intero plotone di esecuzione in modo rocambolesco. Ma la giustizia della pacificazione in sostanza perdonerà tutti. Il libro ha un effetto dirompente, viene trasformato in piece teatrale. Mediaset realizza il docufilm Lilì Marlene, la guerra degli italiani”, Gad Lerner “registra” il nome di Annunziata Verità nell’archivio multimediale dell’Anpi. Una quinta classe del liceo artistico Torricelli-Ballardini di Faenza realizza una splendida graphics novel di 160 pagine che viene stampata dalla Regione Emilia-Romagna. La partigiana che visse due volte si è spenta in casa sua dopo un breve ricovero in ospedale. Era una persona semplice e amabile che mai pensava di finire sotto i riflettori: ora, come è giusto, tutti sanno che ha conquistato la sua libertà con ostinazione e ha sempre agito per la libertà di tutti. I funerali si terranno mercoledì 1 luglio al mattino in forma civile. Post scriptum – i carnefici fascisti che formarono il plotone di esecuzione furono: Raffaele Raffaelli capo dei fascisti faentini. La Corte d’Assise di Ravenna lo definì criminale dall’istinto sanguinario. Non pagò mai per i suoi crimini perché si rifugiò a Roma presso il collegio Propaganda Fide, territorio extraterritoriale del Vaticano, dove ricevette una cattedra di insegnamento. Francesco Schiumarini che Nunziatina troverà ricoverato in ospedale e riuscirà a mollargli un pugno. La corte d’Assise lo condannerà a trent’anni, ne sconterà una decina poi farà perdere le sue tracce. Francesco Cattani ritenuto responsabile di 24 omicidi e condannato a morte. La condanna verrà commutata in ergastolo poi in 12 anni. Ne sconterà pochissimi poi verrà amnistiato. Nello Cassani, condannato all’ergastolo, sconterà una decina d’anni e tornerà libero nel 1959.

