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Delitto Cella, la pm: “Cecere minacciò i testimoni e aggrediva i bambini, non merita alcuna attenuante”
/ilsecoloxix/levanteGenova - La pena di Annalucia Cecere va rivista al rialzo e l’ex maestra non merita alcuna attenuante, anzi: va contestata l’aggravante della crudeltà insieme a quella dei futili motivi perché infierì sulla vittima, con un fermacarte che viene nuovamente accreditato quale più che probabile arma del delitto.
Soprattutto: nel rivedere la sua posizione non si può non tener conto delle minacce e dei tentativi di manipolazione compiuti sui testimoni dopo la riapertura dell’inchiesta. E del fatto che nella sua nuova vita da insegnante aggredì un bambino di nove anni, comportamento paradigmatico di un’aggressività fuori controllo.
Dopo la condanna in primo grado
Sono questi i dati salienti del ricorso presentato dalla Procura di Genova nel processo sull’omicidio di Nada Cella, straziata il 6 maggio 1996 a Chiavari, nello studio del commercialista Marco Soracco per cui lavorava. In primo grado la Corte d’assise ha condannato appunto Cecere a 24 anni ritenendola l’autrice del delitto, secondo i giudici un “dolo d’impeto”, acme di un’invidia sociale ossessiva maturata mese dopo mese nei confronti di Nada; per Soracco invece i giudici avevano disposto due anni con l’addebito di favoreggiamento. L’accusa aveva chiesto rispettivamente l’ergastolo e quattro anni e mezzo, e l’obiettivo del ricorso è quello di far ricalibrare al rialzo i verdetti. Non va infatti dimenticato che, laddove al contrario non fosse contestata alcuna aggravante e permanessero le cosiddette “generiche”, l’omicidio volontario semplice risulterebbe prescritto.
“Da Annalucia silenzi e azioni eloquenti dopo la riapertura del caso”
Di Cecere vengono quindi stigmatizzati “non solo e non tanto la mancata comparizione volontaria al processo, priva di giustificato motivo (si è sempre avvalsa della facoltà di non rispondere, sia in qualità di indagata sia di imputat, ndr)… e le ripetute condotte ambigue e sistematicamente fuorvianti di negazione ostinata, a fronte di un quadro probatorio che la stessa Corte definisce solido e univoco… e che “possono manifestare la totale assenza di resipiscenza”. “Il dato che maggiormente segna il superamento del confine tra diritto di difesa e slealtà processuale – insiste la sostituta procuratrice Gabriella Dotto - è da individuare nell’atteggiamento manipolatorio”, svelato dalle “molteplici e gravi condotte tenute dalla stessa Cecere nei confronti di testimoni chiave… nel momento in cui ha percepito il rischio di compromettere la sua prolungata impunità: le reiterate pressioni nei confronti di Adelmo Roda (ex fidanzato, ndr) e le condotte intimidatorie verso Antonella Delfino Pesce (la criminologa ingaggiata dalla mamma di Nada, Silvana Smaniotto, e dall’avvocata Sabrina Franzone, ndr). L’atteggiamento fuorviante di Cecere… non ha nulla a che vedere con il diritto di difesa e appare del tutto in contrasto con il riconoscimento di un’attenuazione di pena, sia pur operata con giudizio di bilanciamento tra attenuante e aggravante. Le pressioni sistematicamente e ostinatamente rivolte all’inizio delle indagini del 2021 all’ex per indurlo, con innumerevoli telefonate e messaggi molesti, a collocare nel tempo la fine della loro storia per poter escludere l’esistenza d’interesse verso Soracco e alleggerire così la propria posizione… è una condotta non solo autonomamente illecita, ma pienamente valorizzabile come elemento ostativo”.
Non solo. “Ancora di più lo sono i messaggi dal tono molto minaccioso inviati a Delfino Pesce e la sproporzionata reazione collerica di Cecere”, quando si è trovata a parlare con l’ex o appunto con la criminologa dei fatti di trent’anni fa.
“Si è comportata così in conseguenza del reato”
“Tali condotte – insiste quindi la pm - assumono rilievo quale 'comportamento susseguente al reato'. Esse non manifestano discontinuità… ma al contrario confermano i tratti qualificanti: impulsività, aggressività, indisponibilità ad accettare la contrarietà, condotte intimidatorie verso chi minaccia il suo equilibrio: sono esattamente quelli che la sentenza ha già accertato come causalmente rilevanti nella dinamica dell'omicidio. Gli evidenziati comportamenti intimidatori e persecutori, documentati agli atti e già valorizzati in sentenza come elementi di congruenza con la piattaforma indiziaria, costituiscono dunque autonome condotte illecite e sono al contempo segno di assenza di resipiscenza e di grave slealtà processuale, ostativi al riconoscimento delle attenuanti generiche”.
L’aggressione a scuola
Un passaggio certo più breve, ma comunque significativo, viene dedicato a un episodio che l’Assise non aveva voluto incorporare alle carte del primo grado. “Sullo stesso tema (la pm intende la personalità dell’indagata e nello specifico la sua presunta incapacità di contenere impulsi violentissimi e irreversibili, ndr), agli atti dell’indagine era stata acquisita documentazione inerente un procedimento disciplinare assunto dalla amministrazione scolastica alle dipendenze della quale Cecere risulta aver lavorato per un tempo limitato”. E quell’informativa riguardava “un’aggressione posta in essere nel 2015 su uno scolaro di soli 9 anni”.
La magistrata, lo abbiamo premesso, chiede quindi che siano cancellate tutte le attenuanti, così come a Soracco siano contestati più capi d’imputazione relativi al favoreggiamento e non uno soltanto, con automatico incremento della sanzione. Il processo di secondo grado dovrebbe partire dall’autunno prossimo.
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