«Dammi due euro o ti bagno»: la storia di Hamza detto "la dogana", il 14enne franco-algerino col fucile ad acqua che ricatta i passanti e fa discutere la Francia
Esteridi Stefano Montefiori Un ragazzino di origine algerina munito di fucile ad acqua pattuglia il canal Saint Martin e pone le sue condizioni ai passanti: qualche euro, o schizzi d'acqua. Eletto dalla destra a simbolo della fine della Francia sottoposta al ricatto degli invasori, la sinistra lo difende: suo malgrado, si trova al centro della guerra ideologica su identità francese e insicurezza che sarà alla base della corsa per l’Eliseo del 2027 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - «Il terrore del canal Saint-Martin» è un ragazzino di 14 anni che preferisce farsi chiamare “Hamza la Douane”, Hamza la dogana, perché la sua attività standard è fermare i passanti lungo il passante, chiedere due euro, e in caso di rifiuto scaricare loro addosso tutta la potenza del fucile ad acqua da lui imbracciato con grande orgoglio. «Come i doganieri che ti fermano a casa, in Algeria, ti chiedono un po’ di soldi, basta darglieli e riparti tranquillo», spiega sorridendo. Un sorriso da scugnizzo, certo indisciplinato ma a prima vista non cattivo. Hamza dice di sé con grande soddisfazione «sono una star», e non si può dargli torto: star su Youtube, dove i video delle sue imprese hanno centinaia di migliaia di visualizzazioni, e star dei talk show televisivi. Per l’estrema destra, Hamza è il simbolo della gioventù perduta di origine maghrebina, la prova che a Parigi e in Francia l’autorità è scomparsa e che i ragazzini, specie quelli di origine straniera, non hanno idea di come ci si dovrebbe comportare in un Paese civile, nelle giornate di caldo straordinario come dopo le vittorie del Paris Saint-Germain e della nazionale francese, regolarmente accompagnate da disordini e incidenti. Per la sua avvocata Elsa Marcel e per l’estrema sinistra, Hamza è invece il simbolo del razzismo di una parte della società francese, pronta a perdonare le ragazzate dei vari Jean-Louis o Philippe-Alexandre ma non di Hamza e della sua banda, franco-algerini che vivono nel XX arrondissement, al limite estremo della capitale, a ridosso della famigerata banlieue. «I genitori hanno presentato denuncia per molestie, minacce, provocazione all’odio e insulti di carattere razzista, e io difenderò gli interessi della famiglia», dice l’avvocata Marcel. «Non faccio niente di male», si difende lui, «rinfresco le persone nelle giornate più calde, dovrebbero ringraziarmi. Mio padre lo sa e dice che non è grave, a mia madre ancora non l’ho detto. Vengo da sempre qui al canal Saint-Martin a fare il bagno, è la mia piscina (la balneazione è vietata, tranne casi eccezionali come in questi giorni, ndr)». Che cosa vorresti fare da grande? «Vorrei lavorare nel… come si dice… Vorrei fare l’investitore». A prima vista, Hamza ha poco del teppista e molto del ragazzo che vive troppo in strada. Ma il problema è che Hamza non si limita a fare le battaglie con i gavettoni. È capitato che lui e i suoi amici buttassero nel canale chi non aveva i due euro, oppure che la spruzzata d’acqua con il fucile diventasse un’aggressione di decine di adolescenti infuriati contro un ciclista costretto a fermarsi e a prendersi insulti e bottigliate d’acqua, e poi c’è la denuncia di Sonia, un’abitante del quartiere: «Sono anche io di origine maghrebina, non è certo una questione di razzismo, ma Hamza e i suoi amici mi hanno aggredita e insultata, e siccome sono disabile non potevo difendermi. Un ragazzo che era accanto a lui faceva il gesto di prendermi a pugni, ho avuto paura». Hamza è diventato celebre nei giorni della canicule, ma è noto alla polizia da circa un anno. È stato fermato una decina di volte, l’ultima due giorni fa per il furto di un iPhone, l’hanno rilasciato poche ore dopo ma lui non se l’è presa, «al commissariato c’era l’aria condizionata», e poi «i poliziotti li conosco benissimo, certe volte anche loro giocano con me a fare le battaglie d’acqua». Né ragazzino un po’ troppo gioioso vittima della cattiveria degli adulti, né criminale vero, Hamza è diventato suo malgrado una specie di fenomeno da baraccone, e un nuovo pretesto della guerra ideologica su identità francese e insicurezza che sarà alla base della corsa per l’Eliseo del 2027. Ma fa un po’ pena vederlo fiero delle sue bravate e del suo controverso successo, e più che di polizia, magistrati, avvocati e ideologi di destra e sinistra, Hamza avrebbe forse bisogno di assistenti sociali, per adesso assenti dal dibattito.