Dall'angolo delle fragole di casa al microfono dei Beatles: il destino di Alberto Fortis
SoundcheckNell’attesa di decidere se manderà o no una canzone a De Martino per il prossimo Sanremo, Alberto Fortis approda a Soundcheck, il format musicale disponibile sul sito web e sui social del nostro giornale, per parlare di quella “Ricordati di me” con Moni Ovadia chiamata a preannunciare “Sentimental City” il nuovo album in arrivo dopo l’estate. “Il titolo non è casuale, perché questa ‘città sentimentale’ può essere sia un luogo fisico che ideale. Fare le cose con sentimento significa agire con dignità, nel rispetto di sé stessi e degli altri. Questo atteggiamento contribuisce a migliorare il tessuto sociale di cui, credo, abbiamo oggi un grande bisogno davanti ad uno scenario internazionale sempre più segnato da tensioni e da guerre”. L'album è stato registrato tra Milano, Napoli, Roma e Pescara “A Milano ho lavorato con eccellenti produttori come Franco Cristaldi e Simone Bertolotti, mentre a Napoli ho cercato un aspetto più melodico collaborando con Gianni Stocco, primo contrabbassista del San Carlo, e suo figlio Luca, un ragazzo di 23 anni che è anche il produttore di Samurai Jay. Questa commistione generazionale mi permette di avere grande attenzione verso un'attualità di suono senza tradire le mie radici”. Nel volume autobiografico che intende pubblicare contemporaneamente al disco racconta che la sua passione per la musica è iniziata prestissimo “Sì, parto dagli inizi, perché la chiave di tutto sta lì. Quando all’età di cinque anni chiesi a Babbo Natale la batteria, tutti pensavano fosse un gioco. Invece, non l'ho più lasciata e ancora oggi la suono nei provini delle canzoni. Altro elemento fondamentale della mia vita è il magico spazio creativo che individuai a sette anni nell’angolo di giardino in cui mia madre coltivava le fragole. Chiamalo segnale del destino, ma è sorprendente che 18 anni dopo mi sia trovato a registrare il mio album ‘Fragole infinite’ negli Abbey Road Studios davanti allo stesso microfono usato dai Beatles per incidere ‘Strawberry fields forever’”. Recentemente le hanno dedicato una targa al Castello di Carimate, dove ha registrato i suoi primi album. Emozionato? “È stato meraviglioso tornare lì dove tutto è iniziato. Dopo anni di ‘no’, la favola divenne realtà col supporto della Premiata Forneria Marconi al completo e la produzione di Claudio Fabi. Ricordo che, mentre registravamo, facevano capolino anche a Carimate artisti internazionali come gli Yes”. Quali grandi della musica l’hanno segnata di più? “Il primo è Bob Dylan a cui nel 1992 feci da supporter nel concerto al porto antico di Genova per il 500° anniversario della scoperta dell'America; complice la mia amicizia losangelina col figlio Jesse, riuscii pure a parlarci. Il secondo gigante è James Brown: nel 1979 ebbi l'onore di aprire il suo concerto allo stadio Braglia di Modena. Ricordo ancora il timore reverenziale che incuteva e un dettaglio del suo modo di stare in scena: durante lo show indicava i membri della band facendo dei numeri con le dita. Non erano segnali artistici, ma l'importo delle multe da 10, 20 o 30 dollari che infliggeva in diretta ai musicisti quando suonando commettevano errori. Terza icona? “Paul McCartney, conosciuto agli Abbey Road Studios grazie a George Martin. Fu molto amichevole, mi chiese se mi stessi trovando bene nello Studio 2 dove i Beatles avevano registrato i loro successi. All’elenco aggiungerei Tina Turner, per la sua incredibile forza umana; sembrava di parlare contemporaneamente con una star, una zia e un'amica”. Cosa ha in mente per il concerto del 26 luglio al Castello Sforzesco di Milano? “Beh, Milano è la mia città adottiva e la cornice sforzesca davvero splendida. Lo spettacolo è un bilanciamento tra le sei o sette canzoni immancabili, che amo sempre rifare e riarrangiare, e momenti legati alla produzione recente. Avremo una band rinnovata e presenteremo una performance caratterizzata da due attori che incarneranno l'intelligenza artificiale. Ma parlerò pure del mio ruolo di Ambasciatore per la Pace Preventiva che mi è stato conferito dal Segretariato Permanente del Summit Mondiale dei Premi Nobel”.
