Dagli Angeli del fango a Spin Time: i giovani disposti a sporcarsi le mani ci sono da sempre
FattiDagli Angeli del fango a Spin Time: i giovani disposti a sporcarsi le mani ci sono da sempre | In In Fatti | Di Di Ugo Leone Condividi Facebook Twitter WhatsApp Email Fa bene Elena Stancanelli (La meglio gioventù con Spin Time, “la Repubblica” 7 agosto) a ricordare sessant’anni prima, ai primi di agosto, che il 4 novembre del 1966 un’alluvione di eccezionale violenza sconvolse Firenze. E, aggiungo, anche Venezia che ne sopportò pesanti conseguenze. Fa bene a farlo prima di quanti opportunamente ricorderanno la tragedia ai primi di novembre, anche perché questo richiamo induce a ricordare quella “meglio gioventù” che da tutta Italia arrivò a Firenze a salvare cose e persone, ma, soprattutto libri e opere d’arte. Quei giovani furono battezzati “angeli del fango” e per poco non c’ero anche io che, soldato a San Giorgio a Cremano, me la cavavo bene come marconista e anche di queste capacità c’era bisogno a Firenze. Non andò così e non potei “infangarmi”. Resta il ricordo. Ed è legittima la domanda di Stancanelli: “Dove sono, oggi, gli angeli del fango?”. È evidente che non ci si riferisce proprio a quei giovani a Firenze che oggi saranno in gran parte ottantenni. Ci si riferisce, invece, ai giovani, a quei giovani che, come quelli, sono disposti al sacrificio, a portare aiuto, ad infangarsi. Per esempio, prendo ancora spunto da Stancanelli, quelli che mettono le mani in quel fango che è l’abbandono alla loro sorte degli abitanti del palazzo in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma evacuato perché inagibile. È qui, con il termometro che segna temperature vicine ai 40 gradi, che sono quei giovani “a prendersi cura dei bambini, degli anziani, persino degli animali”. Sono qui. E fra loro c’è di tutto. Ci sono quelli che manifestano il loro schifo per il fango lavandosi le mani senza andare a votare; ci sono quelli che a marzo hanno votato NO al referendum ma non si sono rivisti alle elezioni amministrative; ci sono gli “eredi” di Greta Thunberg e del conseguente “Friday for future”; ci sono gli eredi del movimento delle “sardine” in Italia che ispirò il simile movimento delle Silakkaliike (“aringhe”) in Finlandia; ci sono potenzialmente quelli che guardano con interesse il successo degli “scarafaggi” in India. Ci sono. Ce ne rendiamo conto. E non è importante conoscerne nomi e cognomi, ma conta sapere e rendersene conto, appunto, che questa presenza si chiama sinistra. Ci dice che “la sinistra non è estinta ma è sempre lì, dove è giusto stare”. Allora, concordo pienamente con Elena Stancanelli, se la sinistra esiste “bisogna solo andarla a cercare nel posto giusto”. Un posto che non è solo in Italia. Ma anche dall’Italia può partire perché è importante pensare globalmente e agire localmente. E farlo con una mobilitazione che cerchi di rispondere a domande come queste: è inevitabile che la qualità della vita nostra e, ancor più, di figli e nipoti sia condizionata dagli interessi di chi oggi amministra la nostra vita? Che gli Stati Uniti continuino a proporsi di “governare” con la violenza il resto della Terra? Che Gaza venga quotidianamente distrutta sino a scomparire del tutto? Che la gestione dello stretto di Hormuz determini il saliscendi del costo della alimentazione dei motori delle automobili e di quanto altro ancora non può fare a meno degli idrocarburi? Che le Nazioni Unite contino poco o niente? Che l’Europa continui ad essere poco più di una “espressione geografica”? che un violento e malinteso senso della sicurezza uccida impunemente chi è ritenuto di comprometterla? Che chi vuole salvare le proprie cose venga autorizzato a farlo a sprezzo della vita di chi ne compromette il possesso? Che continui a contare sempre meno l’insieme delle azioni da realizzare per rallentare e bloccare il mutamento climatico e gli eventi estremi che ne conseguono?… No è la risposta: niente di tutto questo è inevitabile. Possiamo/dobbiamo dimostrarlo già nelle prossime elezioni politiche mandando a casa chi la sta danneggiando da quattro anni. Se quei giovani che non conosciamo, ma esistono, ci danno una mano ce la possiamo fare.


