
Migrazioni, medici e controllo di polizia
RubricheIl nuovo Patto europeo sulla migrazione e il decreto italiano 100/2026 trasformano lo screening sanitario in uno strumento di controllo migratorio, minacciando i diritti alla salute e l’autonomia della medicina. Medici e associazioni lanciano un appello contro la militarizzazione della cura.

Medici di base e crisi sanitaria
CronacaAl concorso per la medicina generale c’è stato il boom delle iscrizioni. Potrebbe essere il segnale di un rinnovato interesse dei giovani, ma la professione deve essere più attrattiva e più sentita per il giuramento di Ippocrate, con maggiore disponibilità verso gli assistiti. Questo episodio che ha destato molto interesse e sorpresa per la medicina generale, è stato riportato con enfasi da tutti i media, sia a livello nazionale che locale. Il 27 luglio scorso è scaduto il termine per l’iscrizione al nuovo concorso predisposto per giovani laureati in medicina che vogliano accedere al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale 2026-2029. A seguito del risultato del concorso è prevista la partecipazione all’iniziativa di formazione di 2.651 medici (sono disponibili le relative borse), ma alla chiusura delle domande di iscrizione i giovani medici che hanno fatto richiesta di partecipazione sono risultati 5.965; questo ha ovviamente scatenato l’entusiasmo di tutti gli addetti ai lavori (e, in particolare, ovviamente, dei rappresentanti delle organizzazioni di categoria e di quelli del governo). Cerchiamo innanzitutto di capire cosa c’è alla base di questo entusiasmo e quali possono essere gli effetti di un’iscrizione che è stata certamente massiva e superiore a quanto verificatosi negli anni precedenti al concorso, che potrà portare i giovani laureati che lo supereranno a prendere poi parte al successivo Corso di formazione triennale. Il punto di partenza è la crisi, riconosciuta da più parti, della medicina generale. È una crisi che si registra innanzitutto nei numeri dei medici che oggi esercitano questa professione: in Italia ve ne sono attivi circa 37.000, ma le stime indicano che già ne mancherebbero circa 6.000. Da questo emerge che il concorso è insufficiente già in partenza e non tiene conto del fabbisogno emergente nei prossimi tre anni. Non solo: la distribuzione per età di questi professionisti vede gli uomini maggiormente presenti nelle classi più anziane e le donne nelle classi più giovani; ciò fa ipotizzare, da una parte, che nel prossimo triennio almeno altri 8.000 medici di base dovrebbero raggiungere l’età pensionabile e, dall’altra, che si stia andando incontro a un ricambio generazionale (già iniziato negli ultimi anni) che sta portando a una crescita della presenza femminile nella professione. Peraltro, questa caratterizzazione per sesso ed età riguarda anche tutte le altre discipline mediche, ponendo quindi per tutte le stesse tipologie di problemi. A questi elementi numerici occorre aggiungere che la distribuzione territoriale dei medici di medicina generale attivi non è omogenea sul territorio (si pensi, ad esempio, alla differenza Nord-Sud) e a soffrire maggiormente sarebbero soprattutto le aree interne del Paese (in particolare i piccoli comuni). Il diminuito interesse dei giovani medici verso la medicina generale che ha caratterizzato questi anni trova ragione in diversi fattori evidenziati da tante analisi, spesso non concordanti, ma che presentano elementi in comune: dai carichi di lavoro elevati, generati sia dall’invecchiamento della popolazione (con i problemi sanitari connessi: multi cronicità, non autosufficienza, solitudine, …) sia dalla presa in carico di un numero di assistiti che, in molti casi, supera i massimali previsti dai contratti aziendali, alla crescente attività burocratica richiesta dagli enti con cui ci si deve rapportare; dalle difficoltà connesse alla digitalizzazione della sanità e all’uso della tecnologia, a volte anche alla mancanza di strumenti diagnostici adeguati; da una formazione che non è equiparata alle specializzazioni universitarie a un’insoddisfazione per quanto riguarda la remunerazione economica oppure l’inquadramento contrattuale (libera professione o dipendenza dal servizio sanitario); e così via. Non è poi da trascurare, anche se non può essere indicato tra le cause dell’insoddisfazione che ha caratterizzato questi anni, il recentissimo dibattito innescato dalla necessità di far funzionare le case di comunità realizzate con le risorse del PNRR, dibattito che ha visto al centro proprio il ruolo che, nell’assistenza territoriale, deve avere il medico di medicina generale. Il corso di formazione di cui si è appena concluso l’iter di iscrizione al concorso di ammissione dura tre anni, ma non ha lo stesso inquadramento giuridico delle scuole di specializzazione universitarie: è questo uno dei problemi principali che la categoria chiede continuamente di affrontare, perché non ha una ricaduta solo sugli aspetti della formazione dei professionisti, ma impatta inevitabilmente sulle condizioni economiche e contrattuali, sul riconoscimento professionale, sulle prospettive di lavoro e, in definitiva, sull’attrattività complessiva del ruolo di medico di medicina generale e delle attività da svolgere. Tornando allo specifico del concorso, che ha visto un’eccezionale presenza di candidature e che ha mosso quindi l’entusiasmo dei commentatori, bisogna aggiungere che esso inizierà il 21 ottobre 2026 con una prova unica, a seguito della quale i concorrenti che risulteranno vincitori cominceranno le attività di formazione entro la fine dell’anno, per raggiungere il diploma, necessario per esercitare come medici di medicina generale, nel 2029. L’iscrizione al concorso di ammissione ha registrato anche una notevole variabilità territoriale: a fronte di una media nazionale di 2,25 interessati per ogni posto disponibile, i valori più elevati sono risultati in Campania (4,50), Calabria (3,67), Abruzzo (3,46), Emilia-Romagna (3,38) e Molise (3,25), mentre l’interesse più basso è stato riscontrato nella Provincia di Bolzano e in Piemonte (dove gli iscritti non hanno raggiunto i posti disponibili), in Valle d’Aosta (10 iscritti per 10 posti), nella Provincia di Trento (rapporto 1,2) e in Basilicata (1,3). Essersi iscritti al concorso non equivale a essere ammessi al corso di formazione: come è già successo negli anni precedenti, tra i soggetti iscritti e quelli diplomati si va incontro a una ragionevole perdita di partecipanti, per cui occorre che il boom di candidature (che rappresenta sicuramente un segnale positivo) venga trasformato in un interesse stabile. Lo sguardo che i giovani medici hanno dimostrato verso la medicina del territorio come luogo di una scelta professionale deve essere colto dalle istituzioni come un’iniezione di fiducia ed essere accompagnato da azioni concrete che valorizzino adeguatamente la disciplina, così che possa diventare più attrattiva e moderna. È un compito che va affrontato con la consapevolezza che non si tratta di un problema esclusivamente italiano, come dimostrano i numerosi studi scientifici che hanno provato a esaminare l’attrattività della medicina generale; è inoltre un compito per il cui svolgimento è indispensabile guardare anche al di fuori del nostro Paese, perché la ricerca internazionale offre significativi spunti di lavoro. Facilitare il lavoro dei medici di base significa liberare tempo che può essere meglio utilizzato per curare i pazienti. Creare le basi per una medicina preventiva ed ottenere una buona salute degli italiani, significa anche risparmiare sulla spesa sanitaria senza penalizzare le professionalità del personale medico e paramedico. Si potrebbe così iniziare un percorso virtuoso di buona salute eliminando tutto ciò che determina la malasanità e liberando risorse per la ricerca medica. Tuttavia, nonostante il concorso, abbiamo motivo di ritenere che in prospettiva, nel medio periodo, la sanità pubblica peggiorerà. Lo dicono i numeri che emergono dalla situazione presente e da quella prospettica. Dunque, è urgente la formazione e l’incremento del personale medico mancante nel sistema sanitario pubblico. Inoltre, sono anacronistiche ed umanamente inaccettabili le barriere assistenziali della sanità pubblica che esistono nelle diverse Regioni italiane. Le normative sanitarie spesso cozzano con il secondo comma dell’Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, dove lo Stato si fa carico di rimuovere gli ostacoli di qualsiasi natura che impediscono la piena realizzazione degli individui. In tal senso: la salute è di fondamentale importanza. Salvatore Rondello

Crisi dei Pronto soccorso in estate, 7mila medici in meno e ricoveri in tilt: “Si ricorre a gettonisti e saltano ferie”
AttualitàCon le settimane estive e le ferie previste dal Contratto Collettivo Nazionale, i Pronto Soccorso devono fare i conti con un buco strutturale di circa 7mila medici. Per non far collassare del tutto il sistema, spiegano i sindacati, si ricorre spesso a medici gettonisti e pensionati. Alcuni dottori e infermieri sono costretti a rinunciare alle ferie. VIDEO CONSIGLIATO La nostra redazione riceve lettere e testimonianze relative alle difficoltà di pazienti, medici e lavoratori nei Pronto Soccorso a causa della diminuzione dell'organico ospedaliero nelle settimane estive. Invitiamo i nostri lettori a scriverci le loro storie cliccando qui. Le settimane centrali di agosto sono le peggiori per i Pronto Soccorso di tutta Italia, con quasi 7mila medici in meno. La carenza di personale porta le strutture ospedaliere a ricorrere a medici gettonisti, e pensionati. Alcuni dottori devono poi fare i conti con ferie saltate per esigenze di reparto. La situazione è simile per gli infermieri tra i quali, per coprire la mancanza di personale, si ricorre a doppi turni. Chi li fa, spesso deve rinunciare anche ai giorni di riposo. L'emergenza è poi ancora più evidente nelle grandi città e nelle località turistiche che nel mese di agosto vedono duplicare i loro abitanti mantenendo lo stesso personale e le stesse strutture. In queste settimane di caldo, poi, aumentano gli accessi nei Pronto Soccorso italiani: nel 70% delle strutture per il soccorso tempestivo dei pazienti, le carenze oscillano tra il 25% e il 70% dei medici previsti secondo quanto emerge dal report della Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza Simeu aggiornati al 2026. A pesare su un organico già in sofferenza durante l'anno, sono le comunque necessarie ferie estive per i medici che ogni giorno si ritrovano in corsia. Complessivamente sono circa 5mila i medici dell'emergenza-urgenza mancanti, ma nelle settimane estive le ferie spingono la cifra fino a circa 7mila nel picco di agosto. A spiegarlo è Alessandro Riccardi, presidente della Simeu, mentre il segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, sottolinea che nello stesso periodo aumentano gli accessi al pronto soccorso almeno del 15%, soprattutto per malati cronici ed anziani. "I malori sono causati principalmente dal caldo, che acuisce le patologie di chi è fragile. Il tutto va di pari passo con la diminuzione del personale medico in media fino al 20% che si innesta su una carenza già strutturale", afferma Di Silverio. La soluzione tampone è il ricorso al personale esterno per coprire i turni. Secondo il segretario del sindacato Nursing Up Piemonte, l'entrata in vigore delle ferie estive ha diminuito la forza lavoro attiva del 25-30% e per mantenere aperti i servizi, le aziende sanitarie sono costrette a chiedere straordinari, salti dei riposi e prestazioni aggiuntive al personale ancora in servizio, portando il carico di lavoro a livelli altissimi per chi resta in corsia. La mancanza di medici e infermieri causa poi anche la riduzione dei posti letto nei reparti di degenza ordinaria, con l'aggravarsi del fenomeno del boarding: chi potrebbe entrare in ospedale, resta invece sulle barelle in attesa di visita anche per 48-72 ore. A dirlo è Enrico Boccone, segretario di Nursing Up Liguria, che sottolinea che la situazione può aggravare le tensioni che sfociano poi in vere e proprie aggressioni al personale sanitario. La Federazione dei medici internisti ospedalieri Fadoi ha evidenziato in una recente indagine che oltre la metà dei pronto soccorso ricorre alle esternalizzazioni per tenere in piedi il sistema, arruolando spesso su chiamata medici specializzati in emergenza-urgenza retribuiti per il singolo turno. L'eradicazione del fenomeno sembra ben lontana nonostante quanto annunciato nel 2023 dal ministro della Salute, Orazio Schillaci. Nel biennio scorso, le aziende e gli enti del Sistema Sanitario Nazionale hanno impiegato un miliardo e 64 milioni di euro per arruolare i liberi professionisti. Un trend in crescita, visto che il 2025 segna un +15% rispetto all'anno precedente con le Regioni del Nord e la Sardegna a trainare l'aumento delle spese.

Pronto soccorso in affanno, mancano 7 mila medici e gli accessi aumentano per il caldo
cronaca«Si tratta complessivamente di circa 5mila medici dell’emergenza-urgenza mancanti - spiega Alessandro Riccardi, presidente della Simeu - ma nei mesi estivi le ferie pesano su un sistema già in sofferenza. Il numero dei professionisti mancanti sale a circa 6mila e nel picco di agosto sfiora i 7 mila». Mentre, di pari passo, aumentano nei Pronto soccorso gli accessi. Nel 70% dei Pronto soccorso le carenze oscillano tra il 25% e il 70% dei medici previsti, secondo i dati della Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza (Simeu) aggiornati al 2026. In particolare, nelle settimane centrali di agosto, a mancare sono quasi 7 mila medici e, per mettere una toppa, aumenta il ricorso a gettonisti, pensionati e ferie saltate. Situazione simile per gli infermieri tra i quali, per coprire la mancanza di personale, si ricorre a doppi turni e riposi saltati. Allo stesso modo, nei mesi più caldi, spiega Pierino Di Silverio, segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, «gli accessi al pronto soccorso aumentano di almeno il 15%, soprattutto per malati cronici e anziani», che restano soli in città, spesso senza il riferimento dei familiari. Malori in gran parte causati dal caldo, che acuisce le patologie della popolazione fragile. Questo però va di pari passo con una diminuzione del personale medico in media fino al 20%, andando a innestarsi su una carenza di organico già strutturale, sottolinea Di Silverio. La soluzione tampone è un maggior ricorso all’utilizzo del personale esterno, pensionati e gettonisti, per coprire i turni. E aumentano i medici costretti a saltare o posticipare le ferie. Criticità simili per gli infermieri. «Con l’entrata in vigore dei piani ferie estivi - denuncia Claudio Delli Carri, segretario del sindacato Nursing Up Piemonte - la forza lavoro attiva nei turni si riduce mediamente del 25-30%. Per mantenere aperti i servizi, le aziende sanitarie sono costrette a chiedere prestazioni aggiuntive, straordinari e frequenti salti dei riposi per il personale in servizio, portando il carico di lavoro a livelli molto stressanti per chi è in turno». Ad aggravare i problemi c'è la riduzione estiva dei posti letto nei reparti di degenza ordinaria che porta al consueto accorpamento. "Si fa fatica a ricoverare. Il risultato - chiarisce Enrico Boccone, segretario del Nursing Up Liguria - è l’aggravarsi del fenomeno del boarding: i pazienti nei Pronto soccorso stazionano sulle barelle anche per 48-72 ore in attesa di un ricovero». Condizioni che possono aggravare situazioni di tensione che spesso sfociano in vere e proprie aggressioni al personale sanitario
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