Le Alpi e la crisi idrica: ora sono i ghiacciai a tenere in vita i fiumi
/lastampa/rubriche/il-respiro-delle-alpiÈ in stagioni come questa che tocchiamo con mano quanto l’elemento-acqua sia crocevia degli effetti della crisi climatica. Acqua che spesso manca, come ora, oppure è troppa e tutta insieme, esito di un ciclo idrologico che accelera e di una circolazione atmosferica che si modifica in un pianeta surriscaldato. Siccità e alluvioni, due facce dello stesso problema. Tre anni fa, nel maggio 2023, fa un gruppo di climatologi cinesi in un articolo apparso su Nature coniò l’espressione “precipitation whiplash” – traducibile in italiano come “colpi di frusta delle precipitazioni” – per descrivere la tendenza a rimbalzi sempre più improvvisi e marcati tra estremi pluviometrici di segno opposto all’aumentare delle temperature globali, evoluzione che impone di accelerare l'adattamento di città, infrastrutture e agricoltura a un clima nuovo e più estremo. Caso volle che proprio in quei giorni l’Emilia Romagna passasse repentinamente da una delle peggiori siccità in oltre un secolo a una sequenza di alluvioni catastrofiche. Ma concentriamoci sulla situazione di aridità attuale sulle Alpi. La carenza idrica in corso è, come sempre, il risultato di una catena di eventi avvenuta alla scala di svariati mesi. Prima un inverno che (a eccezione del settore più occidentale dell’arco alpino) è stato particolarmente povero di neve, poi una primavera asciutta con i primi caldi fuori stagione già in aprile, cui è seguita una serie eccezionale di ondate di calore una dopo l’altra da fine maggio in poi, e piogge limitate a temporali qua e là, per loro natura sparsi e irregolari e più dannosi per vento e grandine che efficaci nel sanare una siccità estesa e duratura. I guardiani dei boschi: “Difendiamo il Piemonte dagli incendi, ma il peggio deve ancora arrivare” La neve in quota si è esaurita con un mese di anticipo rispetto al solito, i livelli fluviali, lacustri e di falda si sono gradualmente abbassati, e il resto lo ha fatto la calura in eccesso, facendo evaporare da suoli e vegetazione la poca acqua rimasta disponibile, disseccando così coltivazioni, praterie e sottobosco e accentuando le condizioni ambientali predisponenti gli incendi forestali. Mentre è ancora vivo il ricordo del 2022 – anno sia più caldo sia più secco in oltre due secoli a scala nazionale – eccoci di nuovo in una situazione particolarmente critica, che l’episodio di canicola di questi giorni, il quarto della stagione e destinato a proseguire per almeno una settimana, non potrà che acuire ulteriormente. L'Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, ha elevato ad “alta” la severità idrica per l’intero distretto del fiume, la cui portata alla sezione di Pontelagoscuro (Ferrara) si attesta sui 270 metri cubi al secondo, un quarto del normale per fine luglio, oltre cento comuni tra Piemonte e Lombardia soffrono criticità nell’approvvigionamento d’acqua, e molti rifugi e pastori di montagna saranno probabilmente costretti a chiudere la stagione e a scendere a valle anzitempo. Straordinaria è anche la magra dei grandi laghi prealpini, a partire dal Verbano: l’idrometro Arpa Piemonte di Verbania-Pallanza indica un livello del pelo d’acqua a quota 192,62 m, un metro sotto la norma di fine luglio, lidi e porti in secca comportano restrizioni alla navigazione, e la frazione di volume lacustre regolabile a fini irrigui è scesa ad appena il 5%. Secondo i ricercatori del CNR - Istituto di Ricerca Sulle Acque tale valore è appena 13 cm sopra il minimo per un mese di luglio in una serie di dati iniziata nel 1952 (192,49 m a fine luglio 1976) e 24 cm sopra al minimo storico di qualunque mese (192,38 m nel marzo 1956). La situazione del Lago Maggiore è dunque peggiore di quella riscontrata in questi stessi giorni di anni già molto magri come il 2003, 2005, 2006 e 2022. Il Po in secca a Torino: la siccità fa emergere nuovi isolotti nel fiume Intanto su gran parte della Valpadana si è appena chiuso il bimestre giugno-luglio più caldo in oltre un secolo di misure meteorologiche, con anomalie di 3-4 °C in eccesso rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020. E' andata così ad esempio all’osservatorio del Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, dove la temperatura media dei due mesi insieme (28,5 °C) ha superato il precedente massimo di giugno-luglio 2022 (28,2 °C) in una serie di dati cominciata nel 1865. Stessa situazione all’osservatorio di Parma (media bimestrale di 28,0 °C contro i 27,6 °C del giugno-luglio 2003 e 2022, dati dal 1878). Determinante è stata la straordinaria continuità del caldo anomalo a partire dalla metà di giugno, brevemente interrotta solo nei giorni intorno al 25 luglio. In estati calde e secche come quella in corso, successive a “siccità nevose” invernali, a dare vitalità ad alcuni fiumi alpini resta quasi solamente la fusione dei ghiacciai, laddove questi ci sono (ancora). Lo studio “The 2022–2023 snow drought in the Italian Alps doubled glacier contribution to summer streamflow”, appena pubblicato sulla rivista Hydrology and Earth System Sciences da un gruppo di ricercatori afferenti a Fondazione Cima, Arpa Valle d’Aosta, Servizio Glaciologico Lombardo e Università Milano-Bicocca, indica che durante il secchissimo biennio 2022-2023 il contributo della fusione glaciale ai deflussi annui della Dora Baltea e dell’Adda è risultato da doppio a quadruplo rispetto alla media del precedente periodo 2011-2021, per effetto combinato delle ridotte portate fluviali in periodo di siccità e dell’aumentata fusione del ghiaccio per la calura. Finché sopravviveranno, i ghiacciai alpini saranno dunque determinanti nel dare un po’ di sollievo alla sete della Valpadana riarsa, ma a spese di un patrimonio millenario la cui perdita prelude a penurie idriche future ancora più severe. Per quanto ancora riusciremo a soddisfare le esigenze idriche di un’agricoltura fondata su colture come il mais? Peggio ancora, che succederà quando diverranno operativi i nuovi data center in progetto in Pianura Padana con i loro impianti di raffreddamento così voraci d’acqua? Già adesso la coperta è corta.
