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Ex Ilva, Corte d'Appello di Milano: 90 giorni per chiudere l'area a caldo, il cuore della produzione
CronacaEx Ilva: stop entro 90 giorni per amianto e polveri
Cronaca
Ex Ilva, Corte d’Appello Milano: stop area a caldo entro 90 giorni se non riduce emissioni. Governo conferma prestito
Ascolta la versione audio dell'articolo 4' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact english@ilsole24ore.com Deflagra il caso ex Ilva alla vigilia del vertice di domani mattina 28 luglio a Palazzo Chigi tra Governo (la questione è anche nell’ordine del Giorno del Consiglio dei ministri di oggi, ndr) e sindacati. Oggi la Corte d’Appello di Milano ha deciso lo stop all’acciaieria di Taranto. La Corte, sezione civile, si legge nel provvedimento, «accoglie la richiesta di inibitoria e, per l’effetto, in parziale riforma del decreto impugnato, ordina a Ilva spa, Acciaierie D’Italia spa e Acciaierie d’Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall’ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo». Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI I ricorsi e la risposta della Corte di Appello La Corte d’Appello si è pronunciata sui ricorsi presentati nei mesi scorsi da un gruppo di cittadini di Taranto e dall’associazione “Genitori Tarantini”, nonché dalle società interessate, sulla sentenza del Tribunale di Milano che a febbraio ha ordinato l’alt alla produzione del siderurgico entro il prossimo 24 agosto se l’azienda non avesse rivisto e adeguato una serie di prescrizioni ambientali dell’Aia rilasciata la scorso anno e ritenute dai giudici carenti circa la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Loading... Per la Corte, «appare evidente che la domanda dei cittadini, come formulata nella memoria del 30 settembre 2025 e ribadita in sede di reclamo, è stata comunque motivata - prima e dopo l’Aia 2025 - dal rischio di pregiudizio del diritto alla salute e del diritto al clima. Le domande dei cittadini non possono essere considerate generiche perché sono state puntualmente dedotte le ragioni in base alle quali la gestione dello stabilimento genera il rischio di danno alla salute, con specifico riferimento, tra l’altro, a svariate e individuate sostanze nocive», nonché «l’inadeguatezza, tempo per tempo, degli accorgimenti utilizzati da Ilva per scongiurare il pericolo di malattie legate all’inquinamento”» e «le ingiustificate dilazioni nella realizzazione di interventi idonei a scongiurare i rischi, come consentite da disposizioni dell’Aia 2025 in tesi illegittime». «Congruo il termine dei 90 giorni» «Deve dunque ordinarsi ad AdI e Adih, nonché a Ilva spa, di sospendere l’attività esercitata nell’area a caldo - scrive il collegio -. A tal fine, la Corte ritiene congruo assegnare a queste ultime il termine di novanta giorni per il completamento, in condizioni di sicurezza, delle operazioni di sospensione dell’esercizio delle installazioni, sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo. Il termine decorrerà dall’ultima comunicazione del decreto alle destinatarie del provvedimento». «È rimessa all’autonomia di gestori e proprietaria degli impianti l’iniziativa di ripresa dell’attività - afferma la Corte - quando essi avranno rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti; adottato le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all’anno, e comunque nell’ambito della cornice procedimentale amministrativa prevista dal dlgs n. 152/2006 e dalla direttiva 2010/75, nei termini precisati dalla sentenza Cgue». Questa è la sentenza della Corte di Giustizia Europea che a giugno 2024 ha stabilito che un’installazione industriale che provoca danni all’ambiente e alla salute, va fermata.

Ex Ilva, la Corte d’Appello di Milano sospende le attività per 90 giorni. Meloni convoca un vertice d’urgenza: confermato nuovo stanziamento
PoliticaUlteriori 100 milioni Ex Ilva, i giudici sospendono le attività dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto per 90 giorni. Il governo conferma il nuovo prestito per garantire la continuità. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi. “Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento. Nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d’Italia. Il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico”, informa il comunicato. Ex Ilva il governo convoca vertice d’urgenza dopo lo stop della Corte d’Appello di Milano “Alla riunione del governo hanno partecipato i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Il governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario. Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, conferma – conclude la nota della presidenza del Consiglio – lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo”. Giorgetti: “Ulteriori 100 milioni per l’amministrazione straordinaria” Il ministro Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa al termine del Cdm ha annunciato altri “100 milioni a favore dell’amministrazione straordinaria di Ilva per completare il percorso di cessione delle attività. Da circoscrivere a freddo in questo caso, che erano in fase di avanzata definizione e che ora dovranno essere aggiornate in base alla sentenza intervenuta”, Palazzo Chigi conferma un’ulteriore tranche di prestito per la continuità La Corte d’Appello di Milano – sezione specializzata in materia d’impresa – infatti ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni, “data la presenza di amianto e le emissioni di polveri sottili superiori a limiti di legge”. Nel provvedimento a firma della giudice Marianna Galioto, in parziale riforma del decreto impugnato, si ordina a Ilva, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia holding, tutte in amministrazione straordinaria, “la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto. Assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall’ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo”. Polvere sottili e amianto superiori ai limiti di legge La Corte d’Appello rimette “all’autonomia di gestori e proprietari degli impianti l’iniziativa di ripresa dell’attività, quando essi avranno rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti. Adottato le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all’anno. E comunque nell’ambito della cornice procedimentale amministrativa nei termini precisati dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea”.
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