
Ex Ilva, riparte la mobilitazione. «Il governo si è arreso, i lavoratori no»
LavoroGiornalista specializzato in temi ambientali, economici e normativi legati alle coste, al mare e al turismo. Ha pubblicato “La linea fragile” e “Turismo insostenibile”

EX ILVA, SERVE UN PIANO STRAORDINARIO
Prima PaginaI sindacati al Governo: "Rendere l'Ex Ilva ecocompatibile con un ciclo produttivo che coniughi ambiente e salute, salvaguardando l'occupazione e con lo Stato garante della transizione" “Dall’inizio di questa lunghissima vertenza, i lavoratori non hanno mai diviso le questioni ambientali da quelle occupazionali ma ne stanno pagando le conseguenze sia come cittadini e sia come lavoratori. Fim Fiom Uilm intendono confermare quanto fin qui dichiarato a tutti i tavoli di confronto svolti presso Palazzo Chigi e con i vari ministeri (delle Imprese e del Made in Italy, del Lavoro, dell’Ambiente, della Sanità e dell’Economia e Finanze) chiedendo alla politica, tutta, un forte segnale di coesione e unità su ciò che da tempo, da tutte le forze politiche e sindacali, è stato richiesto: rendere l’Ex Ilva ecocompatibile con un ciclo produttivo che coniughi ambiente e salute, salvaguardando l’occupazione e con lo Stato garante della transizione”. E’ quanto si legge in una nota congiunta di Fim, Fiom e Uilm, che proclamano la mobilitazione nazionale permanente. “Il decreto della Corte d’Appello di Milano che prevede la chiusura dell’area a caldo entro l’anno in corso, 90 giorni dalla notifica, denota quanto questi ultimi due anni siano passati senza affrontare i nodi posti dal sindacato e dai lavoratori dell’ex Ilva con le mobilitazioni, gli scioperi e il confronto e le denunce; nodi che sono: applicare i diritti costituzionali, risolvere le contraddizioni e le speculazioni delle gestioni precedenti e attuali, in merito al diritto alla salute e sicurezza, e al lavoro. Per di più l’aggravante è che il tempo è passato a discapito dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente in cui sorgono gli stabilimenti e consegna delle responsabilità precise al governo, istituzioni ed enti locali tutti. La crisi industriale e nello specifico della siderurgia c’è e l’ex Ilav ne è la diretta conseguenza, è una crisi di sistema, non è la crisi di un territorio o di un’azienda”, avvertono. “La continuità produttiva che per noi, in nessun modo, vuol dire mettere in secondo piano le questioni ambientali e di salute dei lavoratori. È necessario che il governo riconfermi l’impegno di un progetto industriale complessivo dell’area tarantina e di tutti gli altri territori coinvolti, che veda la siderurgia quale elemento centrale e strategico, a cui affiancare un progetto e un piano sociale (strumenti di risarcimento per il riconoscimento esposizione rischi, prepensionamento, esodi incentivati, ecc.) in grado di poter prevedere soluzioni per tutti i dipendenti dell’ex Ilva. Per noi è però fondamentale che ci sia un progetto industriale che preveda il passaggio tra il vecchio ciclo e quello decarbonizzato a cui bisogna puntare senza che la transizione passi come una mannaia sulle spalle dei lavoratori”, dicono. Le organizzazioni sindacali rimarcano con forza che il piano e, quindi, il bando di gara, debba rispondere a quattro obiettivi fondamentali: l’integrità del gruppo; il risanamento ambientale; la decarbonizzazione; le garanzie occupazionali. “Cambiare ciclo produttivo, passare dalla produzione di acciaio da Altoforno a Forno Elettrico non può prescindere – proseguono i sindacati – dall’uso del gas, almeno in fase, e del Dri (preridotto), questo è un dato tecnico-scientifico che non può essere strumentalizzato. La continuità produttiva è necessaria sia per garantire la continuità lavorativa, per assicurare il reddito pieno ai lavoratori diretti ed indiretti, sia al progressivo processo di sostituzione del ciclo integrale con il piano presentato e che è stato condiviso da tutte le parti, organizzazioni sindacali e istituzioni”. “Il piano – sostengono – deve continuare a prevedere: intervento urgente sulle verticalizzazioni, investendo e manutenendole, di tutti i siti e acquistare sul mercato le bramme e gli altri semiprodotti da lavorare a Taranto per alimentare gli altri stabilimenti, condizione necessaria per avere più persone possibili al lavoro, ma soprattutto per garantire la continuità aziendale; realizzare nel minore tempo possibile la transizione per mettere in produzione 4 forni elettrici (3 Taranto, 1 Genova); polo Dri a Taranto; investimenti nei vari plant, sono 9 i siti produttivi e di lavorazione, nella verticalizzazione degli impianti, prevedendone il riavvio per ottenere la piena occupazione; istituzione di una clausola sociale che garantisca la ricollocazione, attraverso anche la realizzazione di nuovi impianti, dei lavoratori del mondo degli appalti occupati dalle aziende dei territori coinvolti; misure straordinarie per i lavoratori di Adi in AS, Ilva in AS e appalto attraverso ogni strumento possibile nella piena tutela degli aspetti sociali (lavori usuranti, estensione dei benefici previdenziali amianto e altro, esodi incentivati e ricollocazioni)”. “Per garantire la sostenibilità e la credibilità del piano di rilancio e riconversione, Taranto ha bisogno che anche il Dri – proseguono – sia prodotto in loco. In primo luogo, per le esigenze ambientali, produrlo altrove, trasportarlo, riscaldarlo, avrebbe impatti ambientali maggiori rispetto alla sua produzione e immissione nei forni. In secondo, non meno importante, la realizzazione degli impianti di DRI produrrebbe occupazione a cui dedicare i lavoratori impiegati ad oggi su impianti utili solo nel ciclo integrale, che verranno dismessi”. Fim Fiom Uilm chiedono di escludere soluzioni che possano originare impatti occupazionali devastanti: “Il Gruppo ex Ilva ha una sua tenuta complessiva proprio per l’interazione non solo del ciclo integrale di Taranto, e per ciclo integrale intendiamo dalla produzione d’acciaio alla finitura, ma anche del coinvolgimento degli impianti di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Salerno, Marghera supportati dai servizi degli uffici dalla direzione della sede di Milano. Il bacino dei lavoratori di Ilva in AS non dovrà essere un aspetto ‘secondario’ del piano ma quei lavoratori dovranno ricevere le stesse opportunità che saranno contrattate per i lavoratori di Adi in AS come già previsto dall’accordo del 6 settembre 2018. Riteniamo inoltre necessaria per i lavoratori del sistema degli appalti la possibilità che siano impegnati nelle attività utili a smantellare i vecchi impianti, come nelle attività di costruzione di quelli nuovi, comprese le attività di bonifica necessarie. Un’opportunità per le aziende e i lavoratori dei territori di poter recuperare dignità dopo anni di gestione che ha penalizzato appalti, l’indotto e diretti”. “Il piano di investimenti necessario per la decarbonizzazione – sottolineano – dovrà prevedere fondi pubblici, e se possibile anche privati. È necessaria la garanzia della politica tutta e delle istituzioni dello Stato a tutti i livelli, a partire da un ruolo diretto dello Stato, prevedendo un adeguato stanziamento di risorse economiche, a partire dal disegno di Legge di Stabilità 2027, nella gestione e a garanzia di tutti gli aspetti realizzativi del piano industriale volto alla decarbonizzazione. Per gestire la transizione sarà necessario un ammortizzatore ad hoc che coinvolga tutti, diretti ed indotto, che sia garantito effettivamente mensilmente e che riconosca un trattamento economico effettivo di almeno 80% della retribuzione (scaglioni senza massimale). Dovranno essere previsti dei percorsi ad hoc per l’avvicinamento al diritto alla pensione e il riconoscimento delle inidoneità (limitazioni)”. “Va potenziato il sistema sanitario territoriale in merito alle condizioni di salute dei lavoratori e dei cittadini, introducendo specializzazioni utili alle patologie presenti e alla conformità del territorio. Un sistema di prevenzione, diagnosi e cura efficace. Va rivisto il sistema degli appalti e del bacino dei lavoratori che lo alimenta, sia nelle fasi di smontaggio che di montaggio degli impianti e delle opere necessarie, prevedendo che vengano applicati contratti e trattamenti previsti daI ccnl sottoscritti da organizzazioni sindacali secondo le regole della rappresentatività. Va definito un sistema autorizzativo specifico e un sistema di verifiche e controlli efficiente. Per tutto quanto contenuto in questo documento Fim Fiom Uilm, unitariamente, proclamano la mobilitazione nazionale permanente”. (Red-Lab/Labitalia)
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