
Caso Ceuta-Schengen, Meloni innesca divisione in Ue. La vera invasione? Quella Maga
EuropaCavallo di Troia delle estreme destre in Ue anche in questo e anche stavolta, il governo meloniano fa partire il fuoco di fila contro la Spagna «immigrazionista». Dall’amministrazione Trump al governo Netanyahu, è un’ondata di attacchi, fake news e propaganda. L’Europa non ne esce bene, e neppure von der Leyen

Invasione a Ceuta, Sánchez contro i trafficanti: aveva ragione Meloni?
CronacaPersino Pedro Sánchez l’ha definito un attacco alla sovranità spagnola, un’invasione premeditata di quello che è territorio sovrano del Regno di Spagna. Le immagini e i racconti che arrivano dalle due enclavi spagnole in Nordafrica sono impressionanti. Le prime ondate hanno colpito Ceuta, nel punto nevralgico della frontiera de El Tarajal: una marea che ha praticamente circondato e sovrastato come un’onda anomala la Guardia Civil e il confine con il Marocco, ma anche tra Marocco e Comunità Europea. Perché entrare a Ceuta significa entrare non solo in Spagna ma anche in Europa, e questo è un problema che riguarda tutti, perché ciò che è accaduto a El Tarajal è stato un vero e proprio assedio con tanto di breccia nelle mura che proteggono l’Europa. Mura che sono crollate sotto la spinta di una massa agguerrita e spregiudicata di uomini, strumenti della volontà dei trafficanti di esseri umani di aprire una nuova rotta e del Marocco, che ha voluto in un certo qual modo mandare un messaggio alla Spagna. Oltre settemila persone si sono riversate in una città che ha ottantamila residenti. Una massa che ha devastato Ceuta e ingaggiato una guerriglia con le Forze dell’Ordine e l’esercito, aiutata forse anche dalla criminalità locale di origine magrebina con base nel Barrio del Príncipe Alfonso. Anche l’altra città spagnola in Nordafrica, Melilla, è stata oggetto di un lungo assedio e di una notte di vera e propria battaglia per le vie cittadine e al confine. Sono tante le domande che, una volta ristabilito l’ordine, dovremo porci, ora soprattutto che tutti gli alibi sono caduti e che la leggenda dei migranti “climatici” o dei “profughi” è stata dissolta dalle crude immagini di una marea di uomini che è stata utilizzata come massa di pressione e avanguardia di un processo che ha lo scopo di destabilizzare non solo la Spagna, ma l’intera Unione Europea. Ciò che è accaduto non può essere giustificato, tollerato o marginalizzato, ma deve essere analizzato e compreso per quello che è: un precedente pericoloso e minaccioso per tutti noi, persino un’arma di ricatto che la Spagna ha pagato per prima e per via della contingenza territoriale. Il cambio della politica migratoria da parte dell’Europa e il pugno duro dell’Italia hanno messo in difficoltà — è un dato oggettivo — il traffico di esseri umani, e le “mafie”, come detto dallo stesso Sánchez, hanno utilizzato una sentenza del “Tribunal Supremo” come casus belli per spingere uno tsunami umano verso Ceuta e Melilla. Quindi, quando Giorgia Meloni parlava di traffico di esseri umani, aveva ragione nel sostenere che si dovesse combattere una guerra ai trafficanti e a quelle “mafie” che ne gestiscono il traffico. Forse chi non vuole capire avrà finalmente compreso che dall’immigrazione clandestina gli unici a guadagnarci sono i trafficanti, né i paesi invasi né le persone utilizzate come mero strumento di pressione. Dovevamo avere nuovamente i Mori alle porte per aprire gli occhi? Se l’ha capito Sánchez forse lo capiranno, forse, anche i sostenitori nostrani dell’immigrazione come valore e opportunità, senza distinguere tra clandestini e regolari. Pasquale Ferraro Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne. © Riproduzione riservata Pasquale Ferraro

INVASIONE CLANDESTINA A CEUTA
editorialiCrolla Sánchez e si sgretola il paradigma globalista “no border” Sánchez molla i confini, e la sacralità territoriale crolla: invasione clandestina a Ceuta, l’enclave spagnola nel Nord Africa. Sono sconcertanti le immagini degli arrivi incontrollati di migranti illegali che nella giornata di ieri sono sbarcati a Tarajal. Più di duemila tra marocchini e algerini sono riusciti a entrare illegalmente nel territorio Ue, nello sbarco più violento (si parla di circa 50.000 arrivi in totale) in pochissimo tempo e senza incontrare opposizione, dapprima su terra ferma e poi aggirando a nuoto il frangiflutti di frontiera, correndo attraversando i varchi, scavalcando le barriere in filo spinato. Una situazione emergenziale assoluta, con le strutture di prima accoglienza stracolme, migliaia di migranti per strada e gli agenti della Guardia Civil, sopraffatti, abbandonati a sé stessi senza nessuna possibilità di gestire l’orda clandestina. Intanto il governo Sánchez ha sbattuto la porta in faccia davanti alla richiesta Ceuta di dichiarare un’emergenza nazionale perché, secondo Madrid, la normativa statale di Protezione Civile non prevede piani speciali per gestire i flussi migratori. Tradotto: “È colpa mia e per colpa mia continueremo diabolicamente a non intervenire”. Per anni la Spagna è stata presentata come un modello di integrazione e Sánchez come uno dei principali interpreti della linea progressista europea in materia migratoria. Eppure episodi di questa portata alimentano il dibattito sull’efficacia delle politiche di controllo delle frontiere e sul rischio che l’immigrazione possa trasformarsi anche in uno strumento di pressione diplomatica. Queste invasioni moderne sono chiaramente influenzate da decisioni politiche strumentali in tema di migrazione. È quello che è successo a Sánchez con i suoi enormi annunci di politiche di regolarizzazione estese indiscriminatamente a milioni di clandestini. L’enorme sanatoria prevista dal Decreto varato dal governo spagnolo lo scorso aprile lasciava presagire una regolarizzazione per circa 500.000 immigrati: l’armonizzazione della norma con le garanzie sui ricongiungimenti familiari, invece, faranno sì che nella pratica saranno oltre un milione e mezzo perché ogni migrante può aggiungere tre persone al suo status. A ciò si aggiunga la considerazione del fatto che l’iter sia gestito dal ministero delle Migrazioni e questo rischia inevitabilmente di eludere i controlli di polizia sulla correttezza procedurale: guarda un po’, è di inizio luglio la notizia che il massiccio piano di regolarizzazione abbia incontrato, sulle oltre 1.2 milioni di istanze presentate, circa 400mila domande inoltrate sfruttando un mercato nero di documentazione falsa gestito da gruppi criminali e trafficanti per aggirare i requisiti minimi per accedere alla sanatoria. Come se non bastasse, il decreto contempla l’accettazione automatica della domanda in caso non venisse fornita una risposta entro tre mesi. La volontà del governo è chiara, in barba alla tenuta del sistema sanitario, del sistema scolastico e della sicurezza nazionale: entrasse chiunque. Le immagini sono potentissime e violente, dimostrano l’impotenza pubblica nella difesa di un elemento caratterizzante il concetto della statualità: i confini. La marea umana che si è scaraventata in territorio Ue sembra un’orda barbarica. Sono tutti giovani, incazzati e su di giri. Non denutriti, non feriti, ben vestiti. Tanti, ai microfoni di qualche coraggioso reporter, raccontano di essere in fuga dagli arresti in Marocco; altri sono campioni sportivi con una carriera e una vita. No, decisamente non sono quelli che scappano dalla guerra, tantomeno son quelli che scappano per motivi politici. Perché in Marocco non c’è la guerra. E se ci fosse, tutti questi uomini la lascerebbero combattere a donne e bambini? Nelle immagini non ci sono né le une, né gli altri. E qualora ci fossero sarebbero talmente pochi da essere percentualmente trascurabili. Se questa non è invasione in piena regola, cos’è? E l’apocalisse. Voluta da chi strizza l’occhio all’accoglienza senza regole e dai santoni del globalismo che vivono sulla luna. L’immigrazione è un fenomeno sociale e per questo va regolato: perché i confini sono sacri e perché le nostre carte ne prevedono la difesa. Altrimenti i tranquillissimi giovanotti scalmanati abituati ad un approccio culturale rispetto al modo di intendere la vita diametralmente opposto al nostro, entrano illegalmente in Spagna ma poi vagano liberi per l’Europa senza frontiere. Un disastro totale, le maglie larghe sull’immigrazione di un governo in crisi profonda, incapace di gestire il fenomeno, che se ne infischia dei rischi per la collettività in termini sociali e di sicurezza pubblica. E mentre il governo italiano riflette sulla sospensione di Schengen con la Spagna, si palesa forte il paragone con la vicenda di Cutro del 2023. Allora una parte della sinistra parlò di “strage di Stato” e chiese le dimissioni del governo Meloni, pur in presenza delle successive ricostruzioni che evidenziarono criticità nella comunicazione tra Frontex, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto e il mancato tempestivo allarme sul rischio di naufragio. Oggi che a Ceuta ci sono 18 morti accertati, nei confronti di Sánchez non si registra la stessa intensità di contestazione politica. Perché l’ipocrita sinistra nostrana non chiede anche le sue dimissioni? Quelle di un premier spregiudicato che pur di sopravvivere politicamente alla crisi giudiziaria che sta spazzando via il suo partito (devastato dalle inchieste per corruzione), propaga un messaggio suicida verso chi vorrebbe arrivare irregolarmente in Europa, facendo annusare sanatorie totali per i clandestini? Avrà il coraggio di dirgli che è stata la sua demagogia a mettere a rischio la vita di migliaia di illusi? O che non può giocare a fare il buon samaritano mettendo a rischio l’intera Europa? Riuscirà, il progressismo italiota, a raccontare che imbarcare disperati significa soltanto consegnarli alla delinquenza e allo schiavismo in un Paese che fa fatica a garantire una vita dignitosa ai suoi cittadini? Avrà l’onestà di ammettere che il paradigma no border è un totale fallimento sociale, una bomba ad orologeria per le comunità locali, per la sicurezza nazionale, considerando che tante di queste culture non hanno nessuna intenzione di integrarsi e vivono da nemici in patria? Ci riuscirà o continuerà ad idolatrare il peggior leader d’Europa? Aggiornato il 31 luglio 2026 alle ore 12:12
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