Il MessaggeroCentro-destra
Crédit Agricole sale al 29,3% di Bpm. Unicredit-Commerz al traguardo
Economiasabato 4 luglio 2026, 04:30
Crédit Agricole rafforza la presa su Banco Bpm. La banca francese, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, ha notificato alle autorità italiane di aver superato la soglia del 25 per cento e di detenere ora una partecipazione del 29,3 per cento del capitale sociale dell’istituto milanese. Questa quota aggiuntiva, puntualizza una nota del gruppo francese, è stata accumulata attraverso acquisti di azioni sul mercato e uno strumento derivato.
La presenza
Nuova scossa dunque nel risiko bancario. Crédit Agricole ha sottolineato ieri di vantare una presenza storica e profondamente radicata nel mercato italiano e ha confermato l’impegno a sostegno dell'economia italiana. L'incremento della partecipazione, ha poi insistito l’istituto francese, è «in linea con la strategia di Crédit Agricole in qualità di investitore a lungo termine e partner di Banco Bpm nel suo percorso di sviluppo». La mossa rafforza poi ulteriormente - afferma ancora la nota - le solide partnership industriali nel credito al consumo e nel settore assicurativo ed evidenzia «l'apprezzamento di Crédit Agricole per le qualità intrinseche di Banco BPM, ovvero una solida rete commerciale con prospettive finanziarie positive».
I risultati
Dopo la corsa di giovedì, Unicredit finisce la settimana di Borsa praticamente invariata nel giorno in cui si è chiusa definitivamente l'offerta pubblica di scambio (ops) sulla tedesca Commerzbank. Le azioni dell'istituto milanese hanno terminato ieri le contrattazioni a 81,96 euro, +0,1% rispetto alla seduta precedente.
C'è attesa ora per i risultati definitivi dell'offerta che verranno comunicati l'8 luglio dalle autorità tedesche. Secondo le indicazioni arrivate dal mercato, le adesioni dovrebbero essere in aumento rispetto al 12,51% del capitale raccolto nella prima parte di apertura dell'operazione. Una quota che unita alla partecipazione già posseduta da Unicredit porta il totale già in mano all'istituto italiano al 42,5%. La quota raggiunta nei tempi supplementari dell'offerta potrebbe però essere salita verso il 15%, il che porterebbe la partecipazione complessiva dell'istituto guidato da Andrea Orcel intorno al 45%.
La partecipazione dovrebbe essere più che sufficiente l'anno prossimo per conquistare la maggioranza dell'assemblea dei soci, dove normalmente si presenta intorno all'80% degli azionisti, e nominare un nuovo vertice targato Unicredit. Gli analisti di Mediobanca hanno sottolineato in un report pubblicato nei giorni scorsi che le azioni già consegnate rendono il controllo di Commerzbank alla portata di Orcel. Questo si potrebbe tradurre nella nomina di 10 rappresentanti su 20 (tra cui il presidente, con voto doppio) nel Consiglio di sorveglianza dell'istituto di Francoforte (gli altri 10 spetterebbero a rappresentanti dei dipendenti e dei sindacati) e quindi poi nella possibilità di cambiare i manager al vertice della banca. «Con una partecipazione superiore al 40% il gruppo otterrà il controllo effettivo dell'istituto tedesco», hanno sottolineato anche gli analisti di JpMorgan.
Resta tuttavia da fronteggiare la netta ostilità del governo tedesco, che fin dall'inizio si è opposto alla strategia di conquista di Orcel. In attesa del via libera della Banca centrale europea a Unicredit al superamento della quota del 30% di Commerzbank, ci si interroga dunque su quali potrebbero essere le prossime mosse di Berlino.
Il processo
L'esecutivo guidato dal cancelliere Friedrich Merz fin dall'inizio ha bollato come «ostile» l'iniziativa dell'istituto basato a Milano. La Germania in particolare teme che l'operazione sposti il processo decisionale dell'istituto in Italia e che possano arrivare pesanti tagli al personale. Resta quindi da vedere se la quota del 13% della banca tedesca ancora in mano pubblica sarà sufficiente a osteggiare i piani di Orcel o se invece si avvierà un dialogo con Milano sul futuro dell'istituto.
La nomina
La partecipazione, che deriva dal salvataggio pubblico dell'istituto avvenuto nel 2009, dà infatti al governo la possibilità di nominare due rappresentanti nel Consiglio di sorveglianza. E uno nel caso in cui la quota scenda sotto il 10%. Ma tutto dipenderà da quale sarà effettivamente la soglia raggiunta da Unicredit nel capitale. Il governo in ogni caso non ha aderito all'offerta di Unicredit, giudicata non adeguata, e con la sua partecipazione potrebbe rendere più difficile la presa della maggioranza del Consiglio di sorveglianza da parte di Orcel.
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