“La retta della Rsa è di 2600 euro al mese e ho già venduto una casa: o saldo o mandano via papà”
/lastampa/torino«Dire che vivo male, non rende l'idea: da un momento all'altro possono mandare via mio padre, o pignorarmi la casa». Maria Assunta, di professione massaggiatrice sportiva, sposata e con due figli, vive a Saluzzo. E a Saluzzo, in una Rsa, è ricoverato dal 2023 suo padre: compirà 90 anni a settembre. «Riconosce ancora i figli, ho un fratello invalido all'80 per cento, ma non è più lucido». Il debito con la Rsa e la lista d’attesa per la convenzione E meno male, forse. Non sa che di passare dal regime privato a quello in convenzione per il momento non se ne parla, e che la figlia ha maturato nei confronti della struttura un debito da saldare tassativamente entro il 30 luglio, pochi giorni. «Ho riguardato la graduatoria soltanto pochi giorni fa, attualmente mio padre è 180° in lista» - spiega Assunta -. Quanto prende? Con l'invalidità arriva a 1900 euro al mese. Quanto alla retta, è aumentata di 200 euro in un anno: ora paghiamo 2.600 euro al mese. Le rette delle Rsa in aumento e le famiglie in difficoltà Il problema è che Assunta e il marito hanno due ragazzi da crescere, una quantità di spese, e non ce la fanno. «Sono in debito di 3.800 euro perché non riesco ad affrontare la spesa, li verso un po alla volta, quando riesco: ad esempio a dicembre, quando la pensione di mio padre si alza». Mercoledì scorso è stata convocata dalla direzione, dove le hanno proposto un piano di rientro. Anche se "proposto" non è il termine giusto: saldo entro il 30 luglio. «Ho chiesto un piano agevolato, su un arco di tempo più lungo, mi hanno risposto che se non pago entro la scadenza valuteranno l'uscita del papà dalla struttura». Il ricorso attraverso un avvocato A quel punto Assunta ha risposto a sua volta che si sarebbe rivolta ad un avvocato. E ha contattato Fondazione Promozione Sociale Onlus, che da anni si batte per i diritti dei non autosufficienti e delle loro famiglie. Intanto le è arrivato un nuovo sollecito, sempre con scadenza entro il 30 luglio: «Ho rifatto i conti, abbiamo pagato 86 mila euro in tre anni, ho già dovuto chiedere la procura e vendere la casa tanto amata da i mio padre». Il fratello non è in grado di aiutarla, lei è stata ferma un mese per un intervento invasivo: niente reddito. Ora l'incubo si è materializzato: «Vivo con l'angoscia che mandino via il papà, o che tramite i loro legali la struttura chieda il pignoramento forzato di casa mia. Quando mio padre è stato inserito ho firmato un contratto, come garante, quindi sono responsabile, ma se ogni anno aumentano la retta di 100-200 euro a botta, non ce la farò mai. perché questo è quello che succede: ti fanno firmare, ti assumi la responsabilità, poi ne va di mezzo la tua famiglia». Il tentativo di ottenere la rivalutazione alla Asl In un tentativo disperato, Assunta ha ribussato all'Unità di valutazione geriatrica dell'ASL, chiedendo la rivalutazione del genitore. «Ma posso prevedere fin d'ora che non entrerà mai nei parametri». Resta la disperazione, affrontata in solitudine. «In ospedale non lo tengono, quando è stato dimesso pretendevano che trovassi una Rsa il venerdì sera, pensi un po', poi trovi la struttura, ti fanno firmare un foglio, e cominci a pagare». Il papà non sa: perché non è più lucido, «e perché in ogni caso non vorrei mai sottoporlo ad un trauma simile». È questa è una delle cose peggiori: tutelare un genitore da tutto e da tutti, anche da sè stessi, senza potersi concedere nemmeno uno sfogo.

