Cosenza. Centinaia al corteo per chiedere Verità e Giustizia per “Momo”
CalabriaLunedi a Cosenza si è svolto un corteo cittadino per chiedere verità e giustizia per Mohamed Amin Bessioud, conosciuto come “Momo”, un ragazzo di 25 anni italiano di origini tunisine che mercoledì scorso si è gettato dal balcone della propria camera durante una perquisizione dei carabinieri. I militari hanno fatto irruzione in casa del ragazzo e, dopo aver imposto alla madre di uscire dalla stanza in cui era Mohamed, si sono chiusi insieme a lui per procedere con la perquisizione. Tuttavia, è proprio mentre erano nella stanza con lui che il giovane, già agli arresti domiciliari, si è gettato dalla finestra, manette ai polsi. Mohamed soffriva da anni di una grave depressione certificata e aveva un appuntamento fissato per il mese prossimo con il Dipartimento di Salute Mentale di Cosenza. È morto durante il viaggio in ospedale. Intervenendo in piazza, Nabila, la madre di Momo, ha ricostruito i drammatici momenti della tragedia accusando senza mezzi termini un vice brigadiere dei carabinieri con parole pesanti come macigni contro di lui e il collega che lo accompagnava nello scellerato controllo. “Mio figlio non si è lanciato da solo, lo hanno lasciato saltare davanti ai miei occhi con le manette ai polsi e poi uno di loro è sceso giù, ha messo i guanti e gliele ha tolte… Lui mi ha tolto mio figlio, voglio la verità”. Quell’uno di loro che prima lo ha ammanettato e poi, dopo la tragedia – secondo la sua testa bacata – si è affrettato a far sparire le prove della sua pacchiana colpevolezza togliendogliele dai polsi”. L’appuntamento di lunedi è stato convocato in via dei Mille, ovvero nel quartiere in cui Mohamed viveva, da cui è partito un partecipato corteo di con centinaia di persone. I manifestanti, appartenenti ad almeno tre generazioni, si sono radunati proprio sotto l’abitazione di Momo dove si è consumata la tragedia e sono stati deposti più mazzi di fiori e testimonianze d’affetto per la sua famiglia. La cittadinanza ha voluto così manifestare la propria vicinanza alla famiglia, nonché ribadire due punti fondamentali, già sottolineati da compagne e compagni de La Base di Cosenza nella chiamata dell’iniziativa. “Minuto dopo minuto, la morte di Momo assume contorni sempre più gravi e le responsabilità delle forze dell’ordine sono sempre più chiare. – si legge sui canali social del collettivo – La tragedia di Mohamed, che richiama a quanto accaduto a Fakir qualche giorno fa a Bologna, ci restituisce in modo drammatico le conseguenze della gestione della salute mentale in questo paese: contenimento e repressione al posto di cura e assistenza sociale. Quando la politica risponde alle disuguaglianze e al disagio con le manette anziché con i diritti, la violenza diventa uno strumento ordinario. È una realtà che in Calabria conosciamo bene, in un territorio abbandonato dove l’assenza di tutele per i più fragili uccide ogni giorno”. Fonti: Radio Onda D’Urto, Iacchite.blog 28 Luglio 2026 - © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

