«Soldi dal magnate vegano»: un nuovo caso Report. I sospetti sul conflitto di interessi nel servizio firmato da Innocenzi
Roma/Cronacadi Flavio Haver Le polemiche sul documentario «Food for profit» che aveva criticato gli allevamenti intensivi di carne. La replica di Report Un’altra puntata di Report all’esame della Commissione per il Codice Etico della Rai. È quella della trasmissione del 5 maggio di due anni fa condotta da Sigfrido Ranucci durante la quale è stato mandato in onda un documentario firmato dalla giornalista Giulia Innocenzi intitolato «Food for Profit» nel quale venivano criticati gli allevamenti intensivi di carne e sostenuta la necessità di fare pressioni per ridurre progressivamente i finanziamenti pubblici italiani e europei al sistema zootecnico. Il caso è stato rilanciato ieri in un articolo de il Giornale ma già all’epoca era stato al centro di interrogazioni presentate alla Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi da numerosi parlamentari di Fdi: «Nell’affrontare la questione - avevano tra l’altro osservato - vengono aspramente criticati, senza che vi sia un contraddittorio, il sistema allevatoriale italiano e l’intera filiera agroalimentare del Made in Italy». Tra i finanziatori del documentario, oltre a parecchie Ong, c’è stato Sebastiano Cossia Castiglioni, imprenditore nel settore delle proteine alternative nato a Milano che vive tra Lugano, Boston e il Giappone, e un olandese impegnato sempre nel vegano, Michiel Van Deursen, che ha contribuito con 5.000 euro alla sua realizzazione: entrambi potrebbero aver avuto un interesse specifico a sostenerlo. Il sospetto di un «conflitto d’interessi» L’imprenditore dei Paesi Bassi è inoltre legato al fondatore di un’azienda di venture capital che finanzia solo startup e società che sostengono innovazioni «rivoluzionarie» e ha più volte sottolineato l’esigenza di divulgare norme che proteggano gli animali e promuovano il veganismo. Tra le soluzioni proposte nel servizio mandato in onda da Report, si «sponsorizzava» il maggior consumo di cibi a base di insetti e, soprattutto, di carne sintetica, che fosse di laboratorio o cellulare. Ma proprio sul divieto di produzione, importazione e commercializzazione della carne sintetica il 16 novembre 2023 (prima quindi della messa in onda della puntata) il governo era intervenuto con una legge ad hoc. Il sospetto di un «conflitto d’interessi» tra il finanziamento del documentario e imprenditori in azione per «suggerire» proficue strade per i loro business è quello che ha indotto la Commissione della Rai (sempre in attesa dell’eventuale via libera dalla Procura di Roma sull’avvio dell’audit interno) ad avviare verifiche sul rispetto del codice etico di viale Mazzini. Innocenzi: ho raccolto io i 350mila euro necessari per realizzarlo Non si è fatta attendere la replica di Giulia Innocenzi che, dopo la pubblicazione dell’articolo sul quotidiano diretto da Tommaso Cerno, sulla sua pagina facebook ha intitolato «Le non notizie dei nostri giornali» e ha scritto: «”Food for Profit” non ha ricevuto soldi pubblici, ho raccolto personalmente i 350.000 euro necessari per realizzarlo». Sulla vicenda è intervenuto il membro del cda della Rai, Roberto Natale: «L’etica della professione è una cosa seria, non un randello di parte». Sempre su Il Giornale, ma in edicola oggi 8 agosto, viene raccontato come Giulia Innocenzi sia la titolare della raccolta fondi rinvenibile sulla piattaforma «GoFundMe» che ha ricevuto oltre 78.000 euro per realizzare inchieste su allevamenti e macelli in Italia. E che «Food for Profit» sul proprio sito ha avviato un’ulteriore crowdfunding tramite il 5x1000: «Così ci aiuti a smascherare la lobby della carne, fai una donazione per aiutarci con le nostre inchieste e sostieni il nostro lavoro». Con l’ulteriore invito a comprare una maglietta dal costo di 25 euro di «Food for Profit» e il richiamo al link del negozio online «Innioranza». E adesso sarà l’azienda a dover decidere se ci siano state violazioni. Per quanto riguarda Report, invece, sempre oggi 8 agosto Il Messaggero scrive che i due giornalisti di punta della trasmissione, Giorgio Mottola (esterno Rai) e Giulio Valesini (dipendente di Viale Mazzini) stanno sottoponendo a tutta la redazione la firma di un documento nel quale si afferma che ogni decisione sulle prossime inchieste passerà da loro. La replica di Report Siamo costretti a smentire l’articolo uscito oggi sul Corriere della Sera, dal titolo «Soldi dal magnate vegano, un nuovo caso Report». Nell’articolo vengono riportate diverse falsità che riguardano Food For Profit, il documentario diretto e prodotto da Giulia Innocenzi, che dopo aver riscontrato un enorme successo di pubblico nelle sale cinematografiche, essere stato distribuito in tantissimi paesi in tutto il mondo e aver ottenuto prestigiosi premi internazionali, è stato trasmesso a Report. Secondo il Corriere della Sera, «tra le soluzioni proposte nel servizio mandato in onda da Report, si sponsorizzava il maggior consumo di cibi a base di insetti e la carne sintetica». Questa notizia è falsa. Food For Profit denuncia come gli allevamenti intensivi in Europa vengono finanziati con i soldi pubblici, e il legame fra le lobby, l’industria della carne e i politici. Non parla mai di carne a base di insetti né di carne a base cellulare. Per saperlo sarebbe bastato la visione del docufilm, ma perfino una veloce ricerca su Google. Report continuerà il suo lavoro di denuncia: grazie alle inchieste portate avanti in questi anni, a firma di Giulia Innocenzi, sono stati chiusi allevamenti, macelli e lanciate allerte alimentari di carne scaduta rimessa in commercio. Un vero e proprio servizio pubblico per i cittadini, che Report continuerà a portare avanti anche nella prossima stagione. La replica di Flavio Haver Prendiamo atto della smentita che però elude il punto fondamentale dell’articolo: il possibile conflitto d’interesse di alcuni dei finanziatori del documentario impegnati in attività economiche alternative al consumo di carne. È la stessa Food for profit che afferma elencando i produttori esecutivi del documentario che lo stesso «non avrebbe mai potuto vedere la luce senza le persone che hanno creduto nell’importanza del progetto e hanno deciso di investire preziose risorse economiche ed energie». Segue l’elenco con alcuni investitori e finanziatori operanti nel settore delle proteine alternative agli animali. Attività meritoria ma che andrebbe esplicitata quando si partecipa a una trasmissione tv del servizio pubblico. Su tutti i possibili conflitti d’interesse di alcune delle fonti di Report (alcune davvero preoccupanti come Valter Lavitola) sta lavorando il comitato etico della Rai.

