Contro i blackout potenziare le reti
/lastampa/editoriali/lettere-e-ideeI blackout che in questi giorni hanno interessato diverse città italiane hanno inevitabilmente alimentato polemiche, critiche e richieste di responsabilità. È una reazione comprensibile quando un servizio essenziale come l’energia elettrica viene meno, soprattutto durante giornate caratterizzate da temperature estreme. Ma, oltre all’emergenza, questa vicenda dovrebbe indurci a una riflessione più ampia: il problema non è soltanto il guasto che provoca il disservizio, bensì la necessità di adeguare un’infrastruttura strategica a un contesto climatico profondamente cambiato. Le ondate di calore non rappresentano più un evento eccezionale. La loro frequenza, durata e intensità stanno aumentando e questo modifica radicalmente le condizioni nelle quali la rete elettrica è chiamata a operare. Gran parte delle infrastrutture urbane è stata progettata e realizzata decenni fa, quando temperature superiori ai 35-40 gradi per periodi prolungati erano considerate eventi rari. Oggi non è più così. Il meccanismo che conduce ai blackout è, nella sua sostanza, piuttosto semplice. L’aumento delle temperature determina una crescita contemporanea della domanda di energia, soprattutto per alimentare gli impianti di climatizzazione. I picchi di consumo sottopongono a forte stress cabine elettriche, trasformatori e linee di distribuzione, mentre il caldo riduce la capacità di cavi e apparecchiature di dissipare il calore prodotto dal passaggio della corrente. Quando vengono superati i limiti di sicurezza, entrano in funzione i sistemi automatici di protezione che interrompono l’alimentazione per evitare danni permanenti agli impianti. Se una linea viene disattivata, il carico si trasferisce su quelle vicine che possono andare, a loro volta, in sovraccarico, generando il noto effetto “a cascata” che lascia senza energia interi quartieri. Non siamo quindi di fronte a una carenza di energia prodotta, quanto piuttosto ai limiti di una rete di distribuzione che deve affrontare condizioni per le quali non era stata dimensionata. È una distinzione importante, perché orienta anche le possibili soluzioni. Rendere la rete elettrica più resiliente significa avviare un percorso di modernizzazione che richiede investimenti rilevanti, competenze e tempi inevitabilmente lunghi. Occorre sostituire progressivamente cavi e trasformatori con tecnologie più performanti, aumentare la ridondanza delle reti, potenziare i sistemi di raffrescamento delle cabine e diffondere una sensoristica capillare capace di monitorare in tempo reale lo stato delle infrastrutture. La vera innovazione, tuttavia, è rappresentata dallo sviluppo delle “smart grid”, reti intelligenti in grado di gestire in modo dinamico domanda e offerta di energia. Non si tratta semplicemente di aumentare la capacità degli impianti, ma di utilizzare meglio quella disponibile, distribuendo i carichi, riducendo i picchi di consumo e incentivando comportamenti più efficienti. Anche la diffusione del fotovoltaico, dei sistemi di accumulo e delle comunità energetiche contribuisce a rendere il sistema più flessibile, producendo una quota crescente di energia direttamente nei luoghi di consumo e alleggerendo il carico sulla rete. Il dibattito pubblico dovrebbe quindi spostarsi dall’emergenza alla strategia. I cambiamenti climatici stanno imponendo nuove condizioni operative a tutte le infrastrutture del Paese e la rete elettrica non fa eccezione. Continuare a considerare ogni blackout come un episodio isolato significa rincorrere i problemi senza affrontarne le cause. La vera sfida è infrastrutturale. Richiede una visione di lungo periodo, una programmazione coerente e investimenti che non producono risultati immediati, ma costruiscono la sicurezza energetica dei prossimi decenni. È una sfida che riguarda le istituzioni, i gestori e il sistema produttivo, ma anche i cittadini, chiamati ad accompagnare con consapevolezza una trasformazione ormai non più rinviabile. Perché l’energia elettrica è la spina dorsale della nostra società e la sua resilienza rappresenta una delle condizioni essenziali per affrontare il futuro. *Rettore del Politecnico di Torino

