Con la Russia e gli USA sempre più allineati contro l’UE, qui o si fa l’Europa o è finita
PoliticaViviamo in un periodo storico in cui si aggiungono costantemente nuovi tasselli a quella che è, a tutti gli effetti, una distopia. Nel secolo scorso, Dick, Asimov o Ballard avrebbero fatto carte false per scrivere un soggetto del genere, con gli Stati Uniti e la Russia a creare un’alleanza che, in fin dei conti, fino a qualche anno fa appariva fantascientifica. Nel giro di pochi giorni il mondo si è mosso, e la direzione non è delle migliori. La Casa Bianca ha pubblicato un documento sulla National Security Strategy in cui il monito – parola parecchio abusata in questo periodo – è chiaro: se l’Unione Europea non cambia le proprie politiche “rischia la cancellazione della sua civiltà”. Nel testo vengono criticate le politiche migratorie europee, viene messo in discussione il patto atlantico con una Nato messa ormai ai margini, si parla di “aspettative irrealistiche” sulla guerra in Ucraina e di altri temi che, sommati alla guerra commerciale fatta partire da Trump a suon di dazi subito dopo il suo secondo insediamento, sono un segnale esplicito di come gli Stati Uniti abbiano smesso di essere un nostro alleato. La dottrina Trump sembra aver sorpreso gli stessi vertici europei. Inizialmente è stato tirato fuori l’orgoglio, con un comunicato in cui si spiega che “le decisioni dell’Unione Europea vengono prese dall’Unione Europea a tutela della nostra autonomia e libertà”. Poi ci si è messi sulla difensiva, con Kaja Kallas, Alto rappresentante agli Affari esteri UE, a minimizzare: “Gli Stati Uniti restano pur sempre il nostro principale alleato”. Si è poi passati all’attacco, con Bruxelles che ha multato X di Elon Musk per aver violato diverse norme della Dsa, la legge europea sui servizi digitali. Come risposta, Musk ha chiesto l’abolizione dell’Unione Europea, l’ha definita “il quarto Reich” e ha ricondiviso sul suo social un’immagine con la bandiera europea a svelare una svastica. Parecchio strano per chi ha l’abitudine di fare saluti nazisti in pubblico. Ciò che preoccupa è la sintonia di Mosca su questi temi. Prima Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha risposto a Musk su X dandogli ragione sulla frase riguardo l’abolizione dell’Unione Europea. Poi il Cremlino, attraverso il suo portavoce Dmitrij Peskov, ha dichiarato che “La strategia degli Stati Uniti sull’Europa è in linea con quella di Mosca”. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha chiesto senza giri di parole di evitare interferenze statunitensi e russe nella politica dell’Unione Europea, ma ormai la sensazione è quella di una solitudine continentale sempre più evidente. Bene, almeno sfruttiamola per rafforzarci. Io ballo da sola, più che il titolo del film di Bertolucci, sembra essere oggi contemporaneamente destino e auspicio dell’Europa. E che sia una danza energetica, senza remore – Quickstep? Foxtrot? –, anche perché ormai si sono delineate le alleanze. Non ha più senso ragionare secondo le logiche consunte, sicuramente stagionate, del Novecento: Russia e Stati Uniti perseguono lo stesso scopo, ovvero quello di indebolirci. Altro che Guerra fredda, qui siamo noi europei a rischiare di morire assiderati per il buran che arriva dall’Est e per il wind chill causato dall’Ovest. Trump e Putin. Trump è Putin. Ne avevamo già avuto un assaggio nel 2016 con il Russia Gate e il ruolo determinante del Cremlino nell’elezione del tycoon. Adesso sappiamo che esiste un asse nemmeno tanto occulto per smantellare l’Unione Europea, come dimostrano i think thank vicini a Mosca e a Washington, i piani dell’Heritage Foundation, le infiltrazioni nella politica e nel giornalismo europeo. E che gli ideologhi di tali disegni siano Bannon o Dugin cambia poco: un’Europa debole conviene a entrambi i poli. Se ci facciamo caso, l’aumento della propaganda coincide con un’efferatezza sempre maggiore nei titoli dei giornali, quelli che ci spiegano quotidianamente come l’Europa sia la causa di tutti i mali. Non sono altro che le parole del Cremlino e della Casa Bianca. Abbiamo un continente che pullula di personaggi conniventi con Putin e Trump; sono funzionali alle loro strategie e fanno leva sulla frustrazione dei cittadini. Se gli stipendi sono bassi, le bollette alte, il carrello vuoto, la colpa è dell’Europa. È più facile creare nemici immaginari che saper riconoscere quelli che hanno un volto e un nome. La reazione del governo italiano, e non potevamo aspettarci altro, è stata debole. Giorgia Meloni ha concesso un’intervista – ma non una conferenza stampa, sia chiaro – a Enrico Mentana su LA7, e le sue parole sugli Stati Uniti mi sono sembrate la supercazzola di chi tenta di tenere un piede in troppe scarpe. In generale, tutto di quell’intervista mi è sembrato artefatto, a partire dallo stile di comunicazione. Meloni non è grossolana come Salvini, sa bene cosa dire e come dirlo, dunque adegua i suoi modi in base al contesto. È proprio una questione di decibel: se durante i comizi è necessario urlare, attaccare con la baldanza da mercato ortofrutticolo, davanti a Mentana bisogna parlare piano. Per tutti i sedici minuti dell’intervista, Meloni si è sforzata di non alzare mai la voce, quasi a voler sussurrare agli italiani un messaggio – che a livello contenutistico rasentava l’insignificanza – per darsi un tono istituzionale e rassicurante. Si è preparata bene. L’hanno preparata bene. Quando le scappava qualche parola pronunciata a un volume troppo alto, subito rientrava nei ranghi del bisbiglio. La Billie Eilish italiana, a quanto pare. Meloni si trattiene, inghiotte l’urlo e blocca la mano a cucchiara. Sta imparando a farlo, ma fuori dalla forma la sostanza resta la stessa: su Trump gli sforzi di mascherare la genuflessione sono stati vani. Non viene chiesto a Meloni di mandare platealmente a quel paese Trump, ma ci saremmo aspettati almeno una presa di posizione chiara, una spiegazione sulle intenzioni del governo italiano di fronte a questa crisi. Non è arrivato nulla di tutto questo, e d’altronde è difficile chiedere a Meloni, a Salvini o agli eredi di Berlusconi di rinnegare il loro credo, che sia il sovranismo bannoniano o le vecchie amicizie con Trump e Putin. Di certo non può essere la destra – soprattutto una destra del genere – a spingere per gli Stati Uniti d’Europa, per confederarci in modo spinelliano, per diventare a tutti gli effetti cittadini europei e fieri di esserlo. Anche perché se per un decennio questi politici hanno identificato in Bruxelles la culla di tutti i mostri, ora è impossibile per loro cambiare direzione, per giunta andando contro il padre padrone Trump. Se dunque gli Stati Uniti non sono più un nostro partner strategico – e, anzi, tra dazi e minacce sono ormai dall’altra parte della barricata – e la Russia non lo è mai stata, tocca anche a noi cittadini proteggerci. Troppo facile la deresponsabilizzazione, delegare sempre, quando poi il nostro scudo contro le propagande lo lasciamo a terra e ci facciamo travolgere dalle valanghe russe e americane. Si parla di proxy war sempre impropriamente; mai quando, per procura, gli aggressori diventiamo noi stessi. Ci dicono dall’esterno, o dall’interno tramite megafoni delle propagande, come procedere all’autofustigazione ed eseguiamo. Ormai siamo arrivati alla parafilia. Penso allo scrittore Masoch, autore di Venere in pelliccia, testo dove la sottomissione e il piacere nel subire l’umiliazione sono gli elementi principali. Da Masoch è stato creato il termine tedesco masochismus, diventato da noi masochismo. Non so se Meloni sia una Venere in pelliccia o una Venere di Milo, dunque senza braccia, poiché le sono state tolte da Washington, ma di certo non mi sento abbastanza protetto. Sull’altra sponda abbiamo la Venere russa di Boris Kustodiev, così come l’imperatrice Elisabetta, zarina figlia di Pietro il Grande, soprannominata Venere rossa. Noi, italiani ed europei, la guerra con gli Stati Uniti e la Russia la stiamo perdendo senza nemmeno accorgercene. Anche perché nessun individuo vittima di una propaganda è consapevole di esserlo. Non possiamo liberarci dalla soggiogazione senza guardare le dodici stelle dorate sul manto blu. Qualcuno sarà sopraffatto da altre stelle – cinquanta, per l’esattezza – o dalle gesta spaziali dei cosmonauti. Per salvarci dobbiamo proteggere la nostra galassia, anche se in piazza c’è qualcuno che quelle dodici stelle le brucia e sui social le vilipende. Ancora non si sono accorti della realtà dei fatti: qui si fa l’Europa o si muore.

