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A Sant’Anna di Stazzema il centrodestra pronuncia le parole rimaste sospese: Tajani condanna la complicità fascista e porta il governo davanti alla strage
PoliticaLa strada sale tra i boschi delle Apuane fino al sacrario di Sant’Anna di Stazzema. Antonio Tajani la percorre con la fascia scura del lutto sul volto e una corona da deporre davanti alle vittime. Accanto a lui sfilano i gonfaloni dei comuni, le bandiere delle associazioni partigiane e quella palestinese. È il 12 agosto, ottantadue anni dopo la strage.
Il vicepremier arriva in rappresentanza del governo, dopo avere concordato la presenza con Giorgia Meloni. Dal 2022 nessun ministro dell’esecutivo aveva partecipato alla cerimonia ufficiale. Tajani rompe quella distanza e pronuncia una frase priva di ripari lessicali: l’eccidio fu compiuto dai nazisti «con la complicità dei fascisti italiani».
Il 12 agosto 1944, i reparti della 16ª divisione SS Reichsführer raggiunsero il borgo e le frazioni vicine guidati anche da collaboratori locali. Le case vennero circondate all’alba. Gli abitanti furono trascinati nelle stalle e nelle piazze, poi uccisi con mitragliatrici e bombe a mano. I corpi vennero bruciati insieme agli edifici. Morirono circa 560 civili; tra loro c’erano 130 bambini. Anna Pardini, la vittima più piccola, aveva venti giorni.
Sant’Anna era diventata un rifugio per le famiglie sfollate dalla costa toscana. La sua posizione tra le montagne sembrava offrire una protezione dalla guerra. Quella mattina i sentieri servirono agli uomini armati per raggiungere le abitazioni. I fascisti del luogo conoscevano i passaggi e indicarono la strada alle SS. La collaborazione italiana appartiene alla dinamica materiale del massacro, oltre che al giudizio storico sulla Repubblica sociale.
La presenza di Tajani assume rilievo proprio per questo. Il centrodestra italiano ha spesso affidato le commemorazioni del fascismo a formule generiche sulla violenza e sui totalitarismi. A Sant’Anna, dove nomi e responsabilità sono iscritti nel luogo, ogni perifrasi avrebbe lasciato un vuoto. Il leader di Forza Italia sceglie di nominare i fascisti e inserisce l’eccidio nella storia della Repubblica.
«La memoria appartiene a tutti», dice. Il sacrificio delle vittime deve trasformarsi in un impegno per la pace, aggiunge, mentre l’Europa torna a confrontarsi con la guerra. Nel suo discorso compaiono l’Ucraina e il Medio Oriente. Tajani richiama anche le minacce nate dentro le democrazie: estremismo, falsificazione ideologica e propaganda alimentata dai sistemi digitali.
Il passaggio sul presente evita di confinare Sant’Anna in una ricorrenza. Una strage ricordata soltanto attraverso il calendario rischia di diventare una scena immobile, visitata una volta l’anno. Tajani lega invece quel luogo ai meccanismi che accompagnano ancora la violenza politica: la costruzione del nemico, la diffusione di menzogne e l’obbedienza trasformata in alibi.
La scelta porta anche un messaggio dentro la maggioranza. Forza Italia rivendica la propria appartenenza al liberalismo europeo e cerca uno spazio distinto rispetto alle aree più identitarie di Fratelli d’Italia e della Lega. La visita al sacrario consente a Tajani di segnare quel confine attraverso un gesto compiuto come vicepresidente del Consiglio, con l’assenso della premier.
Meloni aveva ricevuto in passato l’invito del sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, senza partecipare alle celebrazioni. Questa volta affida a Tajani la rappresentanza dell’intero esecutivo. La decisione rende il discorso parte della linea governativa. Le parole sulla complicità fascista non restano dunque una posizione personale del segretario di Forza Italia: vengono pronunciate da un ministro incaricato da Palazzo Chigi.
Il valore politico del gesto emerge dalla sua semplicità. Tajani raggiunge il sacrario, depone una corona e riconosce chi aiutò gli assassini. Nessuna cerimonia ripara un ritardo istituzionale, mentre una presenza ufficiale può interromperlo. Da quest’anno il governo Meloni compare nella storia pubblica delle commemorazioni di Sant’Anna.
Alla cerimonia partecipa anche Giuseppe Conte, al quale viene affidata l’orazione ufficiale. Il leader del Movimento 5 Stelle dichiara che chi si professa patriota dovrebbe trovarsi davanti a quelle tombe. Onorare la patria, sostiene, significa ricordare chi rifiutò la dittatura e pagò quella scelta con la vita. Conte si rivolge poi a Elly Schlein, presente in un’altra commemorazione, invitando le opposizioni a portare nel centrodestra la responsabilità storica del fascismo.
Il confronto tra i due discorsi mostra due strategie. Conte usa Sant’Anna per contestare alla destra il monopolio della parola “patria”. Tajani entra nello stesso luogo e sottrae terreno all’accusa, riconoscendo la complicità fascista senza attenuarla. La memoria diventa così uno spazio di competizione politica, dove conta la precisione delle parole pronunciate davanti ai discendenti delle vittime.
Sergio Mattarella affida il proprio messaggio al sindaco. Il presidente della Repubblica descrive Sant’Anna come il simbolo dell’abisso nel quale la guerra cancella la dignità umana. Richiama la volontà di dominio che torna a manifestarsi nel mondo e indica nella memoria un argine contro il ripetersi di quella logica.
Elly Schlein ricorda sui social che la strage fu compiuta dalle SS insieme ai fascisti e richiama i principi antifascisti della Costituzione. Ignazio La Russa definisce l’eccidio una ferita indelebile nella storia italiana. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli annuncia risorse per Sant’Anna e per gli altri luoghi della memoria.
Sul tavolo resta anche una proposta concreta. Il sindaco Verona chiede al Parlamento di esaminare la legge di iniziativa popolare contro la propaganda fascista e nazista, depositata con le firme dei cittadini e rimasta ferma in commissione. La norma introdurrebbe sanzioni specifiche per la diffusione di simboli e contenuti celebrativi, compresi quelli veicolati online.
Tajani evita di trasformare il sacrario in un luogo appartenente a uno schieramento. È una posizione coerente con la funzione di governo, ma contiene anche un rischio: una memoria affidata all’unità nazionale può perdere i responsabili lungo il cammino. Il suo stesso discorso supera quel pericolo quando pronuncia le parole “fascisti italiani”. L’appartenenza della memoria a tutta la Repubblica richiede infatti che la Repubblica conservi i nomi di chi la precedette dalla parte degli assassini.
La strage non fu un incidente della ritirata tedesca. I reparti entrarono nelle case, raccolsero i civili e incendiarono i cadaveri. I collaboratori fascisti condussero gli uomini delle SS lungo sentieri che conoscevano. Dopo la guerra, molti responsabili evitarono una condanna e i fascicoli sulle stragi rimasero per decenni chiusi negli archivi.
Per questo la frase pronunciata dal vicepremier pesa più della consueta liturgia istituzionale. Arriva da un leader del centrodestra, davanti a un sacrario a lungo frequentato soprattutto dalle opposizioni e dalle associazioni partigiane. Tajani vi entra come rappresentante del governo Meloni e riconosce la complicità fascista nell’eccidio.
Al termine della cerimonia, le corone restano ai piedi del monumento e le autorità riprendono la strada verso valle. A Palazzo Chigi rimane una conseguenza verificabile: dal 12 agosto 2026, la condanna della complicità fascista a Sant’Anna di Stazzema porta anche la firma ufficiale del governo di centrodestra.
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