Ponte sullo Stretto e danno erariale
In evidenzaIn un esposto alla Corte dei conti firmato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini, si chiede di accertare se nella gestione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina siano stati impiegati correttamente i soldi pubblici o se vi siano i presupposti di un danno erariale. Non una “battaglia ideologica” né “una contrapposizione pregiudiziale all’opera”, spiega il sindacato in una nota, ma un atto “a difesa del denaro pubblico”. Il segretario generale del sindacato Ugl, Paolo Capone definisce un “atto pretestuoso” quello della Cgil. L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci commenta di avere appreso con grande sorpresa dell’esposto e dichiara: “La società Stretto di Messina ha operato e opera nel pieno rispetto delle norme e con la massima attenzione per tutela del denaro pubblico”. Ciucci, ricorda come la società pubblica che guida da oltre trent’anni sia soggetta al controllo della Corte dei Conti esercitato dal magistrato delegato che assiste alle sedute del cda e del collegio sindacale. Proprio venerdì c’era stato un vertice a Palazzo Chigi dedicato al Ponte in vista della nuova delibera da sottoporre all’esame del Cipess. In quell’occasione Ciucci ha riferito di responsi positivi da Bruxelles sulla questione del rispetto della soglia del 50 per cento in materia di appalti pubblici. Lo sbalzo tra il costo previsto originariamente e quello attuale, arrivato a 13 miliardi e mezzo di euro, non dipenderebbe per la società dalla violazione delle norme comunitarie, ma da un forte incremento dei prezzi dei materiali: dunque, sarebbe confermata la validità del vecchio contratto con il contraente generale. Con l’esposto, il sindacato sollecita i magistrati contabili a verificare se, nella gestione del progetto del ponte che dovrebbe collegare la Sicilia alla Calabria, vi sia stato un impiego conforme alla legge e ai principi di buona amministrazione delle risorse pubbliche oppure se possano configurarsi responsabilità per danno erariale. Il sindacato lega direttamente le scelte di spesa sul Ponte sullo Stretto alle priorità sociali e infrastrutturali del Mezzogiorno. Nella nota si sottolinea infatti: “ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno”. Il Ponte sullo Stretto di Messina è uno dei progetti infrastrutturali più discussi in Italia, perché comporta l’impiego di ingenti risorse pubbliche e ha un forte impatto economico e territoriale. Per infrastrutture, in questo contesto, si intendono opere come strade, linee ferroviarie, porti, reti energetiche e strutture sanitarie e scolastiche, considerate fondamentali per lo sviluppo di un’area. Richiamando ospedali, scuole e “vere infrastrutture”, la Cgil mette l’accento sulla necessità di valutare con attenzione il rapporto costi-benefici delle opere, cioè il bilancio tra l’investimento pubblico richiesto e i vantaggi economici e sociali attesi, soprattutto in aree come il Sud Italia dove il fabbisogno di servizi essenziali e collegamenti efficienti è storicamente elevato. Con l’esposto, il sindacato punta quindi a un chiarimento istituzionale sull’uso delle risorse destinate al progetto del ponte, rimettendo alla Corte dei Conti la verifica tecnica e giuridica di eventuali profili di danno per l’erario. Al centro del confronto tra Cgil e Stretto di Messina resta dunque il tema della tutela del denaro pubblico, cioè dell’impiego corretto e trasparente dei fondi destinati alla realizzazione del ponte. Ciucci insiste sul fatto che la società abbia posto “la massima attenzione” su questo fronte, richiamando la presenza di molteplici livelli di controllo dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Corte dei conti, che vigilano sull’operato degli organi societari”. La posizione dell’amministratore delegato si inserisce nel più ampio dibattito sull’opera, che coinvolge aspetti economici, finanziari e di finanza pubblica, con particolare attenzione alle garanzie di trasparenza e corretto utilizzo delle risorse stanziate. Se da un lato Landini fa bene a porsi il problema etico e morale della legittimità della spesa pubblica, in questo caso rischia un boomerang se per la correttezza formale nulla osta da parte dell’organo di controllo, anche se in passato ha espresso pareri negativi sulla copertura finanziaria per la fattibilità dell’opera. A questo vanno aggiunte le problematiche tecniche e ingegneristiche che potrebbero vedere il crollo dell’opera con i conseguenti disastri tra cui anche quello erariale oltre alle spese di manutenzione. Inoltre, bisogna chiedersi quale sarebbe il contributo del ponte sullo Stretto allo sviluppo economico del territorio e se il gioco vale la candela. In realtà il problema della realizzazione del Ponte sullo Stretto è squisitamente politico. La Cgil nella sua nota solleva alcune problematiche per una diversa allocazione della spesa destinata alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Problematiche già segnalate dalle pagine di questo giornale. In particolare si ricorda che le priorità per la Sicilia sono gli acquedotti (acqua razionata non solo in estate), le reti fognarie (assenti in molti paesi), gli impianti di depurazione, la salvaguardia del territorio che presenta anche fragilità geologiche, la viabilità interna (strade e ferrovie), il potenziamento di porti ed aeroporti, lo sviluppo del turismo e della qualità della vita valorizzando la cultura, la tradizione e la storia del territorio. A questo indubbiamente vanno aggiunti i problemi della sanità e dell’istruzione scolastica, ricordando anche che la Sicilia è al centro del Mediterraneo che unisce culture e religioni diverse. Salvatore Rondello


