Migranti Ceuta, Marocco: "Sventato assalto di massa". Migliaia di agenti al confine
MondoQuesto articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Al momento la temuta invasione, annunciata sui social e utilizzata come strumento politico da diversi governi tra cui quello italiano, non c’è stata. Anche, e soprattutto, grazie a un sistema di sicurezza imponente garantito da centinaia di agenti sulla linea di confine e da una fitta rete di controlli sulle principali strade che portano alla frontiera. Dopo aver messo in piedi questo dispositivo, le forze di sicurezza del Marocco hanno reso noto di aver bloccato un tentativo di circa 294 migranti, in prevalenza subsahariani, di raggiungere in maniera irregolare l’enclave spagnola di Ceuta. Fonti della sicurezza di Rabat hanno riferito all’agenzia Efe che il gruppo si era nascosto in un’area montuosa nei pressi della città di Fnideq – Castillejos durante il protettorato spagnolo – a circa due chilometri a sudovest dell’enclave iberica. El Pais riporta che la polizia ha arrestato 61 persone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso i social media, dopo aver intercettato 111 migranti. Secondo il quotidiano spagnolo, tra i migranti intercettati, 109 provengono dall’Africa subsahariana e due sono marocchini. Intanto nel primo pomeriggio le autorità marocchine hanno ordinato ai giornalisti di Tve e dell’agenzia Efe di abbandonare Fnideq. Le forze dell’ordine marocchine sono ricorse a cariche con i gas lacrimogeni per disperdere decine di persone sulle alture della città costiera. Al momento la situazione sarebbe sotto controllo e non c’è alcuna notizia di feriti ma solo di alcuni fermi. Le immagini trasmesse dell’emittente pubblica iberica Tve mostrano alcune centinaia di migranti subsahariani mentre cercano di avanzare dalle colline sorvegliate da decine di agenti di polizia e della gendarmeria reale marocchina, oltre che da droni. Mentre, dal lato spagnolo della frontiera, sono schierati veicoli militari. Il confine è pesantemente fortificato. Madrid ha dispiegato oltre 1.500 agenti di polizia e della Guardia Civil. Dall’altra parte, a Castillejos, il Marocco ha mobilitato centinaia di uomini delle forze di sicurezza. È aumentata anche la presenza di forze militari e di sicurezza statali a Ceuta: 880 agenti della Polizia Nazionale, 270 in più rispetto al 30 luglio; a questi si aggiungono 714 agenti della Guardia Civil presenti nella città autonoma. Ma la vera partita non si gioca al confine spagnolo o sulla costa di Ceuta. Si decide molti chilometri prima, nelle stazioni, sulle autostrade, sulle montagne, sulle spiagge e nelle strade secondarie che conducono all’exclave spagnola. Fin dalle prime ore del mattino, agenti di polizia di Rabat, sia in uniforme che in borghese, hanno ispezionato autobus, taxi e veicoli privati. Un dispositivo di sicurezza totalmente assente il 30 luglio, quando in 80 mila – per lo più marocchini – raggiunsero la diga frangiflutti senza che i controlli del regno alawita riuscissero a fermare l’afflusso. Questa volta le persone sono state intercettate prima di salire su un treno, un autobus o di avventurarsi sui sentieri che conducono a Ceuta. Anche il corrispondente di Al Jazeera a Fnideq, Mokhtar El Ablawi, ha raccontato che le autorità marocchine hanno rafforzato le misure di sicurezza lungo l’autostrada, nelle stazioni ferroviarie, dei taxi e degli autobus e al controllo dei movimenti dei viaggiatori. Nel punto di confine tra Fnideq e Ceuta, le procedure di sicurezza si sono fatte più rigide: le forze dell’ordine controllano le auto e consentono il passaggio solo a coloro che si dirigono in Spagna attraverso il valico di frontiera. Migliaia di persone che ancora vagano per le strade e continuano a dormire all’aperto, nelle piazze, sulle spiagge e nei terreni incolti dell’exclave spagnola senza permesso di soggiorno dopo la crisi del 30 e 31 luglio, quando circa 80 mila migranti attraversarono il confine e 82 di loro morirono sul lato spagnolo della frontiera, stando ai dati diffusi dall’Istituto di Medicina Legale di Ceuta. Le vittime dai due lati della frontiera sarebbero almeno 141, secondo le stime di organizzazioni umanitarie, fra cui Caminando Fronteras. Le autorità spagnole hanno rafforzato la sicurezza anche a Melilla, per i timori che la pressione migratoria possa spostarsi verso la seconda enclave iberica dopo Ceuta. L’emittente LaSexta, citando informazioni de El Confidencial, ha riferito che le forze di sicurezza spagnole hanno rilevato movimenti di migranti verso Beni Enzar, il principale valico di frontiera terrestre tra Melilla e il Marocco. Le autorità marocchine hanno ordinato nel primo pomeriggio ai giornalisti di Tve e dell’agenzia Efe di abbandonare Fnideq (Castillejos), dove si trovavano per seguire gli sviluppi relativi al confine con Ceuta. Lo riferisce la stessa Tve, spiegando che i reporter stavano documentando la carica delle forze anti-sommossa marocchine per disperdere decine di migranti che tentavano di raggiungere il confine. “Sono più di 140 le persone fermate. Non siamo riusciti a riprendere l’operazione perché le autorità locali, che ci hanno detto di essere collegate al ministero dell’Interno, ci hanno chiesto di abbandonare la zona. Stavamo lavorando con la stampa marocchina e con quella spagnola, come l’agenzia Efe” ha spiegato in diretta durante il programma Telediario la corrispondente da Rabat, Arantxa Marculeta. “Stiamo effettuando questo collegamento telefonico perché ci è stato anche detto che non possiamo portare la telecamera di Tve in nessun punto di Castillejos, che non potevamo lavorare in città, che dovevamo lasciarla. E che, se lo avessimo fatto, avremmo potuto perdere i nostri permessi stampa, che sono quelli che ci consentono di lavorare nel Paese. Inoltre ci hanno spiegato che anche le nostre immagini avrebbero potuto essere confiscate”, ha aggiunto la corrispondente di Tve. Circa tre ore dopo, la troupe ha dovuto lasciare la zona e non potrà quindi continuare a seguire gli avvenimenti sul posto dopo aver trascorso tre giorni a riferire sugli sviluppi, ha aggiunto Tve.





