
Morte Fakir, il duello degli avvocati di nuovo contrapposti 20 anni dopo Aldrovandi
Cronaca
Morte Fakir, Il legale degli agenti (di 23 e 28 anni): “Dispiaciuti e sotto choc” ma “rispettato il protocollo”
Bolognadi Andrea Mari ed Emanuele Nuccitelli BOLOGNA – I due giovani agenti intervenuti al quartiere Pilastro di Bologna per fermare Abderrahim Fakir e ripresi nel video che ha fatto il giro del web, negli ultimi minuti di vita del 42enne poi deceduto, sono “addolorati e sconvolti” ma “le loro scelte operative sono parse tutte corrette”. A parlare è Gabriele Bordoni, legale dei due agenti, di 23 e 28 anni, al centro delle indagini della Procura di Bologna per fare luce su eventuali responsabilità nella morte dell’uomo di origini marocchine e per tale motivo, iscritti al nuovo “registro modello 45-bis”. Ma tra gli elementi al vaglio di Pm c’è anche la procedura seguita dalla centrale operativa del 118, in sostanza come si è arrivati alla decisione di inviare sul posto un’ambulanza senza medico, né infermiere (con un equipaggio composto unicamente da volontari della Croce rossa). È uno dei punti da chiarire nelle indagini- condotte dal pm Domenico Ambrosino, ora affiancato dalla collega Francesca Arienti, e coordinate dal procuratore capo Paolo Guido– sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica nel rione Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra dai due poliziotti. LEGGI ANCHE: Fakir morto a Bologna, la Procura indaga per omicidio colposo. Ma per gli agenti (e 4 sanitari) scatta lo scudo penale LEGGI ANCHE: Chi era Abderrahim Fakir, morto ammanettato a Bologna. L’Ausl apre un’indagine: gli orari dell’ambulanza LEGGI ANCHE: Guerriglia a Bologna, Meloni: “Inaccettabile, irresponsabile alimentare odio”. E su Fakir dice: “Ricercare verità senza sconti” PIÙ VIDEO NELLE MANI DEGLI INQUIRENTI Inoltre, a quanto si apprende, per ricostruire quanto accaduto prima e durante l’intervento della Polizia sono stati acquisiti- oltre al video girato da un residente e diffuso online già domenica e alla bodycam di uno degli agenti intervenuti- altri video girati da alcuni cittadini, e sono in corso di acquisizione anche le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. Allo stato attuale sarebbe stato ricostruito in maniera abbastanza puntuale quanto accaduto dal momento in cui Fakir è arrivato in via Svevo, all’incirca una cinquantina di minuti prima di morire, mentre ancora non si sa cosa abbia fatto e dove sia stato nelle ore precedenti e cosa abbia provocato la crisi che ha portato prima all’intervento della Polizia, e poi a quello dei volontari della Croce rossa. LA VISITA AL CENTRO DI SALUTE MENTALE, I PRECEDENTI CON LA GIUSTIZIA A quanto risulta, inoltre, dagli accertamenti svolti finora sarebbe emerso che il 42enne si era recato, in tempi abbastanza recenti, in un centro di salute mentale, senza però intraprendere un percorso di cura, mentre per quanto riguarda i suoi precedenti risulterebbero un patteggiamento per minaccia, danneggiamento, porto abusivo di armi e resistenza nel 2022 e un altro per lesioni nel 2015. L’AUTOPSIA PER RISALIRE AD EVENTUALI PROBLEMI DI SALUTE Bisognerà invece attendere l’autopsia, per la quale l’incarico dovrebbe essere assegnato domani, per avere dei riscontri su eventuali problemi di salute di Fakir, come asma e cardiopatia, e per capire da quale distanza gli sia stato spruzzato contro lo spray urticante da parte dei poliziotti e quali effetti possa avere provocato. L’esame, come già anticipato ieri, sarà svolto da un collegio di medici, che dovrebbe essere composto, oltre che da un medico legale, da uno specialista in medicina d’urgenza, un tossicologo e, probabilmente, un cardiologo. Infine, verrà fatta un’istruttoria per verificare se le modalità con cui i poliziotti sono intervenuti per immobilizzare il 42enne abbiano rispettato le linee guida tecniche del Viminale che regolamentano questo tipo di interventi. IL LEGALE DEGLI AGENTI: “ADDOLORATI E SCONVOLTI PER LA MORTE DI FAKIR” “Mi hanno raccontato quello che è stato il modo di operare in questa situazione e mi hanno rappresentato, attraverso i loro occhi, il dolore per la tragedia alla quale hanno presenziato la morte di un uomo, perché ovviamente sono due ragazzi molto giovani e sensibili e la morte di una persona è qualcosa che ti lascia sconvolto”. A dirlo, parlando con i cronisti, è l’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti il cui intervento domenica al Pilastro si è concluso con la morte del 42enne Abderrahim Fakir. “Poi- prosegue il legale- mi hanno raccontato le ragioni del loro intervento, le modalità e le loro scelte operative, che mi sono parse tutte corrette“. Questa è l’opinione che Bordoni si è fatto dopo aver parlato con i suoi assistiti- un 23enne e un 28enne– “per quasi tre ore” e e dopo aver visionato il video che circola in rete da domenica e che riprende parte del loro intervento. Da quel video, secondo Bordoni, “non si nota nulla di esuberante: siamo in un contesto nel quale si affacciavano alle finestre decine di persone che filmavano, fotografavano e uno dei miei assistiti, avendo una videocamera privata (la bodycam che è stata già acquisita dalla Procura, ndr),l’ha accesa proprio per documentare tutto l’intervento, e questo mi fa pensare che non ci fosse l’intenzione di agire in maniera anomala“. Inoltre, aggiunge, “quello che mi sembra più macroscopico è che i cittadini che scendono e avvicinano i due poliziotti e la persona a terra cercano di aiutare gli agenti: se ci fosse stato qualcosa di così incredibile, penso che chiunque avrebbe manifestato la propria protesta, il proprio dissenso”. E dato che “anche i quattro sanitari che osservano la scena dall’inizio alla fine non dicono nulla, mi pare di poter concludere, per quello che si può vedere dai video, che qualcosa di macroscopico in quel momento non ci fosse”. Sulla base degli elementi attualmente a disposizione, dunque, Bordoni si dice convinto che “sia stato fatto tutto rispettando il protocollo”. Pur senza “fare voli pindarici, per il rispetto che porto a quest’uomo che non c’è più e ai suoi familiari, su una crisi psichica che non so se ci sia effettivamente stata”, per il legale è “un dato evidente che in quel momento quella persona si trovava in profondo disagio e aveva un comportamento anomalo”. In questi casi, afferma, “bisogna calarsi nel contesto oggettivo nel quale si va a intervenire: è evidente che, se ci fosse la bacchetta magica, la persona più agitata verrebbe contenuta senza toccarla”. Tuttavia, prosegue Bordoni, “visto che la bacchetta magica non c’è, e visto che l’alternativa poteva essere il taser, che però poteva essere una scelta veramente inopportuna di fronte a una persona che non stava bene, il fatto di non aver optato per quella scorciatoia e aver scelto, viceversa, una progressione prima vocale e poi di contenimento fisico, mi pare rientri nel protocollo. Purtroppo- conclude- le tragedie intervengono anche quando le cose vengono fatte per bene”. IL LEGALE DEGLI AGENTI: “IL BLOCCAGGIO NON HA INIBITO LA RESPIRAZIONE” Qui si era partiti dicendo che c’era una sovrapposizione con uno schiacciamento con le ginocchia, e tutto ciò non c’è, non ci sono delle tecniche di bloccaggio tali da poter indurre la persona a non respirare. Non c’è niente di tutto questo: c’è un intervento contenitivo che viene fatto seguendo il protocollo”. A dirlo, parlando con i cronisti, è l’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti che domenica sono intervenuti in via Italo Svevo, nel rione Pilastro di Bologna, per contenere il 42enne Abderrahim Fakir, morto dopo essere stato immobilizzato a terra dai due agenti. “Ovviamente- osserva Bordoni- essere trattenuti a terra da qualcuno non è piacevole: bisogna capire se in un certo momento si può fare di meglio rispetto a un trattenimento di quel tipo, e se non si può fare niente di diverso perché la situazione non lo consente, si cerca di fare al meglio quel tipo di placcaggio a terra, stando bene attenti a non comprimere nulla”. In questo caso, secondo il legale, i due poliziotti “non hanno compresso nulla, non c’è nessuna sovrapposizione ponderale inibitoria della respirazione”. Quanto all’utilizzo dello spray urticante da parte dei due agenti, il legale sottolinea che “è uno strumento che è stato raffinato nel tempo: sono stati fatti tanti regolamenti per far sì che ciò che viene usato dalle Forze dell’ordine non abbia nessuna capacità lesiva, ma semplicemente urticante, e quindi che si limiti ad inibire certe reazioni”. Il fatto che sia stato utilizzato, aggiunge, “credo che risponda a questo tipo di indicazione”. Sul fatto che lo spray possa essere stato spruzzato a brevissima distanza dal volto di Fakir, Bordoni si dice convinto che “la vicinanza al volto sarà uno dei particolari su cui si concentreranno le indagini: bisognerà vedere, in concreto, quali effetti può aver avuto lo spray su quell’uomo“. Questo, afferma, “è ciò che fanno le persone serie: indagano, accertano, sviluppano tutte le analisi scientifiche e tecniche, però in questo momento dico che questo strumento ha una modalità di impiego che è anche quella di usarlo in modo ravvicinato rispetto al ‘bersaglio’ al quale ci si interessa, e quindi nel modo in cui è stato utilizzato di per sé non vedo una violazione di un protocollo”. Il legale, tuttavia, riconosce che “bisogna vedere se in concreto, avendo utilizzato questo strumento, si siano create delle situazioni conseguenti”, pur ribadendo che “è uno strumento che ha nel proprio protocollo di emissione e di impiego il fatto di non avere alcuna potenzialità lesiva“. LEGALE FAM. FAKIR: “ASCOLTATE il VIDEO, FORSE NON ERA MORTO QUANDO AGENTI SI ALZANO“ “Ascoltate bene quel video. Ciò che si desume è che quando gli agenti si sono alzati forse Fakir non era ancora morto, lo percepiamo dal dialogo degli operatori del 118. Se questo fosse vero questa tragedia assumerebbe contorni più terribili. Nessuno lo soccorre, nessuno lo slega. Ascoltatelo, questi sono fatti”. Lo dice Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, il 43enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro di Bologna. L’avvocato è intervenuto questa mattina in videocollegamento nel corso della conferenza stampa organizzata dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi. CUCCHI: “APPELLO ALLE ISTITUZIONI, NON ABBANDONIAMO LA FAMIGLIA DI FAKIR” “Faccio un appello ai miei colleghi parlamentari e alle istituzioni: abbiamo il preciso dovere di non abbandonare la famiglia di Fakir. In queste prime ore si è attivata la macchina del fango, che conosciamo bene”. Lo ha detto la senatrice di Avs Ilaria Cucchi nel corso di una conferenza stampa organizzata per chiedere verità e giustizia per Fakir Abderrahim. “Questa persona non aveva commesso alcun reato e anche se fosse non meritava quella morte. Altrimenti significa che nel nostro Paese è stata introdotta la pena di morte o che ci sia il far west”, ha aggiunto Cucchi, mostrando anche diverse foto di Fakir. “È importante ricordarlo da vivo, è un uomo con una sua storia e con i suoi diritti che sono stati calpestati”. La conferenza stampa si è aperta con le immagini di Riccardo Magherini, anche lui deceduto durante un fermo dei Carabinieri nel 2014 a Firenze e quelle di George Floyd, morto in circostanze analoghe a Minneapolis nel 2020. “È terribile vedere quelle immagini e che dal caso Magherini non è cambiato nulla. Non si può morire in questo modo”.
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